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14 giugno 2011 2 14 /06 /giugno /2011 12:56

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In Libia è in atto una guerra che vede impegnato l’occidente: Europa e Stati Uniti. Credo che anche a noi elbani dobbiamo riflettere su quanto accade. Ciò si rende tanto più necessario poiché stranamente di questa guerra  i giornali ne parlano  poco e la mobilitazione che vi fu per la guerra in Irak è del tutto assente: non ci sono “arcobaleni”. Se è vero che ogni guerra è differente dall’altra,la guerra rappresenta pur sempre il fallimento della politica,morte e distruzione. Iniziata con una risoluzione dell’Onu che non prevede l’eliminazione del dittatore, ora ci sono bombe che cadono su Tripoli per eliminare Gheddafi.

La Libia non è la Tunisia né l’Egitto che hanno uno stato unitario ma fin dai tempi dell’impero ottomano è divisa in due regioni,Tripolitania e Cirenaica e su tribù, su clan familiari. Nella guerra civile libica, l’occidente  si schiera apertamente con una delle due parti. Avrebbe potuto scegliere di interporsi tra le due parti e tentare di avviarle al dialogo, a un governo condiviso. Affonda  così la Libia in una infinita sequela di vendette, guerriglie, lotte tribali, atti terroristici.

Se Gheddafi è un dittatore, non c’è alcun dubbio, nell’Islam pochi come lui hanno avviato il suo popolo al mondo moderno. Dalle immense risorse economiche derivanti dal petrolio ha fatto scuole, università, ospedali, strade asfaltate nel deserto. Per il mondo femminile ha fatto qualcosa inviando le bambine alla scuola, le ragazze all’università, abolendo nei villaggi le mura che delimitavano il cortile in cui stavano le donne ecc. Ha scavato pozzi per l’acqua nel deserto portando acqua in molte abitazioni.

Gheddafi è un dittatore che per reprimere la rivolta ha usato mezzi che usano in situazioni simili la Siria e lo Yemen. Giusto fermarlo ma volerlo ad ogni costo eliminare significa suscitare altro odio non contro lui ma contro tutti coloro che sono dalla sua parte. Non ha dato la libertà politica e di stampa ma ha iniziato a educare il popolo libico controllando le moschee, le scuole coraniche, gli imam laddove in molti altri paesi il potere statale non ha nessun controllo sulle istituzioni islamiche dove viene diffusa una ideologia anti-occidentale e dove venerano i terroristi come” martiri dell’Islam”. In Libia non è così. Nel 1986 Gheddafi  ha chiesto a papa Giovanni Paolo II di mandargli suore, infermiere per i suoi ospedali .Oggi in Libia ci sono migliaia di infermiere cattoliche e molti medici cattolici e nessun di questi in Libia, poiché cristiano, è stato fatto oggetto di persecuzione.

A chi interessa questa guerra? Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha chiesto senza mezzi termini l’avvento della democrazia sostenendo i moti popolari di piazza. Se l’idea di Bush di impiantare la democrazia in paesi che non l’hanno mai conosciuta poteva essere avventata, pensare che l’avvento della democrazia possa essere garantito dal gioco dei movimenti spontanei, in ambiti in cui l’unica forza organizzata è quella dell’integralismo islamico, mi pare puro avventurismo. Nel marzo scorso la Libia è stata espulsa dal consiglio dei diritti umani, come se fino a febbraio avesse avuto le credenziali per farne parte e come se molti altri stati membri non meritassero lo stesso trattamento.

Barack Obama dice che Gheddafi se ne deve andare e dall’altro che non deve essere mandato via con la forza. Impulsi contraddittori che aggravano la cronica incapacità decisionale dei paesi europei ormai in piena confusione di orientamento e coordinamento. Non è chiaro fino a che punto gli Usa vogliano andare avanti. La guerra irakena al contrario era chiara per obiettivi. L’unica cosa chiara, per ora, è che si esclude l’intervento via terra. In questo panorama desolante bisognerebbe iniziare ad interrogarsi se la Nato, dopo la fine della guerra fredda, abbia ancora un senso o non sia diventata un’alleanza  che ci vincola in tutte le avventure della Casa Bianca. Difendere i diritti umani senza una chiara strategia di politica mediorientale può alla fine costare molto caro all’America e all’Europa. C’è da domandarsi se dietro la difesa dei diritti umani  da parte americana ci sia  qualcosa di altro e di diverso dalla difesa della democrazia e della libertà.

A ciò si aggiunge che sono quaranta anni che l’occidente tenta senza successo di rendersi indipendente dal petrolio. Si parla del nucleare come di morte futura per le future generazioni assai spesso per motivi ideologici  e per paura e poco si parla dei danni colossali, anche in termine di salute, provocati da incidenti legati al petrolio come il disastro nel golfo del Messico o l’inquinamento atmosferico  da idrocarburi. Questa dipendenza dal petrolio ha contribuito a finanziare sia classi dirigenti islamiche aggressive sia  il terrorismo.

L’Italia, stato sovrano, aveva un trattato, ratificato dal parlamento. E’ vero che è stato stracciato dopo una telefonata del premio nobel per la pace Barack Obama? L’Italia si è allineata ed è andata con la Nato a bombardare la Libia, un paese  con cui da 40 anni abbiamo sempre avuto buoni rapporti, che dopo gli atti di terrorismo del secolo scorso, non aveva attaccato alcun vicino, né nazioni della Nato né gli Stati Uniti.

 

 

Marcello Camici (Università di Pisa)

 

 

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Published by Basta Questa Volta Non Voto.
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commenti

MarcoB 06/20/2011 22:25


basta, basta con questa guerra in Libia. E' una cosa assurda. Ma chi la voleva? Hanno fatto quattro referendum, importanti certo, ma questa è una guerra. Non ci hanno chiesto nulla. Nemmeno un
sondaggio. Noi non c'entriamo niente con la Libia. Lasciamo che decidano da sè la propria sorte. Perchè dobbiamo decidere noi chi ha ragione?. Intano distruggiamo tutto, massacriamo gli innocenti e
spendiamo un sacco di sold. Vergogna! Mi vergogno di essere italiano! Purtroppo la sinistra, e quel che è peggio, il presidente della repubblica, è ancora più convinta della destra di fare questa
guerra schifosa!


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