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23 gennaio 2011 7 23 /01 /gennaio /2011 16:01

 

Sarebbe da tappezzarci un po' di strade......palazzi interi!

 Dove stanno i loschi figuri che si sono spartiti i soldi della ricostruzione!!163868_178716768833062_100000842202475_374866_1954983_s.jpg

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Published by Basta Io Non Voto
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21 gennaio 2011 5 21 /01 /gennaio /2011 23:22

      A\ G\ D\ G\ A\ D\ U\     

DEGLI ANTICHI LIBERI ACCETTATI MURATORI

Grande Oriente di San Marino 

Lettura araldica dello stemma

Due Cherubini su colonne dorica e ionica sostengono un medaglione circolare sbreccato, con legenda in giro " Gran Loggia della Repubblica di San Marino" nel quale è inscritto uno scudo sannitico tenuto da lista svolazzante con il motto, in lettura araldica, a destra "cursum direxit "ed a sinistra" invenit portum".

Appicca in alto le estremità accartocciate della lista un serto di acacia che contorna Squadra e Compasso disposti in grado di Maestro, raggianti e tenenti al centro una " G " d’oro in carattere maiuscolo. Lo scudo porta in campo, al naturale, sulla destra un faro in torre rotonda, merlata alla guelfa, poggiante su roccia ed in vetta un braciere di fiamme ardenti; sulla sinistra una galea dodecaremi con ancora in prua che naviga su marosi a piene vele. Appadigliona fra cumuli-nembi arcobaleno a tre fasce in campo azzurro.

 

MASSONERIA UNIVERSALE

DEGLI ANTICHI LIBERI ACCETTATI MURATORI

GRAN LOGGIA DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO

Grande Oriente di San Marino

 

Voluntas.

Logge regolari nel numero e nei modi di rito, confortate dalla " Tradizione " della Repubblica di San Marino, si sono riunite per costituirsi in :

Gran Loggia della Repubblica di San Marino.

Grande Oriente di San Marino

Le Logge riunite confermano fede nel Grande Architetto dell’Universo e si impegnano nella pratica del cammino iniziatico secondo i principi della Libera Muratoria alla realizzazione del Bene ed alla ricerca del Vero.

 Haec sancta sunto.

I - Credere nell’Ente Supremo, il "Grande Architetto dell’Universo", è basilare per essere ammessi alla Libera Muratoria.

II - Fedeltà, lealtà, obbedienza alle Leggi ed Istituzioni dello Stato sono impegni inderogabili per il Libero Muratore della Gran Loggia della Repubblica di San Marino.

III - Il Libero Muratore

- rispetta ogni credo religioso ed ogni ideologia politica ;

- concorda con il precetto del Santo Diacono Marino " relinquo vos liberos ab utroque homine ";

- custodisce la tradizione di libertà, fraternità ed uguaglianza ;

- è fedele alla idea del mondo retto dalla Suprema Divina Sapienza.

IV - Per Libero Muratore si intende sia il Fratello che la Sorella.

 

 

 

Promulgazione Costituzione e Regolamenti                                  

Religione e libera muratoria

Messaggio del Gran Maestro

Principi generali 

Relazioni

I Fratelli della Famiglia massonica Sammarinese

Colori

Reciprocità

Doveri

Scopi

Gran Loggia della Repubblica di san Marino 

La luce nera

Si promulgano

COSTITUZIONE E REGOLAMENTI

della

GRAN LOGGIA DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO

Grande Oriente di San Marino

                                                                            " … utili per unire, non per dividere ancora … "

 

 

 

Decreto n° 01 / G.M. / 5999 v \ l \

 

Articolo Unico –

" Costituzione e Regolamenti della Gran Loggia della Repubblica di San Marino " conformi alla  Massoneria Universale degli Antichi Liberi Accettati Muratori - annessi al presente decreto, entrano in vigore da oggi 4 Marzo 1999.

