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15 gennaio 2011 6 15 /01 /gennaio /2011 16:49

LA SCANDALOSA STORIA DELLA CROCE ROSSA

 

 

Negli ultimi anni, l’immagine della Croce Rossa è stata macchiata. Il peggior scandalo avvenne dopo gli attacchi dell’11 settembre, quando fu rivelato che gran parte delle centinaia di milioni di dollari donati all’organizzazione non andarono ai sopravvissuti o ai famigliari delle vittime, ma ad altre operazioni della Croce Rossa , che vennero poi descritte come operazioni ingannevoli.

Recentemente, i riferimenti alle disastrose operazioni di assistenza raccontati da Richard Walden, del gruppo umanitario Operation USA, sul Los Angeles Times – hanno provocato una reazione al vetriolo. Ma questi scandali recenti non sono niente di nuovo per la Croce Rossa. Infatti, l’intera storia dell’organizzazione è un gigantesco scandalo – a partire dalle sue politiche razziste verso gli Afro Americani, alla sua mentalità corporativa diretta verso gli esseri umani.

 

 

 

E’ un omaggio alla debolezza dei mass-media statunitensi – e dei Repubblicani potenti alleati della Croce Rossa - che un’istituzione con una storia così dubbiosa, continui come leader delle iniziative umanitarie, mentre avrebbe dovuto essere rimpiazzata da decenni da agenzie molto più efficienti.

La Croce Rossa fu fondata nel 1881 da Clara Barton, che diventò famosa durante la Guerra Civile per aver organizzato la distribuzione di cibo e forniture di medicinali ai soldati della UNION ARMY.

 

 

 

 

 

La Croce Rossa è specificamente sotto mandato, conforme al suo statuto adottato nel 1905, “per portare avanti un sistema di rilievo nazionale e internazionale in tempo di pace, e applicare questo sistema nel mitigare le sofferenze causate da pestilenze, carestie, alluvioni e altre grandi calamità nazionali, concepire ed eseguire misure per prevenire queste calamità.” L’organizzazione doveva inoltre portare avanti il suo lavoro in accordo con le Convenzioni di Ginevra per quanto riguardava il trattamento dei prigionieri di guerra. Successivamente la Croce Rossa fu anche incaricata del controllo di una grossa parte della fornitura di sangue nazionale. Ma chi ha ricevuto aiuti dopo i disastri è sempre stato colpito dal razzismo che è sempre stato parte della lunga storia della Croce Rossa.

 

 

Per esempio, durante la grande inondazione del 1927, che distrusse gran parte del delta del Mississipi e la Luisiana, gli operai neri e i mezzadri furono senza dubbio quelli che soffrirono di più.

 

 

Come documenta John Barry nella sua storia epica dell’inondazione, Rising Tide, i proprietari di piantagioni del delta si rifiutarono di evacuarli dalla regione per paura, giustamente, che molti di loro non sarebbero ritornati alla loro miserabile condizione, simile alla schiavitù.

 

 

La Croce Rossa arrivò per fornire alloggi provvisori e aiuti alimentari. Ciò che gli afro americani ottennero furono campi simili a prigioni dove venivano regolarmente picchiati da bianchi razzisti, uomini della Guardia Nazionale. Il cibo distribuito dalla Croce Rossa era dato prima ai bianchi, e se qualcosa avanzava, andava ai sopravvissuti neri.

 

 

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, la Croce Rossa accumulò grandi quantità di riserve di sangue grazie alle tecniche sviluppate dal brillante scienziato afro americano Dr. Charles Drew. Drew stesso, divenne il direttore della banca del sangue della Croce Rossa nel 1941, ma si dimise dalla sua posizione dopo che il dipartimento di guerra ordinò che il sangue di donatori neri e bianchi doveva essere separato.

 

 

Drew definì l’ordine “uno stupido errore”, ma la Croce Rossa vi si attenne e impose Jim Crow alla fornitura del sangue. La Croce Rossa, perfino inizialmente, rifiutò di accettare donazioni di sangue da parte degli afro americani all’inizio della guerra – nonostante le donazioni in denaro da loro effettuate fossero ben accette. Durante la guerra, l’NAACP indagò sulle lamentele di soldati di colore, che denunciavano trattamenti razzisti da parte della Croce Rossa.

 

 

La Croce Rossa smise di separare le scorte di sangue dopo la seconda Guerra Mondiale a livello nazionale, ma fu autorizzata nei settori più a sud a continuare nella distinzione del sangue negli anni 60.

 

 

Le persone che pensano alla Croce Rossa come ad una “carità privata” rimarrebbero scioccati nello scoprire il suo stato legale attuale.

 

 

L’assemblea ha incorporato la Croce Rossa ad agire sotto la “supervisione del governo”. 8 dei 50 membri del suo consiglio dei governatori sono nominati dal Presidente degli Stati Uniti, che ha anche funzione di presidente onorario. Attualmente, il Segretario di Stato e il Ministro della Difesa sono membri del consiglio dei governatori.

 

 

Questa condizione unica e di ruolo quasi governativo permette alla Croce Rossa di acquistare rifornimenti dall’esercito e di utilizzare agevolazioni del governo statunitense – il personale militare può addirittura essere assegnato con doveri verso la Croce Rossa. Lo scorso anno, l’organizzazione ricevette 60 milioni di dollari in cessioni da governatori federali e di stato. Tuttavia, come notò una corte federale, “ la percezione che l’organizzazione sia indipendente e neutrale è ancora viva”.

 

 

Gli amministratori a capo e gli ufficiali della Croce Rossa sono quasi sempre tratti dai consigli societari o dagli alti comandi militari. Tra vecchie cariche e presidenti della Croce Rossa troviamo 7 ex-generali o ammiragli e un ex-presidente.

 

 

Il presidente in carica Marty Evans è un contrammiraglio in pensione e un direttore dell’azienda di investimenti Lehman Brothers Holdings. Bonnie McElveen-Hunter, la direttrice della croce rossa, è anche CEO della Pace Communication, tra i cui clienti incontriamo l’United Airlines, Delta Air Lines e AY&T – un gruppo di compagnie conosciute per l’immorale trattamento dei loro lavoratori.

 

 

La Croce Rossa è diventata particolarmente legata al partito repubblicano negli ultimi decenni. Sia McElveen che Evans sono incaricati di Bush – per quanto le riguarda, McElveen-Hunter ha donato più di 130,000$ al partito repubblicano a partire dal 2000.

 

 

 

 

 

 

(Bonnie McElveen-Hunter)

 

 

Nonostante sia tecnicamente un’associazione non-profit, la Croce Rossa è gestita più come una multinazionale affamata di profitto che come la maggior parte delle persone pensano dovesse essere un atto di carità. L’esempio più estremo fu la reazione criminalmente negligente ai primi stadi dell’epidemia di AIDS negli anni 80.

 

 

La Croce Rossa è stata per molti decenni, e rimane tutt’ora, la più grande banca del sangue del Paese. Nel 1982 e specialmente nel 1983, quando sarebbe stato possibile contenere l’epidemia – o almeno fermare la diffusione della malattia attraverso trasfusioni di sangue infetto – le maggiori banche del sangue, guidate dalla Croce Rossa, si opposero ai test nazionali del sangue per l’HIV.

 

 

L’opposizione della Croce Rossa si basava sui costi finanziari. Come il giornalista investigativo Judith Reitman afferma nel suo libro, Bad Blood: “Appariva più economico pagare i destinatari del sangue infetto. Avrebbero dovuto procedere con azioni legali invece di aumentare le scorte di sangue della Croce Rossa.”

