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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 21:55

Dal voto anticipato i partiti incasseranno 500 milioni.

 

 

Andare a votare conviene.

100929203009_medium.jpgNon solo perché i lavori parlamentari ristagnano, bloccati dagli scontri interni alla maggioranza di centrodestra. Ma perché i partiti politici godono di rimborsi elettorali  previsti dalla legge che farebbero impallidire i tanto vituperati anni della prima repubblica, quando la legge sul finanziamento pubblico fu abolita con un referendum del 1993.
Del resto, l'Italia è il Paese delle eterne elezioni. Dal 1994 al 2010 ci sono state ben dodici tornate elettorali, suddivise tra politiche (cinque), europee (quattro) e regionali (quattro).
«Se fossi un tesoriere di un partito e ragionassi in termini di azienda, l’ideale sarebbe andare a votare ogni sei mesi», ha spiegato a Lettera43.it Maurizio Turco, deputato radicale da sempre attento alla materia.
Il fatto è che che dopo la legge del 2006 l'ammontare del contributo è dovuto per tutti e cinque gli anni di durata teorica della legislatura, «indipendentemente dalla sua durata effettiva». E infatti anche quest'anno i partiti incasseranno un quinto dei 468,8 milioni di euro di contributi previsti per le elezioni del 2006.
E riceveranno fino al 2012 quelli relativi alle politiche del 2008. Potrebbero fare il tris andando al voto nel 2011, assicurandosi una pioggia di milioni di euro fino al 2015.

 

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Un quadro legislativo inquietante

Tabella Corte dei Conti spese elettorali, relazione del 2009.

Dalla Corte dei Conti, che dal 1994 ha monitorato i soldi pubblici versati, emerge un quadro inquietante, su cui però l’organo costituzionale può davvero fare ben poco, se non attenersi al merito e chiedere al legislatore nuovi interventi in materia.
Nell’ultima relazione sulle elezioni politiche del 2008, i magistrati auspicano, per evitare eventuali incertezze interpretative, «un intervento legislativo che valesse a meglio precisare l’esatta operatività delle norme».
Soprattutto mettono in evidenza «l’assenza di qualunque misura sanzionatoria da irrogare nel caso di irregolarità». Dall’esame della tabella nella foto, è evidente la differenza fra le spese elettorali (effettuate e riconosciute legittime alla verifica del Collegio di controllo della Corte) e il contributo percepito dai partiti: nel 2008 a fronte di una spesa elettorale di 110 milioni di euro, i contributi statali sono stati pari a 503 milioni di euro, il 457% in più. Ma non è un record perché alle politiche del 2001, con spese riconosciute per 49,7 milioni di euro, i partiti ricevettero 476 milioni, quasi dieci volte tanto, il 959 % in più.
Scrive la Corte dei Conti: «A dimostrazione di quanto più volte sottolineato in questa Relazione e cioè che quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento».

  

 

La truffa dei partiti

La legge sul finanziamento pubblico ai partiti fu abolito nell’aprile del 1993 con il 90,3% dei voti espressi in un referendum promosso dal Partito radicale. Nel dicembre dello stesso anno, però, fu anche “aggiornata” la legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, applicata tre mesi dopo in occasione delle elezioni del 27 e 28 marzo 1994.
Nel giro di pochi mesi, il rimborso fu erogato in un’unica soluzione per un ammontare complessivo nella legislatura che tra, Camera e Senato, fu pari a 90 miliardi di vecchie lire. Una sciocchezza a confronto con i rimborsi elettorali dei nostri giorni.
Nel giugno 1999, poi, fu emanata una nuova legge: “Norme in materia di rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie”. Insomma, si passò dal "contibuto" del 1994 al "rimborso".
E infatti il Parlamento portò il rimborso da 1.600 a 4 mila lire. Poi nel 2002, con l'arrivo dell'euro, il contributo passò a 5 euro. Un aumento secco, in termini reali, del 142%. In soli tre anni. Da moltiplicarsi, però, non più per tutti i cittadini, ma per il numero di quelli iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati, e solo per i partiti che avessero ottenuto almeno l’1% dei voti.
L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa, passò così da 193,7 a 468,9 milioni di euro. Il 26 febbraio 2006, con la legge n. 51, il rimborso è dovuto per tutti e cinque gli anni di durata teorica della legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Insomma, se la legislatura dura due anni, i partiti ricevono comunque per cinque anni un contributo annuo pari a un quinto della somma complessiva.
Guardacaso la legislatura si chiude anticipatamente dopo appena due anni. Il risultato? Nel 2009 e nel 2010 i partiti hanno incassato il doppio, le quote annuali relative alla XV e alla XVI legislatura.
Secondo i dati elaborati dalla Corte dei Conti nel 2010, dalle elezioni del 1994, le spese dei partiti per le elezioni politiche sono ammontate a circa 579 milioni di euro. I contributi erogati dallo Stato, però, hanno superato i 2,2 miliardi di euro, il 389% in più.

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Published by Basta Io Non Voto
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