Dalla Residenza di Gran Loggia in San Marino il 4 Marzo 1999/1698 d. f. R./5999 v \ l \

                                                                                                             

                                                                                                              Il Gran Maestro

                                                                                                           Giacomo Maria Ugolini

 

                              Il Cancelliere

             L.S.        Francesco Diella

 

 

 

 

RELIGIONE E LIBERA MURATORIA

 

                        " Coeli enarrant gloriam Dei

                                                               et opera manuum Eius annuntiat firmamentum. "

                                         " I cieli raccontano la gloria dell’Eterno

                                                              il firmamento proclama il tocco della Sua mano."

                                                                                                                  ( Ps. XVIII v. 1 )

 

Principi.

La Gran Loggia della Repubblica di San Marino

-con certezza di tradurre in precetto scritto l’innata regola fondamentale dell’uomo nato libero e responsabile,

-coerente con gli antichi insegnamenti che i primi Liberi Muratori accettarono alla unanimità,

dichiara che :

- La Libera Muratoria professa fede nell’Ente Supremo che chiama " Grande Architetto dell’Universo ".

II° - E’ aperta a quanti credono nell’Eterno Ordinatore dei mondi, e, pur invocandoLo con Nome diverso secondo le loro Tradizioni, si riconciliano nel Suo Nome e si chiamano

" fratelli ".

III° - Il Libero Muratore traduce e trasmette nel proprio agire i valori connaturati di Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

 

Ai Fratelli della Gran Loggia della Repubblica di San Marino

Grande Oriente di San Marino

CAMMINARE INSIEME NELLA LIBERTA’ E NELLA TOLLERANZA

Lo spirito di Assisi.

La libertà religiosa e la tolleranza sono inscindibili : o ci sono tutte e due o tutte e due vanno a fondo.

A livello gerarchico entrambe nella Chiesa sono state rigettate fino al Concilio, benché la tradizione patristica e teologica abbiano conosciuto stagioni di grande splendore, che in diversi casi spiravano comprensione nei confronti degli israeliti e degli stessi musulmani, ma non diventarono mai patrimonio della autorità e dell’opinione pubblica cattolica.

Attualmente il punto di riferimento ufficiale di livello supremo è il ConcilioVaticano II, che ha ritualizzato il messaggio biblico e quello della più autentica tradizione ecclesiale.

Il nuovo modo di porsi nei confronti dei non-cristiani e dei non-cattolici ha creato il così detto " spirito di Assisi " , solennemente inaugurato dalla preghiera comune di tutti i capi di religioni che accolsero l’invito del Papa a pregare per la pace ad Assisi il 26-28 ottobre 1986.

Qui riprendiamo unicamente le linee fondamentali di questo magistero per riaffermare che di fatto esso ormai non solo elimina gli ostacoli più insormontabili alla concordia, ma mette la Chiesa in sintonia col patrimonio tradizionale della Massoneria, la quale ha lo spirito di Assisi nel suo DNA e lo ha messo in opera postulando e propagandando la libertà di coscienza e la tolleranza religiosa.

La prima scomunica che le fu inflitta da Papa Clemente XII con l’enciclica " In eminenti " del 20 Aprile 1738, ha come fondamento proprio questo " spirito " :

" Uomini di ogni religione e setta, affettando una parvenza di onestà naturale, si legano reciprocamente con un patto tanto stretto quanto impenetrabile, secondo leggi e statuto da essi stabiliti, e si obbligano, con giuramento prestato sulla Bibbia e sanzionato da gravi pene, a occultare con un silenzio inviolabile tutto ciò che fanno nella oscurità del se-greto …" ( J. A. Ferrer Benimeli – G. Caprile – " Massoneria e Chiesa ieri, oggi, domani " – Roma Ed. Paoline 1982 pag. 15 ).

Questa stessa via venne seguita dai numerosissimi documenti di condanna promulgati in oltre due- centocinquant’anni dalla Santa Sede ; essi sono non meno di 3000 – 3500.

La svolta irenica realizzata dal Concilio è presente in molti documenti ; uno di essi, la dichiarazione " Dignitatis humanae ", è interamente dedicata alla libertà religiosa.