 

 

All’inizio di quest’anno, la Croce Rossa canadese si è dichiarata colpevole per aver distribuito scorte di sangue contaminato che infettò migliaia di canadesi con il virus dell’HIV e dell’epatite C negli anni 80. Questo scandalo è una delle motivazioni per cui la Croce Rossa canadese è stata rimossa dalla gestione delle risorse di sangue del Paese verso la fine degli anni 90 – ma ciò non è successo alla Croce Rossa americana.

 

 

La contabilità sullo stile di Enron, pubblicità ingannevole e furti di fondi alla luce del sole sono stati anch’essi una grossa parte della storia più recente della Croce Rossa.

 

 

Per anni, l’organizzazione è stata criticata per aver raccolto soldi per un disastro, e poi trattenendo una bella porzione di questi per altre operazioni e per la raccolta di fondi. Per esempio, la Croce Rossa raccolse circa 50 milioni di dollari per le vittime del terremoto di San Francisco del 1989, ma è stimato che solo 10 milioni di dollari sono stati destinati alle vittime.

 

 

Accuse simili erano state alzate contro la Croce Rossa per le operazioni di raccolta fondi successive alle esplosioni di Oklahoma City nel 1995 e al fuoco di San Diego del 2001. Ci fu anche un immenso scandalo che incluse anche l’appropriazione indebita di milioni di dollari in donazioni nel New Jersey nei tardi anni 90.

 

 

Questi scandali e la potenzialmente imbarazzante controversia politica vennero attenuati dai media e dagli alleati politici della Croce Rossa. Ma la verità non è potuta rimanere nascosta dopo l’11 settembre. Appena dopo gli attacchi, Dr. Bernardine Healy, che era il presidente in carica della Croce Rossa nel 1999,stimolò le donazioni per aiutare i sopravvissuti e le famiglie delle vittime. In tempi da record,l’organizzazione raccolse quasi 543 milioni di dollari.

 

 

Poi iniziò la controversia. Un’investigazione congressuale rivelò che – nonostante avesse promesso che tutte le donazioni per l’11 settembre sarebbero andate alle famiglie delle vittime – la Croce Rossa trattenne più della metà dei 543 milioni di dollari. Durante l’udienza congressuale, Rep. Billy Tauzin (R-La.) – che divenne presto un lobbista per Big Pharma – dichiarò “La conclusione è che un fondo speciale era stato stabilito per queste famiglie. Era stato aperto esclusivamente per questo evento, l’11 settembre. E è stato chiuso ora perché ci è stato detto che è stato raccolto abbastanza danaro, ma ci è anche stato detto, a proposito, che stiamo per destinare due terzi di questi soldi per altri bisogni della Croce Rossa.

 

 

Healy fu costretto a dare le dimissioni, e i suoi successori promisero di destinare tutti i soldi dell’11 settembre a sopravvissuti e alle loro famiglie.

 

 

La catastrofe provocata dall’uragano Katrina sulla costa del golfo ha rivelato gli stessi vecchi problemi della Croce Rossa. Alla fine di settembre, l’organizzazione fu espulsa dal centro periferico di assistenza di Atlanta perché, secondo il New York Times, il gruppo aveva fatto false promesse di pagamenti finanziari.

 

 

In un altro incidente ancora più bizzarro a Chicago, gli studenti furono allontanati dal volontariato in un centro di assistenza succursale perché si rifiutarono di firmare un giuramento di fedeltà al governo americano. Altre indagini accurate stanno iniziando nei confronti della Croce Rossa. Come Richard Walden, di Operation USA, scrisse nel Los Angeles Times, “La sua raccolta di fondi supera di gran lunga il suo programma perché fa molto poco o addirittura nulla per salvare i sopravvissuti, procurare una diretta assistenza medica o ricostruire case”.

 

 

Walden notò (e anche la Croce Rossa adesso conferma) che l’organizzazione aveva raccolto 1 bilione in depositi e regali per aiuti per l’uragano. Ha inoltre rivelato che “FEMA e gli Stati colpiti stanno rimborsando la Croce Rossa sotto contratti preesistenti per rifugi di emergenza e altri servizi per il disastro. L’esistenza di questi contratti non è nascosta a nessuno tranne che al pubblico americano”.

 

 

Quante persone donerebbero ancora alla Croce Rossa se sapessero tutto questo?

 

 

Nel più ricco Paese della storia del mondo, è una parodia che una tale organizzazione sia responsabile per i salvataggi della vita. Noi ci meritiamo molto di più.

 

 

 

 

Scandalo Croce Rossa: l'inchiesta continua.

Care teste di capra, come promesso la mia piccola inchiesta sulla Croce Rossa non finiva qua, leggete attentamente l'articolo e scoprirete quanto marciume si nasconde. Ovviamente andate a leggere l'articolo originale qui su Agoravox!

 

 

L’inchiesta sullo scandalo Croce Rossa continua, e in questo articolo approfondiremo le irregolarità e anomalie che avvengono nel Corpo Militare, una delle sei componenti della CRI. Una componente ai più sconosciuta ma con un ruolo strategico nella vita del nostro Paese perché opera in diversi settori, e ultimamente svolge numerosi servizi, tra cui quella della gestione degli ex cpt. Suscitando numerose denunce da parte delle associazioni che si occupano della difesa dei diritti umanitari visto il trattamento inumano riservato nei confronti dei clandestini. Qui potrete visionare un video alquanto terrificante.

 

 

 

Il Corpo Militare della Croce Rossa esplica le proprie attività istituzionali sia in tempi di guerra e sia in tempi di pace, è un corpo ausiliario delle Forze Armate ed ha la stessa struttura gerarchica e stesso stato giuridico dell’Esercito Italiano. Ricordiamoci bene che non è una struttura privata ma pubblica e la retribuzione dei volontari della CRI proviene direttamente dal Ministero della Difesa, quindi da noi contribuenti.

 

Come ogni struttura e organizzazione, il Corpo Militare è regolato da un ordinamento, il 484/Regio Decreto del 1936 che ne determina lo stato giuridico, il reclutamento, l’avanzamento ed il trattamento economico ed amministrativo del personale.

 

Regolamento che in questi anni non è stato rispettato, e in barba ad ogni norma giuridica e istituzionale si sono commesse gravi irregolarità. Tutte dimostrate e denunciate da ben due ispezioni, una del 2006 ed un’altra nel 2008. In parole povere i volontari del corpo militare che possono essere richiamati solamente in casi particolari dove c’è una vera esigenza di operatività come appunto il terremoto, inondazioni oppure nei teatri di guerra come è accaduto in Iraq, sono passati senza nessuna giustificazione in servizio continuativo. Numerosi volontari, ed esattamente 877 militari sono passati illegittimamente da uno stato di rapporto di lavoro a tempo determinato a quello continuativo.

 

Allora facciamo un passo indietro di qualche anno.

 

E arriviamo nell’epoca , perché sembra già passata un’era, in cui come commissario straordinario della Croce Rossa c’era Maurizio Scelli, l’uomo che ha creato un buco spaventoso di migliaia di euro nel bilancio della CRI, l’uomo che con “scelleratezza” acquistava auto blu nuove, lussuose , luccicanti, comprate nonostante le leggi varati dal parlamento che obbligavano un taglio del 50 per cento alla spesa per l’acquisto delle auto blu.

