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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 22:15

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Che cos’è il “turbamento” di cui ha parlato il presidente Napolitano? È una cosa che prende allo stomaco, che ammutolisce e spaventa, perché sembra inghiottire tutto nel suo vortice, come la forza gravitazionale di un buco nero. Le notizie dei telegiornali, dopo i lunghi servizi sulle intercettazioni delle ragazze di Arcore, perdono ogni consistenza, non hanno più importanza, sono ricordi di un mondo più o meno normale che è stato sfregiato, deformato e ora proietta la sua ombra grottesca su tutto.
IL POTERE PASOLINIANO. Non è semplicemente cronaca e neppure semplicemente politica o caso giudiziario. È piuttosto una rappresentazione che sgomenta, perché parla di noi, del nostro Paese e del nostro tempo. «Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità che sfuggono alla logica comune». Così Pier Paolo Pasolini spiegò in un’intervista il senso del suo film Salò e le 120 giornate di Sodoma, girato nel 1975, pochi mesi prima della morte. In quel film, l’umanità viene trasformata in oggetto totale e il sesso vi svolge un «ruolo metaforico orribile», secondo le parole dello stesso Pasolini.
UN FILM PROFETICO. Ma quello era un film (come si dirà adesso “profetico”) e il sesso era una metafora. Qui invece tutto è davvero accaduto, ed è proprio questa coincidenza di linguaggio e realtà a formare una cappa di piombo che ci toglie il respiro.
La questione centrale, nella prospettiva pasoliniana, è proprio quella del Potere e del Potente che, nella concezione berlusconiana, è veramente tale proprio in quanto si sottrae alle leggi che vincolano gli altri, i comuni mortali. Se anche il potente deve rispondere alla Legge, allora che potente è? Per questo richiama ossessivamente il “consenso del popolo”, non potendo vantare, come i faraoni d’Egitto e tutti i re della storia, un investimento che gli provenga direttamente da Dio (ma lui ci ha anche provato, definendosi «l’unto del Signore»).
GUERRA TRA POTENTI. Solo così si può comprendere la guerra che si apre ora tra il potere del capo e quello dei magistrati, che lo inchiodano ad accuse per le quali chiunque altro dovrebbe pagare la colpa. In una guerra, non si può non schierarsi. E allora bisogna vedere che i giudici di Milano sono in questo momento i custodi della Legge e quindi dello Stato, cioè di tutti noi, mentre il potere fa quadrato e indossa stivali chiodati per difendere il bunker del sesso di Arcore, che non è una metafora, ma il luogo reale della sua grottesca apoteosi.

 

Mercoledì, 19 Gennaio 2011

 

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Published by Basta Io Non Voto
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