La sua consonanza con il messaggio massonico è talmente evidente che al momento in cui venne discussa ed approvata  ( 28 ottobre 1965 ), i circoli più conservatori non esitarono a denunciarla pubblicamente come traditrice del Vangelo e come documento di chiara indole protestante e massonica, estendendo poi queste due qualifiche infamanti a tutto il Concilio.

La sintesi della questione è efficacemente descritta nell’art.12, il quale presenta anzitutto l’insegnamento di Gesù, poi quello degli Apostoli e della stessa Chiesa, confessando però senza infingimenti le gravi offese che nel corso dei secoli la cattolicità ha arrecato a questo messaggio, con un " mea culpa " che è tanto più meritorio in quanto è compiuto pubblicamente e collegialmente da tutto l’episcopato radunato in Concilio.

Il documento dice testualmente :

" La Chiesa fedele alla verità evangelica, segue la via di Cristo e degli Apostoli quando riconosce come rispondente alla dignità dell’uomo e alla Rivelazione di Dio la libertà religiosa e la favorisce. Essa ha custodito e tramandato nel decorso dei secoli la dottrina ricevuta da Cristo e dagli Apostoli. E quantunque nella vita del popolo di Dio, pellegrinante attraverso le vicissitudini della storia umana, di quando in quando si siano avuti modi di agire meno conformi al Vangelo, anzi ad esso contrari ( è sottolineaturamia ) tuttavia ha sempre perdurato la dottrina della Chiesa che nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede ".

 

Il conflitto " scienza – fede ".

I Padri Conciliari non hanno avuto timori.

In questa prospettiva nella costituzione pastorale " Gaudium et spes " ( art. 36 ) riconoscono che in alcuni tornanti storici, nella Chiesa si è messo in crisi il rapporto tra la scienza e la fede, e fa esplicito riferimento al caso di Galileo e della Inquisizione.

Vi si legge :

" A questo punto ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, derivati dal non avere sufficientemente per- cepito la legittima autonomia della scienza e che, suscitando contese e controversie, trascinarono molti spiriti a tal punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro ".

Un altro documento del Vaticano II merita di essere valutato con particolare attenzione : la dichiarazione " Nostra aetate", dedicata esclusivamente alle relazioni che intercorrono tra la Chiesa cattolica e le religioni non-cristiane.

Anche in questo caso la svolta ecclesiale è di 360 gradi.

Infatti, mentre in passato si insegnava unanimamente che l’unica vera religione è quella cattolica, la quale deve essere diffusa in tutto il mondo e con tutti i mezzi, compresi quelli violenti, ilConcilio abbandona decisamente quest’area ed impegna la comunità ecclesiale a riconoscere i va- lori e la dignità delle altre confessioni religiose, e in ogni caso a rispettarle tutte.

In tal modo viene decisamente superato lo spirito dell’integralismo, che nei tempi moderni ha avuto le sue espressioni più autorevoli nel Concilio di Trento ( 1545 – 1563 ) e nel Vaticano I ( 1869 – 1870 ) per questa ragione si indica il fenomeno col termine tridentinismo, o anche con quello di bellarminismo, perché il teologo più eminente che lo ha teorizzato è stato San Roberto Bellarmino.

Questo documento si apre con una dichiarazione di principio che in loggia può essere valutata in tutta la sua novità ed il suo valore :

" Nel nostro tempo, in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente cresce l’indipenden- za tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane.

Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa esamina qui innanzitutto ciò che gli uomini hanno di comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino " ( art. 1 ).

Nel prosieguo del discorso il Concilio accentua il fatto che tutti i popoli hanno la stessa origine e sono oggetto della medesima provvidenza ed assistenza divina.

Essi :

" attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell’uomo ; la natura dell’uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l’origine e il fine del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio, infine l’ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo " ( ivi ).

La dichiarazione " Nostra aetate " presenta una chiave di lettura dell’istanza presente negli individui e nei popoli, i quali indistintamente si sforzano di travalicare i confini del visibile e del tangibile, per raggiungere – attraverso insegnamenti, riti, simboli, invocazioni individuali e comunitarie

– il regno della trascendenza.