 

D’altronde era lo stesso Scelli che varò un inconsistente e fasullo “Progetto flotta moderna” spendendo inutilmente tanto denaro (e non dimentichiamoci che è denaro nostro) per una società che presta consulenza proprio per questo progetto. E sapete chi è il Presidente della Commissione "Progetto Flotta Moderna"? L’immancabile e onnipresente Presidentessa Maria Teresa Letta! (http://docs.google.com/gview?a=v&q=cache:wDXjWqlXunwJ:www.cri.it/flottamoderna/document/OC727.pdf+progetto+flotta+moderna+letta&hl=it&gl=it&sig=AFQjCNEyYukr2nTjcYtRciwKHIgID1t45w)

 

Maurizio Scelli, con un ordinanza priva di legalità visto che c’era bisogno di una approvazione dal parlamento del 2005, aveva assunto in tempo indeterminato gli 877 volontari della Croce Rossa. E nel passare degli anni, sempre secondo le denunce dell’ispettorato , alcuni di questi militari passati irregolarmente in servizio permanente hanno avanzato pure di carriera senza avere un titolo di studio adeguato. E’ l’unica amministrazione pubblica italiana in cui avviene questo.

 

Abbiamo una struttura pubblica finanziata con i nostri soldi che si comporta da privato. Avendo un monopolio su diversi settori: uno Stato nello Stato!

 

Sono due i dossier, quelli del 2006 e del 2008, inviati alla Corte dei Conti e ancora c’è un silenzio assordante dalla parte della Magistratura. Eppure non è così difficile aprire un’ inchiesta visto che l’ufficio della Corte si trova all’interno della sede centrale della Croce Rossa, no?

 

L’attuale commissario Rocca di recente ha azzerato i vertici del comitato in Sicilia per irregolarità denunciate proprio dall’ispettorato Valenza: prenderà in mano la situazione del Corpo Militare? Addirittura secondo una fonte attendibile in questi giorni si potrebbe profilare una terza ispezione con una conferma delle altre due denuncie.

 

Come mai nessun’altra amministrazione precedente ha cercato di porre rimedio, anzi aggravandolo sempre di più? Forse perché c’è rischio che si tocchino delle persone che operano sotto copertura proprio all’interno del Corpo Militare? Più chiaramente: i servizi segreti ricoprono un ruolo non dovuto e i loro nomi non devono essere resi pubblici?

 

C’è una fonte anonima che dice di possedere una lista con quei nomi. Il commissario Rocca, riuscirà a far luce?

 

Abbiamo raggiunto telefonicamente il commissario Rocca ponendogli il problema rilevato dall’articolo, quest’ultimo afferma:

 

Negli anni, perchè non è stato fatto un unico provvedimento, sono stati assunti a tempo determinato gli 877 volontari con varie sanatorie avvenute nel tempo. Gli errori vanno a ritroso nel tempo, ovvero con Barra, Scelli e la Gravaglia.

 

Ora c’è il problema dei 300 precari ma io non usufruirò della "Chiamata diretta" come hanno fatto i precedenti commissari per assumere a tempo pieno i militari, perchè questa è materia legislativa e si entra solo tramite concorsi pubblici.

 

Porrà rimedio alla situazione del Corpo Militare?

 

In quanto pubblico amministratore non posso, anzi devo essere aperto e sotto gli occhi di tutti. Ma non vorrei che puntando solo sul problema del Corpo Militare ci si distogliesse da quello Siciliano che a mio avviso si sono spesi troppi soldi.

 

Come è la situazione attuale in Sicilia?

 

Da pochi giorni si è insediato il nuovo consiglio di amministrazione, e da poco è stato nominato un nuovo direttore. Adesso informeremo la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti di cose che abbiamo visto e non ci piacciono.

 

Io mi occuperò anche del Corpo Militare, ma con uno sguardo sempre presente alla Sicilia.

 

 

Scandali, dimissioni alla Croce rossa

Non vogliono finire nel calderone dei sospetti, né essere guardati con diffidenza. Soprattutto, non intendono essere associati «agli episodi di malagestione» avvenuti negli ultimi mesi e denunciati da Repubblica. Con questa motivazione, i componenti del consiglio direttivo del Comitato provinciale della Croce rossa italiana, tutti volontari, hanno deciso di dimettersi dal loro incarico e lo hanno reso pubblico nella seduta di giovedì.

 

Il consiglio direttivo si riferisce, in particolare, ai due scandali che hanno toccato la gestione locale della Cri, e cioè quello delle 14 tonnellate di pasta avariata, che invece di essere distribuita per beneficenza era stata lasciata a marcire nel deposito dell' autoparco, e quello dei 24 dipendenti assenteisti scoperti dagli agenti del commissariato di Bari Carrassi. A mettere il punto sulla loro esperienza all' interno della Croce rossa di Bari sono il presidente Michele Bozzi, il suo vice Giovanni Putignano, i componenti Giovanni Spagnoletta, Leonardo Gaeta, Nicola Lozito, Davide Di Rienzo, Ebe Scarcia, Marino Capece Minutolo (dimissionario), Angela Bizzarro, Francesco Iuliano, Grazia Andidero, Antonia Ragone, e il direttore regionale che rappresenta il delegato amministrativo Sorride Ioffredi. I 13 ritengono che gli episodi di malagestione su cui indaga il sostituto procuratore di Bari, Roberto Rossi, abbiano «leso l' immagine di migliaia di volontari - spiegano nel comunicato - che gratuitamente operano su tutto il territorio». Il loro punto di vista è chiarito, ancor più, dal presidente Bozzi:

 

«Essendo il consiglio direttivo deputato a funzioni di esclusivo indirizzo politico e non di gestione delle risorse umane e strumentali, così come a norma dell' articolo 32 dello statuto della Croce rossa italiana - afferma - ritiene di non avere più spazio adeguato alla propria azione politica e si rifiuta di essere corresponsabile di questa situazione in cui si trova la Croce rossa di Bari».

 

Il primo dei due scandali era esploso ad aprile scorso, quando gli agenti del commissariato di Bari Carrassi erano arrivati all' autoparco per un normale controllo, esteso poi anche al magazzino: 120 metri quadrati dove erano accumulati generi di prima necessità, prodotti che dovevano essere consegnati a famiglie in difficoltà. E che, invece, in parte erano scaduti, ormai inutilizzabili, senza che nessuno in tutto ciò, tra dipendenti e operatori dell' organizzazione, se ne fosse mai accorto. O così sembra. Le confezioni, donate nel 2004, riportavano come scadenza il 2006, ma la pasta era uscita dall' oblio solo due anni dopo, e cioè ad aprile scorso. La Croce rossa aveva quindi avviato un' indagine interna, giungendo alla conclusione che al momento della donazione del prodotto l' offerta aveva superato la domanda, e questo avrebbe indotto in errore chi ne aveva la responsabilità. A questo si sarebbe aggiunto l' involontario sbaglio di un magazziniere, che sulla carta avrebbe fatto confusione tra quintali e tonnellate. Spiegazioni che non convincono del tutto gli investigatori, al lavoro anche sul secondo filone di inchiesta. Quello cioè che riguarda i 24 casi di assenteismo, dipendenti della Cri che, dopo aver timbrato il cartellino uscivano, per poi tornare alla fine della giornata di lavoro. L' accusa per il personale sotto indagine è di truffa e gli accertamenti sono ormai conclusi: nell' informativa, redatta dalla polizia e depositata nell' ufficio del pm Rossi, sono elencate tutte le contestazioni. La parola ora passa al magistrato, che valuterà le posizioni degli eventuali indagati, su entrambi i fronti dell' inchiesta. - MARA CHIARELLI

 

 

 

 

Lo scandalo della Croce Rossa Italiana che nessuno racconta

Nella Croce Rossa Abruzzese avvengono delle irregolarità amministrativo-contabili. A denunciarle è il maresciallo Vincenzo Lo Zito, dipendente CRI, a compierle è la Presidente Maria Teresa Letta la quale ha anche provveduto al 2° Trasferimento per incompatibilità ambientale dello stesso. I fatti contestati dal maresciallo, toccano diverse sfere, dell’agire nella pubblica amministrazione ma attengono sempre alla stessa persona che vuole tutto sotto il suo controllo e la sua direzione.

Dal blog del maresciallo Lo Zito:

Il M.llo capo Vincenzo Lo Zito, è un dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare, in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell’Aquila con incarico di Funzionario Amministrativo qualifica C2. fino al secondo TRASFERIMENTO D'AUTORITA' , con un esoso danno all’erario, per aver svolto solo il proprio lavoro e aver presentato dopo che i vertici della Croce Rossa Informati dei fatti tacevano.... regolari esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di competenza per presunte irregolarità amministrativo-contabile, rilevate all’interno del Comitato Locale di Carsoli (AQ) prima e del Comitato Regionale Abruzzo in L’Aquila in ultimo, da parte dei rispettivi Presidenti.
Nello specifico e ultimo fatto in essere, il Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta sorella di Gianni Letta, con carica esclusivamente di Presidente Regionale e quindi, né di Direttore né di Funzionario amministrativo, firmava mandati di pagamento e quant’altro avendo anche la firma depositata in Banca presso Avezzano (AQ), sua città di residenza e non a l’Aquila unica sede della struttura CRI, contrariamente a tutti i regolamenti di amministrazione che prevedono che tali compiti spettino solo ed esclusivamente al Direttore Regionale.
Anche lo stesso Direttore, aveva lamentato l'anomalia gestionale e le irregolarità alla Banca dove era depositato il C/C del Comitato Regionale Abruzzo, ma la stessa Presidentessa ha continuato a firmare unitamente a un’altra dipendente, che non aveva nessuna qualifica per la firma ed assunta a tempo determinato.
I Mandati di pagamento e le reversali d'incasso li firmavano entrambi, una come Presidente, (figura non deputata a tale compito), l'altra come Responsabile Amministrativo, violando due principi essenziali, uno che il Direttore era presente in sede, la seconda, non avendo il requisito essendo precaria.
La cosa grave è che oltre a questi evidenti abusi, nei confronti del Maresciallo Lo Zito, è stata attuata una vera e propria “guerra”: per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici. Vengo trasferito due volte su indicazione della stessa Presidentessa Regionale CRI, Maria Teresa Letta, la quale addirittura come motivazione, adduce al fatto, che il Maresciallo Lo Zito le impedisce di svolgere il suo lavoro (illegale) e pertanto richiede il trasferimento immediato per “INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE” cosi si legge sull’ennesimo provvedimento del 11 Agosto 2008 e questa volta addirittura fuori Regione e precisamente all' Ufficio Arruolamento e Addestramento di ASSISI (PG), della regione Umbria.
Tutto questo oltre al notevole disagio creatomi per gli spostamenti, anche in seguito al recente e delicato intervento cardiaco cui sono stato sottoposto e ancora convalescente, ha comportato un esoso esborso di denaro pubblico....... come riportato anche nel verbale dell’Ispezione del Ministero Economia e Finanza.
Si precisa che l’apertura dei Centri di Mobilitazione con Ordinanza Presidenziale 223/06 contestata anche dall’ispezione, “non comportava impiego di fondi”…… cosa che non è stata, come dalla tabella riportata nell’ispezione stessa.
Inoltre per l’apertura dei Centri è stato trasferito d’Autorità del personale che ha percepito regolare indennità di trasferimento, nonostante fossero inutili come evidenziato anche dall’indagine svolta dal “Corriere della Sera" Nel Centro di Assisi (Perugia) per costutuirlo appositamente vengono trasferiti da Roma i militari Ten. Col. Reali Antonello e Mar. Muto Silvio che risultano rispettivamente in ordine, il primo già con incarico ad Interim anche del Centro di Roma per farlo rientrare e Comandante, dopo aver percepito l’indennità di trasferimento e il secondo in attesa, mentre il sottoscritto Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito viene trasferito con tanto di oneri in una sede che risulta inutile… e tra l'altro, nonostante ci sia una copiosa certificazione sanitaria, che mi vieta nel modo più assoluto di allontanarmi dalla mia residenza e raggiungere una destinazione così lontana, che comporterà la sospensione del trattamento riabilitativo e il degenerare della mia patologia cardiaca sottoponendomi a notevole stress psico-fisico e non potendo rispettare le norme prescritte di alimentazione e riposo..
Il Soggiorno avverrà in Auto e l'alimentazione alla meglio.. dato che non è previsto un alloggio di servizio e non posso permettermi il carico di un ulteriore affitto dato che ho già una casa da pagare e il mantenimento di due figli di cui uno all'università.... e tutto questo: PER PROTEGGERE una persona che meriterebbe Lei l'allontanamento o la radiazione dalla Croce Rossa italiana.. Ma tutto questo non è possibile perchè è la SORELLA di Gianni Letta....

Stefano Salvi, autore del servizio che potete vedere in questi filmati, nonché inviato storico di Striscia la Notizia, a luglio 2009 è stato addirittura indagato per diffamazione aggravata, "per aver con più atti esecutivi di un unico disegno criminoso ripetutamente offeso la reputazione di Rocca Francesco, mediante numerosi video e interventi diffusi attraverso la webtv www.stefanosalvi.it, nei quali al Rocca erano attribuiti favoritismi ed abusi nella sua attività di commissario straordinario della Crocerossa"

Questa la risposta di Salvi:

"Ho condotto un’inchiesta e denunciato delle irregolarità – commenta Stefano Salvi – e ho sempre ma invano cercato il contraddittorio coi vertici dell’ente. Ho segnalato gli illeciti riscontrati sia all’ex presidente Barra, sia al Ministero della Difesa (competente per il personale militare della Crocerossa), sia allo stesso Commissario Rocca, dal momento del suo recente insediamento. Perché quest’ultimo non ha voluto rispondere ai miei appelli mesi fa? Perché non mi ha mai chiesto rettifiche o precisazioni e mi ha denunciato ora? Mi sembra assolutamente pretestuoso e generico il reato di cui mi incolpa. Tanto più che non ho diffamato la sua reputazione, ma segnalato dei dati oggettivi. Non ho attuato un disegno criminoso ai suoi danni, ma svolto il mio lavoro, cioè informare i cittadini sulle irregolarità che ho riscontrato nell’ambito della gestione di un ente pubblico come la Crocerossa. Mi risulta che l’irregolarità dei fatti che ho segnalato sia stata ampiamente dimostrata anche a seguito dell’ispezione svolta dal Ministero delle Finanze e di una precisa sentenza del tribunale di Lodi, che ratifica la 'non ingerenza' da parte delle cariche politiche nella gestione del personale."

 

 

Emergenza freddo: emerge il razzismo. La Croce Rossa e storie di un inverno senza calore

 

Convenzione di Ginevra?

È molto freddo fuori dal padiglione 6 dell’ex Fiera di Roma e la pioggia battente non dà segnali di tregua. È quasi mattina e penso al ritorno con i bus verso casa (la vespa la lascerò qua perché mi ci vorrebbe un motoscooter per affrontare i torrenti che scorrono lungo la Cristoforo Colombo, una delle principali arterie della città), ripercorrendo mentalmente il lungo tragitto che m’aspetta e un brivido gelido mi percorre la colonna vertebrale. Un inverno così brutto non si vedeva da molto a Roma, pioggia e gelo hanno imperversato per quattro lunghi mesi, e i più colpiti non potevano che essere loro: i senzatetto.