Questa ricerca viene descritta come :

" quella forza arcana che è presente nel corso delle cose e degli avvenimenti della vita umana, e anzi talvolta ( per suo tramite ) si riconosce la Divinità Suprema o anche il Padre " ( art.2 ).

Il documento passa poi alle esemplificazioni, impostando una lettura nuova di tutta la fenomenologia del caso, e presentando brevemente le caratteristiche delle più prestigiose religioni professate nel mondo.

Un tempo quando gerarchi, teologi e missionari si occupavano di esse, mettevano ogni cura nel dipingerle negativamente, rilevarne le eventuali incongruenze, denunciarne gli errori e le deviazioni dogmatiche e morali, senza scorgere in esse nessun valore degno di essere ammirato o accettato.

Questa strada viene decisamente abbandonata : il documento esemplifica subito, descrivendo a grandi tratti le religioni non cristiane.

Dell’Induismo dice che per suo mezzo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia.

Del Buddismo evidenzia il fatto che riconosce " la radicale insufficienza di questo mondo mutevole " e insegna una via per la quale gli uomini possono raggiungere " lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema ".

Esprime poi una regola generale la cui bellezza risulta all’evidenza :

" La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini " ( art.2 ).

Chiesa, Ebraismo, Massoneria.

Uno spazio più rilevante viene dedicato all’Islam e all’Ebraismo. Quanto ai musulmani, il Concilio rileva i valori presenti nel Corano e nel Vangelo, soprattutto il monoteismo. Anche qui però non chiude gli occhi sui problemi del contenzioso storico, presentato però in termini ecumenici :

" Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione nonché a difendere e promuovere insie- me, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori umani, la pace e la libertà " ( art.3 ).

Un rilievo particolare merita la valutazione che il Concilio dà a propsito dell’ebraismo.

La ragione è evidente, e può enunciarsi affermando che ogni passo compiuto nell’intento di risolvere il problema ebraico è intimamente legato al nodo massonico : sono due facce del mede-simo problema, due fratelli siamesi del dialogo Chiesa-Mondo. Infatti nella storia della Chiesa ebrei e massoni sono stati oggetto inseparabile di rifiuto, esecra- zione, e scomunica. I polemisti più ferrati, particolarmente negli ultimi decenni dell’Ottocento e nei primi del nostro secolo hanno addirittura coniato il termine " Giudeo-Massoneria "con tutti i suoi derivati, sempre usati in senso odioso. Le cose sono radicalmente cambiate, almeno a livello teorico e di vertice ; faticosamente, ma ineluttabilmente stanno cambiando anche a livello della base ecclesiale. La scomunica è stata eliminata nel Codice di Diritto Canonico del 1983, e nel secondo dopo- guerra il processo di accettazione dei postulati massonici da parte della Chiesa è stato progressivo e costante.

Quanto all’antiebraismo, la Chiesa ha compiuto un analogo cammino di conversione facendo spazio alla comprensione ed alla riscoperta della fraternità.

Dopo la stagione del soccorso caritatevole all’epoca della Shoà ( 1939 – 1945 ), è maturata la presa di coscienza dell’identità spirituale, avviata da Giovanni XXIII con la cancellazione dalla liturgia del Venerdì Santo della locuzione " perfidi giudei ".

Il testo della " Nostra aetate " dal punto di vista giuridico è il più autorevole, perché di livello conciliare, cioè universale, che ha spianato la strada a tutto il cammino compiuto in seguito dalla Chie- sa.

Il tema dell’ebraismo occupa l’art.4, il più esteso ed impegnativo del documento. Innanzitutto rievoca le grandi linee della storia biblica e della vocazione salvifica del popolo eletto, che per tanti aspetti si identifica con la storia della cristianità, nella quale gli israeliti sono considerati i Fratelli Maggiori.

A questo popolo appartiene Gesù secondo la carne, la Madonna, gli Apostoli e tanti israeliti che hanno accolto il messaggio evangelico.