Per il primo anno nella capitale il comune ha stanziato un finanziamento di quasi 800.000 euro per contrastare l’emergenza freddo. Il progetto è stato assegnato alla Croce Rossa Italiana per una durata di tre anni durante i quali, nel periodo invernale, dovrà assicurare un letto e un pasto caldo a coloro che non hanno un tetto sopra la testa. Il centro è stato predisposto per contenere massimo 350 persone, sebbene l’esigenza fosse di gran lunga superiore, quindi è stata stabilita una procedura e delle regole per poter approfittare di questo servizio: bisognava contattare una sala operativa sociale per verificare la disponibilità di posti la quale indirizzava verso il centro dell’ex Fiera di Roma. Seguivano regole interne come quella secondo cui se si mancava per due notti di seguito senza un valido motivo (es. ricovero in ospedale) si perdeva il proprio posto letto a favore di un altro utente. Altro modo per perdere il posto era l’espulsione, certamente la modalità peggiore, che, almeno inizialmente, si applicava per coloro che fumavano all’interno del dormitorio, introducevano alcolici, provocavano o partecipavano a risse. Nel giro di quattro mesi le espulsioni hanno coinvolto quasi un centinaio di persone ma i criteri utilizzati sono stati spesso oggetto di forti perplessità.

È difficile raccontare i mesi di vita trascorsi insieme a queste persone.. ognuno con la sua storia, spesso triste, i suoi problemi e i suoi ricordi, tutti sotto lo stesso tetto ad aspettare un primo, secondo e contorno, a chiacchierare e ironizzare sulla vita o a limitarsi ad un grazie detto con un po’ di imbarazzo. Se ti soffermavi a guardare quelle persone sedute ai tavoli a mangiare faticavi ad individuare tratti comuni..senzatetto

C’era tutto e il contrario di tutto: vecchi e giovani poco più che ventenni, padri di famiglia e donne sole, italiani e stranieri, persone con problemi psicologici, altri malati o alcolizzati o tossici, come persone equilibrate e intelligenti pronte a regalare qualche consiglio. Forse in comune avevano il vizio del fumo e, talvolta, una sigaretta offerta bastava per abbattere quel muro di suscettibilità e vergogna che alcuni avevano innalzato.

Da una parte c’erano i volontari della Croce Rossa dall’altra stavamo noi: gli operatori sociali, un mix di educatori, psicologi, mediatori culturali, ragazzi con esperienze di volontariato ed un paio di infiltrati della Croce Rossa. Il rapporto tra noi e la Croce Rossa è andato incrinandosi nel giro di poche settimane raggiungendo un punto di rottura i primi di gennaio. Noi operatori ci alternavamo su 3 turni: dalle 18 alle 24, dalle 24 alle 6 e dalle 6 alle 10-11, l’ora in cui si doveva chiudere il centro. Abbiamo lavorato tutti i giorni, comprese le domeniche e le feste e senza un vero giorno di riposo, ben oltre il limite della legalità, ma questo non fa notizia in questo paese. In definitiva abbiamo vissuto quattro mesi insieme con i senzatetto, cercando di creare un rapporto di fiducia e tentando, dove possibile, di dare sostegno psicologico a chi ne avesse bisogno.

Il nostro lavoro si presentava già delicato vista la condizione limite in cui si viveva giorno dopo giorno, notte dopo notte, nella consapevolezza che prima o dopo sarebbe tornata la strada ad attendere molti di loro. Le condizioni sanitarie non erano certamente l’ideale: pochi muri di cartongesso dividevano in 3 aree una parte del grande padiglione, i letti erano posizionati a distanza minima, i bagni chimici erano situati all’esterno della struttura (eccezion fatta per le donne) e rilasciavano odori terribili, la manutenzione delle docce era carente e per lunghi periodi mancava l’acqua calda, oppure finiva dopo pochi minuti. Si è verificato anche un caso di tubercolosi che ha costretto alla decisione di sottoporre tutti gli utenti, pena l’allontanamento dal centro, a test medici ad hoc per scongiurare una pandemia di TBC. Nonostante numerosi disagi sanitari il medico della Croce Rossa era presente solamente la sera dalle 19 alle 23 e dalle 24 restavamo solamente in 4 o 5 operatori a gestire tutto quanto, senza aver ricevuto nozioni di pronto soccorso, senza poter dare un’aspirina. E così assistevi per la prima volta ad una crisi epilettica e ti domandavi come dovevi comportarti, litigavi al telefono con gli operatori del 118, infastiditi dalle frequenti chiamate che ricevevano dal nostro centro, e un po’ alla volta ti rendevi conto che quello che succedeva all’interno del padiglione dell’ex Fiera rispondeva ad equilibri instabili e imperfetti, era un mondo a parte. Ma questo rientra nella sfera dell’inefficienza e dell’inettitudine.

Quanto, invece, ha portato al nostro strappo con la Croce Rossa è, a mio parere, di una gravità notevolmente superiore. Una notte di gennaio, quando eravamo rimasti in pochi operatori, abbiamo scovato casualmente un foglio diretto ai responsabili della Croce Rossa in cui veniva fatta esplicita richiesta di cacciare dal centro 15 persone “scelte a caso” entro il giorno successivo.

 

Freddo e pellicce sullo sfondo

L’indomani ci veniva consegnata una lista dei nomi della persone a cui dovevamo dare comunicazione che per loro quella era l’ultima notte. Nell’elenco non figurava nemmeno un italiano, erano tutti stranieri, in maggioranza afgani scappati dal loro paese. Quel foglio ha rappresentato un campanello d’allarme a cui sono seguiti una lunga serie di episodi che non si può non definire razzisti.

Le espulsioni seguivano una logica insensata: stranieri, sia uomini che donne, venivano allontanati, anche con l’intervento della polizia, perché sorpresi a bere alcolici o a fumare nel dormitorio, mentre un gruppetto di italiani prendeva sempre più confidenza con i responsabili della CR (e alcuni volontari), acquisiva influenza e, di conseguenze, un trattamento privilegiato. C’era chi veniva autorizzato a mangiare nel dormitorio, chi poteva lavarsi senza rispettare gli orari come tutti gli altri ed alcuni provocavano situazioni pericolose ma venivano puntualmente perdonati.

Racconto solamente una vicenda, tra le tante, ma molto significativa: verso le 2 di notte ho assistito ad un inizio di colluttazione tra un ragazzo della Costa d’Avorio e tre italiani, siamo intervenuti subito e abbiamo intimato al ragazzo africano di andare a dormire. Lui faticava a spiegarsi nella nostra lingua ma, nonostante fosse visibilmente irrequieto, aveva accettato il nostro consiglio. Gli altri tre erano, invece, fatti di crack, erano molto nervosi, specialmente un ragazzo di Napoli, il boss del gruppetto di cui accennavo sopra, che si dirigeva in direzione del dormitorio minacciando di fare “la festa” allo straniero. Avevo provato a trattenerlo ma lui si era divincolato e mi aveva diffidato dal toccarlo ancora una volta. Lo abbiamo seguito raggiungere il letto del giovane straniero, quindi, accortosi della nostra presenza, aveva girato tra i letti svegliando una decina di suoi amici che, ad un suo cenno, si sono alzati di scatto e si era riformato “lo squadrone degli italiani” con evidenti intenzioni ostili.

 

A quel punto siamo corsi a chiamare la polizia, alla vista dei poliziotti le velleità minacciose sono venute meno, è calata un po’ la tensione ma, in conclusione, il ragazzo della Costa d’Avorio e un suo amico connazionale hanno trascorso il resto della notte con noi operatori, per timore di nuove ritorsioni, e all’alba hanno abbandonato il centro preferendo la strada. A questo punto abbiamo fatto rapporto ma ottenendo in cambio risposte inquietanti da parte dei responsabili: uno di loro diceva che mi sbagliavo, difendeva quel ragazzo di Napoli, “ma come.. è il mio idolo!” esclamava. L’altro diceva che servivano la prove..quindi ci doveva scappare il ferito (o peggio).. e così è stato un paio di mesi dopo. Sempre con lui (il ragazzo napoletano), che non era stato mandato via nel frattempo e che, anche per questo, aveva acquisito sempre più potere agli occhi degli altri utenti, italiani e non. L’ultima volta se l’era presa con 2 egiziani, e sono usciti i coltelli.. le ipotesi sui moventi della colluttazione sono due: o il napoletano ha reagito a qualche battuta pesante nei confronti della sua “ragazza” (che è una responsabile della Croce Rossa!) da parte dei due egiziani, oppure quest’ultimi si sono rifiutati di pagare il pizzo (perché girava voce che il gruppetto intimidisse alcuni stranieri e li costringesse a dare una somma in cambio di tranquillità). Quella notte sembrava un film di Tarantino, con sangue che bagnava il pavimento, di sfondo qualche coro razzista e una croce appesa alla parete del dormitorio che non era mai stata così rossa.. di vergogna.

La massoneria come istituzione mondiale.
La massoneria è un fenomeno mondiale, organizzato cioè su scala mondiale. Il vertice del Grande Oriente, in tutto il mondo, si trova nella corona inglese. Sono appartenuti alla massoneria quasi tutti i Presidenti degli Stati Uniti, e personaggi come Gheddafi e Arafat, presidenti Francesi, Re Del Belgio, di Olanda, e via discorrendo. Ovverosia i vertici del mondo.
E’ una creazione della massoneria – come, perché, e in che misura, sarebbe un problema tutto da studiare e approfondire – l’ONU, ma anche
la Croce Rossa fu fondata dal massone Henry Dunant  , il WWF (il cui presidente è Filippo Di Edimburgo, massone).

Fu una creazione massonica il cosiddetto gruppo Bilderberg, e lo fu anche la cosiddetta commissione Trilaterale.
Per capire il problema che potenzialmente può crearsi, in virtù di questa fratellanza tra esponenti di spicco di ogni parte del mondo, si cita spesso l’episodio del Britannia, del 1992; in quell’anno, sul Piroscafo Britannia, della Corona inglese, si riunirono alcuni vertici della finanza e della politica mondiale, tra cui Draghi e Prodi e si decise che sarebbero state privatizzate alcune aziende italiane. Passarono in mani straniere dopo questa riunione la Buitoni , la Invernizzi , Locatelli, Ferrarelle, ecc... Inoltre in quell’occasione, stando a quello che riportano alcuni storici e giornalisti, pare – ma il condizionale è d’obbligo – che si decidesse l’affossamento della lira che infatti avvenne negli anni seguenti, ove la nostra moneta conobbe una svalutazione senza precedenti (fine della svalutazione era quella di far acquistare le nostre aziende ad acquirenti stranieri, per un prezzo irrisorio).

Si spiega probabilmente così – in virtù del legame massonico mondiale - la presenza della Banca d’Inghilterra (i cui vertici sono nominati dalla Corona Inglese) nella BCE con il 17 per cento delle quote (nonostante non sia un paese dell’area Euro); e si spiega così perché molte banche italiane effettuano investimenti ingenti in azioni di Chase Manhattan Bank, Barclayrd, Morgan Stanley, ecc., tutte legate direttamente o indirettamente alla Corona Inglese per mezzo di un complicato gioco di scatole cinesi, creando dei conflitti di interessi spaventosi.
La massoneria ha diverse sfaccettature.

Esistono migliaia e migliaia di logge, e decine di istituzioni massoniche o paramassoniche (organizzate cioè come la massoneria, senza potersi chiamare ufficialmente con questo nome). Abbiamo il Grande Oriente, la più diffusa a livello mondiale. Poi abbiamo i Rosacroce, I cavalieri di Malta, i Templari, l’Opus Dei e chissà quante altre magari sconosciute. Tutte queste istituzioni sono caratterizzate dal segreto per quanto riguarda il loro funzionamento interno, e dal fatto di trasformarsi, spesso, in veri e propri comitati di affari, anche illeciti.

Queste istituzioni sono diverse tra di loro, e talvolta sono in conflitto. Ma molto spesso collaborano e cooperano. Basti ricordare che Gelli apparteneva contemporaneamente alla P2, che tecnicamente era una loggia del Grande Oriente, ma era iscritto anche ai Cavalieri Di Malta e ai Templari, per sua

 

Scandalo Croce Rossa: 9 condanne e 21 assoluzioni 

Cronaca - Giudiziaria 

Mercoledì 25 Novembre 2009 14:35 

 

I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, riformando parzialmente la sentenza di primo grado,  hanno condannato nove imputati coinvolti nel cosiddetto “scandalo della Croce Rossa” ad Agrigento.

 

L’indagine riguardava presunte irregolarità nella gestione delle derrate alimentari destinate agli indigenti. Le condanne sono state inflitte a Giuseppe Messina (2 anni e 5 mesi), Francesco Nobile classe 1944 (2 anni e 2 mesi), Calogero Alessi (2 anni), Settimio Montana (2 anni e 2 mesi), Carmelo Russo (2 anni), Salvatore Posante (2 anni e 2 mesi), Francesca Parlagreco (2 anni e 2 mesi), Maria Parlagreco (2 anni e 2 mesi), Calogero Parisi (2 anni). Tutti in primo grado erano stati assolti.

 

Assoluzione confermata, invece, per Giuseppa Caltagirone, Amedeo Cucchiara, Giuseppe Genna, Giuseppe Giglione, Antonio Priolo, Giuseppe Spallina, Giuseppe Butticè, Giuseppe Capraro, Nicolò Fasulo, Eleonora Lazzaro Papa, Francesco Nobile, Calogero Passarello, Salvatore Patti, Teresa Samaritano, Angelo Scibetta, Andrea Zirafi e Vincenzo Zirillo. In primo grado erano stati assolti anche Giovanna Brucculeri, Salvatore Bono, Salvatore Sferrazza Papa e Maurizio Rabita.

 

Il precariato nascosto della Croce Rossa

 

Croce Rossa Italiana è senza ombra di dubbio la più importante associazione umanitaria presente sul territorio italiano e non solo. L’organizzazione dipende oggi da tre ministeri: pubblica amministrazione, difesa e salute pubblica, eppure nessuno di questi si occupa realmente del cancro precario che si sta impadronendo di questo settore pubblico, in quanto Croce Rossa è classificata come ente pubblico non economico. Un’associazione con più di un secolo di storia alle spalle, operante nei settori sanitari e socio-assistenziali tutelando la salute, sostenendo gli anziani, diversamenti abili, persone con problemi di tossicodipendenza e senza fissa dimora.

Da non tralasciare l’aiuto offerto dall’ente alla popolazione nelle situazioni di emergenza e pericolo, come è successo, e sta succedendo, per esempio, nel corso del post-terremoto abruzzese dove la Croce Rossa ha fornito assistenza tramite i propri volontari ed i propri dipendenti, sia civili che militari. La Croce Rossa Italiana, oltre al numero di volontari, si avvale di una pianta organica di 3.030 dipendenti, per i 2/3 precari. Sono infatti i dipendenti che con l’impiego quotidiano permettono lo svolgimento dei principali servizi di assistenza alla popolazione che, come già detto, non si limitano al soccorso ma forniscono anche servizi importantissimi come, per esempio, quello offerto al CEM (centro di educazione motoria) di Roma, dove si assistono 45  ragazzi diversamente abili che da anni vivono nel centro e si accolgono anche le loro famiglie. In questo centro, il personale amministrativo è quasi tutto di ruolo, mentre quello che lavora nei reparti ha contratti di lavoro precario, solo 19 sono di ruolo su 139. I 120 precari del CEM hanno una sola certezza: i loro contratti scadranno il 31 dicembre 2009. Se i contratti di convenzione non verranno rinnovati, addio CEM.