Questo patrimonio è comune, e con gli ebrei bisogna stabilire una corrente di mutua cono-scenza e stima ed infoltire il dialogo e la collaborazione.

E’ vero che molti di essi rifiutarono il Cristo, " tuttavia quello che è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo ".

Viene così eliminata dal panorama ecclesiale l’accusa di deicidio che tanto odio e tanti pogrom ha scatenato contro di loro.

Essi non devono essere considerati come rigettati da Dio né come maledetti, quasi ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura.

Tutto questo deve essere insegnato e predicato.

La Chiesa infine rigetta ogni forma di antisemitismo.

Essa :

" esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi e le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque ". ( art.4 ).

L’art. 5, che chiude la dichiarazione, ribadisce il rigetto di qualsiasi forma di discriminazione, "come contraria alla volontà di Cristo" e postula l’impegno dei cristiani nel sentirsi fratelli di tutti gli uomini perché tutti sono figli del medesimo Dio, Padre universale. E’ doveroso ricordare qualcuno dei passi più rilevanti compiuti dalla Chiesa in ordine alla ri-conciliazione con l’ebraismo, in primo luogo la visita di Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986 nel corso della quale il Pontefice riaffermò il rigetto di ogni forma di antisemitismo.

Riveste poi un’importanza straordinaria la dichiarazione della Commissione Pontificia per i rapporti religiosi con l’ebraismo, intitolata " Noi ricordiamo ", ( 16 marzo 1998 ), accompagnata da una lettera di Giovanni Paolo II, nella quale il Papa scriveva :

" Il crimine che è diventato noto come la Shoà rimane un’indelebile macchia nella storia del secolo che si sta concludendo. Preparandoci a iniziare il Terzo Millennio dell’era cristiana, la Chiesa è consapevole che la gioia di un Giubileo è soprattutto una gioia fondata sul perdono dei peccati e sulla riconciliazione con Dio e con i prossimo.

Perciò essa incoraggia i suoi figli e figlie a purificare i loro cuori attraverso il pentimento per gli errori e le infedeltà del passato. Essa li chiama a mettersi umilmente di fronte a Dio e ad esaminarsi sulla responsabilità che anch’essi hanno per i mali del nostro tempo " ( Vita pastorale, maggio 1998 pag. 39 ).

La " Noi ricordiamo " è altrettanto esplicita :

" Preghiamo che il nostro dolore per le tragedie che il popolo ebraico ha sofferto nel nostro secolo conduca a nuove relazioni con il popolo ebraico. Desideriamo trasformare la consapevolezza dei peccati del passato in fermo impegno per un nuovo futuro nel quale non ci sia più sentimento antigiudaico tra i cristiani e sentimento anticristiano tra gli ebrei, ma piuttosto un rispetto reciproco condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore ed hanno un comune padre nella fede, Abramo " ( ivi, pag. 45 ). ( 1 )

.

Nella " Noi ricordiamo " viene ribadita la distinzione tra antisemitismo e antigiudaismo.

Il primo si fonda sul dato etnico e razziale, il secondo sulle componenti culturali, storiche, religiose.

Le persecuzioni verificatesi in cristianità generalmente sono riportabili all’antigiudaismo ; l’antisemitismo contraddice diametralmente la dignità umana e la rivelazione, perciò non è ammissibile sotto nessun punto di vista, mentre i contenuti dell’antigiudaismo-antiebraismo, a parte le tracce di odiosità presenti nell’espressione, di cui auspico la cancellazione da tutti i dizionari, attualmente sono redimibili attraverso il progresso del dialogo delle culture, e soprattutto attraverso la teoria e la pratica della tolleranza. Riflessioni e distinzioni parallele hanno compiuto qualche passo anche in rapporto alla Massoneria, ma il cammino da compiere in questo senso, soprattutto dal punto di vista psicologico e doxologico, è ancora abbastanza lungo.

L’auspicio più autentico è che i passi coraggiosi e meritori compiuti nei confronti dell’Ebraismo vengano estesi per intero alla Massoneria tanto a livello di ricerca scientifica che nella riforma delle opinioni e dell’orientamento generale del giudizio.