La situazione è analoga per gran parte dei precari CRI, in tutto un esercito di 1.894 lavoratori, i quali sono sempre sull’orlo della scadenza e del rinnovo contrattuale. Infatti la Croce Rossa, nonostante sia un ente pubblico non economico, stipula contratti sulla base di convenzioni e lo Stato non è in grado di garantire personale per un servizio pubblico di primaria importanza. Ben due finanziarie (2007 e 2008, quest’ultima prevedeva addirittura che le persone in possesso dei requisiti per la stabilizzazione che non potessero essere stabilizzate per mancanza di disponibilità d’organico in Croce Rossa, avrebbero trovato “asilo” nel Servizio Sanitario Nazionale presso le Regioni) prevedevano la regolarizzazione di tutti i precari del servizio pubblico con almeno 36 mesi di lavoro continuativo presso l’ente, ma di queste regolarizzazioni, nemmeno l’ombra. Anzi, questa specificazione del contratto, in realtà, sarebbe addirittura superflua dal momento che l’organico di Croce Rossa prevede una dotazione di personale di 3.030 persone, ovvero l’attuale possibilità di stabilizzare 1.136 precari dei 1.894, riducendo considerevolmente il precariato sul territorio e all’interno dell’organizzazione, concedendo amggior stabilità ai lavoratori ed alle famiglie dei dipendenti CRI. La Croce Rossa ribadisce che può stabilizzare solo 126 dipendendenti, continuando però ad assumere e flirtare con le agenzie di lavoro interinale e le cooperative per continuare con la serie di questi contratti precari: chi lavora infatti per cooperative è spesso sottopagato o a nero svolgendo turni di lavoro massacranti. Nonostante le due finanziarie i servizi (118, trasporto infermi, assistenza ai dializzati, a disabili gravi e migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione) ed il personale, anche qualificato, come medici, paramedici, infermieri, psicologi, infermieri e fisioterapisti, della Croce Rossa rischiano di saltare, eppure gli interlocutori continuano a latitare.

Una situazione che va al più presto risolta, anche perchè questi 1894 dipendenti sono fondamentali nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività della CRI.
Sono state poste all’attenzione del governo anche tre interrogazioni parlmentari provenienti dagli onorevoli Compagnon e Polledri, dove si invita il governo ad affrontare il problema della stabilizzazione dei lavoratori precari della Croce Rossa, anziché intraprendere la continua strada delle proroghe alle convenzioni, ma le risposte continuano a latitare.
Come poi non ricordare la situazione della mancata corresponsione del salario accessorio, altra questione sollevata sempre nella medesima interrogazione dall’onorevole Polledri, dove si rileva come nel 2005 e nel 2006 i dipendenti precari non abbiano ricevuto il salario accessorio spettante, episodio che ha costretto alcuni dei lavoratori ad agire per vie legali contro l’ente. Emblematico è il caso di Torino dove un lavoratore precario CRI, dal 1996, dopo la vertenza abbia ricevuto la somma di 40.000 euro alla fine della causa.

Così le proteste dei lavoratori precari della Croce Rossa Italiana si susseguono da anni senza mai avere chiare risposte dai governi. Né a destra, né a sinistra, col rischio di perdere queste 1.894 persone, ed insieme a loro i servizi di assistenza che svolgono, lasciandoli sul lastrico con le loro famiglie.
Vengono in soccorso anche due sentenze della Corte di Giustizia Europea, in cui si accusa l’Italia di un  abuso della possibilità del contratto temporaneo nella Pubblica Amministrazione, mascherando un rapporto lavorativo di caratte continuativo con contratti di tipo temporaneo. Le sentenze, precisamente del 7 settembre 2006 (proc. C-53/04 e C-180/04), censurano l’abuso dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione, contemporaneamente si limita però a segnalare l’esistenza nell’ordinamento italiano della norma sanzionatoria, rimettendo però ai giudici nostrani qualsiasi pronuncia. I giudici europei rilevano, quindi, quanto rilevato dagli stessi precari della Croce Rossa: non vi è alcuna lacuna nell’ordinamento italiano, semplicemente vi è una tutela giudiziaria non attiva in applicazione delle norme. Norme prodotto dallo Stato stesso, che lo Stato stesso dovrebbe rispettare anche a tutela dei propri dipendenti.

Croce Rossa mantiene il personale e lo stabilizza dove la pianta organica lo consente, e se la convenzione copre il costo, tutto il resto del personale, precari stabilizzabili compresi, dovrebbe essere reinternalizzato laddove le regioni hanno intenzione di farlo, ma come ci riferisce Lorena Guidi, 48 anni, dipendente (precaria) del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, nel corso dell’intervista che ci ha rilasciato <<nessuno lo sta facendo, tranne la Puglia, dove il numero dei precari non è alto, anche se al momento è tutto fermo vista l’inchiesta sulla sanità in corso di svolgimento, ed in questo senso si stanno muovendo anche Bolzano e Trento in quanto province di una regione autonoma. Dubito che in Lombardia, dove il numero dei precari Croce Rossa è il più alto in Italia con 650 unità, si muova qualcosa in questo senso>>.

Analizzando la situazione dei lavoratori precari della Croce Rossa è impossibile non notare, nonostante le finanziarie atte a mettere una pietra sopra questa situazione, la presenza di precari storici, se non addirittura preistorici, ma anche qui, il governo e Brunetta latitano, anzi, proprio il ministro, illustrando il “Terzo report sul monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle P.A.”, nello scorso aprile, dichiara <<i lavoratori precari della Croce Rossa Italiana non sono inseriti tra i regolarizzabili, in quanto non hanno anzianità direttamente con la C.R.I., bensì prevalentemente con le Regioni e le A.S.L. di provenienza>>. Le dichiarazioni di Brunetta però sono smentite dai contratti dei dipendenti stessi e dalla presenza del precariato storico, proprio perchè queste persone sono stipendiate anche da quindici anni da 15 anni da Croce Rossa Italiana, come Lorena Guidi, responsabile del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, che abbiamo intervistato, e chiarirà la situazione, fornendoci anche qualche cifra e dettaglio in più.

Sig. ra Guidi, qual’è la vera anomalia di questa situazione?
<<Nel dicembre 2006 ci siamo visti costretti alla protesta. Il governo Berlusconi dell’epoca si dimenticò di noi, così durante il periodo natalizio iniziamo installando una tenda in Piazza Venezia a Roma, protesta che poi segue il 29 dicembre a Palazzo Chigi, strappando all’ultimo minuto un decreto di proroga. Con la finanziaria successiva del governo Prodi, arriva poi una legge generale sulle stabilizazioni per coloro che hanno lavorato per oltre tre anni all’interno della Pubblica Amministrazione. Il tutto porterà ad una proroga in virtù del processo di stabilizzazione. Da allora la CRI si è decisa a chiedere un parere al ministero della funzione pubblica, affermando che noi non lavoriamo per Croce Rossa, ma attraverso convenzioni che non hanno carattere permanente. A questo punto il ministero dichiara che occorrerà aprire una trattativa regione per regione.>>

Da chi è pagato il dipendente Croce Rossa? Il fatto che vi sia confusione sull’applicazione delle leggi finanziarie e del confine ancora non chiaro, almeno nei fatti, sulla questione che Croce Rossa sia ente privato o ente pubblico non economico, può portare a sprechi nella Pubblica Amministrazione?
<<Il dipendente Croce Rossa è vero che lavora tramite convenzioni, ma viene retribuito comunque da un ente pubblico che a monte prende un finanziamento dallo Stato. Anche questa è una grossa anomalia dello Stato: si sovvenziona Croce Rossa, che è un associazione, ma anche ente pubblico pagato dallo Stato. Allo stesso tempo però Croce Rossa viene fatta partecipare alle gare d’appalto come ente privato, col risultato che il costo complessivo raddoppia, portando ad un inevitabile spreco di risorse dei cittadini.>>

Passiamo ora alla situazione dei lavoratori, può fornirci qualche dato in merito?
<<La situazione a livello nazionale vede 1894 dipendenti civili della Croce Rossa, per intenderci coloro che operano al 118, nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione, n.d.r.) e all’interno dei CEM (Centri di Educazione Motoria, n.d.r.), precari aventi diritto alla stabilizzazione rispetto alle leggi di proroga. Il dato più rilevante riguarda la Lombardia con 650 unità di personale, mentre al sud il dato è più confortante, per esempio in Puglia i precari sono 19 a Bari e 32 a Foggia. Una situazione comunque da risolvere.

Altra questione, in gran parte sommersa e sconosciuta all’opinione pubblica, è il cosiddetto “precariato storico”, di cui lei è forse la maggior rappresentante. Una storia da conoscere.
<<Ride (n.d.r.) Sono entrata in Croce Rossa 17 anni fa per alcune sostituzioni estive. All’epoca per quel tipo di lavoro, che consisteva in un’assistenza di base per disabili gravissimi non c’era nessun tipo di titolo riconosciuto, come potrebbe essere oggi il titolo OTA. Quindi si procedeva per chiamata diretta: si contattavano una trentina di persone, chi dall’ufficio di collocamento, chi per esperienze passate. Da lì iniziarono ad arrivare i primi contratti trimestrali, poi seguiti da co.co.co. quadriennali, la costituzione di una cooperativa per altri quattro anni e alla fine, tramite la legge 369 siamo arrivati ad un primo contratto a tempo determinato. La legge 368/2001 permetteva infatti di assumere a tempo determinato personale all’interno della Pubblica Amministrazione. Il contratto era di tre anni, con scadenza nel 2006. Il bando della legge 368/2001 è infatti quello che apre al numero dato in precendenza, dei 1894 precari. Prima il numero dei precari era inferiore: considerando che in Croce Rossa la pianta organica dovrebbe essere di 3.030 persone, dico dovrebbe, perchè ad oggi a personale di ruolo ne sono rimasti 1.400, con una diminuzione di circa 150 unità l’anno, ciò significa che, se non assumono, tra dieci anni la Croce Rossa si ritroverà senza personale. La situazione infatti non è soltanto mia personale, ma  di tutti queste 1894 persone che sono precari da più di tre anni. Alla fine dei tre anni previsti dalla legge 368, non arrivano segnali, nonostante una sentenza della Corte Europea, che ravvisa l’abuso, da parte dell’Italia, della possibilità dei contratti triennali, con cui sta mascherando un rapporto lavorativo di caratte continuativo con contratti di tipo temporaneo.>>

Lei lavora al CEM (centro di educazione motoria) dove si assistono 60 ragazzi “gravi” quotidianamente, si rischia di chiudere i battenti?
In realtà il CEM non si appoggia a convenzione, ma è un ente accreditato presso la regione Lazio. Questo centro sopravvive da 60 anni, possiamo dire che qui, di temporaneo c’è poco, se non che i contratti dei dipendenti, i precari sono ad oggi un’ottantina circa tra Operatori Socio Sanitari e figure professionali come fisioterapisti, psicologi, logopedisti e assistenti sociali. Oggi come oggi, essendo accreditati con la regione Lazio, difficilmente si chiuderà l’accreditamento. Uno dei problemi riguarda il CIE di Ponte Galeria dove è in corso un contenzioso per il rinnovo della convenzione: non si sa se Croce Rossa avrà di nuovo la convenzione. Nel caso in cui Croce Rossa non avrà di nuovo l convenzione, i 60 operatori che lavorano a Ponte galeria dovrebbero essere ricollocati su tutta la regione, attingendo all’accredito del CEM.

Per risolvere queste situazioni di cui abbiamo parlato, vi sono in programma degli incontri con le istituzioni?
<<Si, è stato istituito un tavolo tecnico per cercare di risolvere i problemi all’interno di ogni singolo comitato provinciale mano a mano che essi si manifestano. Dal punto di vista politico però non c’è nulla che faccia intravedere una strada aperta: la richiesta di un incontro con la funzione pubblica alla conferenza Stato-Regioni non ha ricevuto risposta alcuna. CRI ad oggi è in commissariamento, quindi con un commissario mandato dal Governo, Francesco Rocca, che non ha però un mandato preciso. Rocca dichiara di aver fatto richieste ai ministeri, ma le risposte non arrivano nemmeno a lui. Se non si risponde né al sindacato, né al commissario, mandato dal Governo stesso, non si sa dove si possa andare a finire.>>

Come intendete dare voce alla vostra protesta che non trova spazio?
<<Per noi sicuramente il mezzo dello sciopero è proprio una delle ultime strade da percorrere, soprattutto perchè dobbiamo garantire i servizi minimi, quindi lo sciopero in Croce Rossa è una strada difficile, se non impercorribile. Basti pensare che nell’ultimo sciopero indetto, sono sati recapitati ai lavoratori che vi hanno partecipato anche degli avvisi di garanzia, nonostante questi abbiano rispettato la procedura con la comunicazione di adesione 48 ore prima all’amministrazione. Le iniziative sono state molte, dallo sciopero della fame alla tenda di Piazza Venezia, fino all’occupazione di via Veneto davantia all’ambasciata americana, come è prevedibile, visti gli scarsi risultati, devo dire a malincuore che il personale è rassegnato a questo ordine delle cose: “finchè pagano lo stipendio vado avanti”, che è quello che poi vogliono le amministrazioni.>>

Nonostante vi sia la possibilità di stabilizzare quasi tutto il corpo precario Croce Rossa assume lavoratori interinali. E’ possibile che qualcuno all’interno dell’amministrazione della CRI abbia interessi nelle agenzie interinali?
<<Questo  è l’altro grosso scandalo che si sta verificando a seguito del provvedimento 133 di Brunetta, che prevede, in caso di mancanza di personale nella Pubblica Amministrazione di assumere personale interinale. Riguardo agli interessi dei commissari in agenzie interinali non ho dati precisi, pare da alcune voci, che proprio all’interno di alcuni comitati provinciali vi sia qualcuno che abbia interesse nel far transitare tramite agenzie interinali i lavoratori.

Spesso si legge che Croce Rossa non può stabilizzare il personale a causa di scarse risorse finanziarie. Stanno così le cose?
<<Quello dei problemi di cassa è un falso problema. Effettivamente un problema di cassa c’è, ma in quelle dell’associazione. Se i soldi derivanti dalle convenzioni fossero gestiti da CRI come associazione, dovrebbe esserci una rendicontazione, come potrebbe essere un bilancio, che invece manca, nonostante i soldi incassati siano, a tutti gli effetti, denaro pubblico. Col denaro delle convenzioni occorrerebbe pagare il personale, garantire il servizio ed andare a pari coi conti, certo, se poi con questi bisogna anche finanziare la manifestazione per dare lustro all’associazione, oppure si tratta male la convenzione, allora iniziano i problemi e Croce Rossa, come associazione, non è più in grado di gestire quello che è un ente pubblico. Quello che infatti non si sa, vista l’assenza di un bilancio raggiungibile, sono i centri di costo: i soldi presi dalle convenzioni, sono effettivamente quelli che poi vanno a garantire un buon servizio al pubblico? Senza bilancio non si può sapere. Il comitato provinciale di Roma, nonostante una serie di denunce presso la Procura della Repubblica su questa questione, non è mai venuto a capo di nulla nemmeno in questo senso. In conclusione posso dire che Croce Rossa, anche in questo senso vanta un ampia schiera di amici e nemici su tutto l’arco politico, insomma, un bel blob! (ride n.d.r)>>.

 

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