Una distinzione da tenere presente in maniera assolutamente rigorosa è quella da fare tra la Massoneria regolare e quella irregolare, che nella letteratura cattolica praticamente è inesistente, ed è fonte di numerosi equivoci.

Altrettanto fondamentale è la distinzione, troppo spesso disattesa, tra Massoneria e confessioni religiose, con le quali essa non ha nulla in comune, essendo un’associazione laica, filosofica, morale e filantropica.

Dopo l’enorme massa di studi e pubblicazioni, e dopo i pronunciamenti conciliari e pontifici non ci deve essere timore nell’applicazione concreta del nuovo cammino dialogico.

                                                                                                              Don Rosario F. Esposito

                                                                                                                della Soc. San Paolo

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 Il testo della " Non dimentichiamo " è nell’Osservatore Romano del 16 -17 marzo 1998, ( pag. 4 lettera del Papa - testo della dichiarazione ) ; nell’annotazione sono citati tutti i documenti di Giovanni Paolo II dedicati alla riconciliazione tra Chiesa ed Ebrei. Il documento è stato pubblicato integralmente da " Vita Pastorale ", Alba, maggio 1998  pagg. 38 - 46 ; esso è accompagnato da un mio commento : " Dalla Shoà alla Teshuvà " ( ivi 39 - 46 ) .

La Civiltà Cattolica dedicò al documento pontificio un editoriale ( 1988, vol. II, pagg. 3 - 14 ).

 

 

 

 

- SPERANZA NUOVA IN UNA NUOVA FAMIGLIA MASSONICA -

 

Epoca della speranza.

Questa fine di secolo, tanto instabile ed insicuro, dove tutto è mutato e muta troppo velocemente, dove angoscia e paura incombono attanagliando l’animo umano, si deve ritrovare una "fiducia nuova", nel coraggio di credere e di aprirsi alla "Risposta del Divino".

Dobbiamo rifuggire quelle visioni settarie, miopi del passato e del presente, capaci solo a dividere, per trasmigrare in una più vasta Fede di maggiore consapevolezza e di nuova Libertà.

L’uomo deve cominciare a comprendere e ad accettare quanto si presenta come "diverso".

Non deve più accadere che individualità così dette "diverse", comparse in passato in tutti i campi dello scibile vengano rifiutate, osteggiate dai contemporanei, per poi essere rivalutate dai posteri.

Viviamo la straordinarietà di questo tempo. Ma chi è sufficientemente aperto a comprendere ?

Cosa manca per rendere l’uomo più responsabile nelle sue scelte e per dare un senso alla sua vita ?

Manca una visione ampliata e basata sulla consapevolezza del ciclo evolutivo.

Le false sicurezze stanno crollando, la morale comune non regge più, la sfiducia, la stanchezza, aumentano. E come uscirne da questa situazione ?

Occorre ritrovare la fede nell’Onnipotente, il Grande Architetto dell’universo, nella riscoperta del senso interiore attraverso l’autoconoscenza.

Dobbiamo capire che la speranza nasce dalla consapevolezza, che la caduta dei vecchi valori non indica una assenza di valori, ma il passaggio dal vecchio al nuovo, come

è sempre accaduto nei tempi andati, nei grandi cambiamenti epocali.

Ampliamo la nostra visione, rendiamoci ricettivi all’Immenso, diventiamo antenne proiettate verso l’infinito per poter cogliere e trasmettere la via che conduce alla Verità.

Speranza nuova in una nuova massoneria.

Nasca una armonia universale che tolga le dissonanze, impossibili ad essere armonizzate in un contesto globale." Cessent odia, cessent lites " !Così deve essere la nuova massoneria .

                                                                                          LA NOSTRA MASSONERIA.

Non è possibile elencare i nomi delle generazioni di massoni che si sono succeduti nel lento fluire dei secoli. In tutto il mondo.

Sono stati davvero tanti, in ogni tempo, di ogni razza, di tutte le religioni ed hanno validamente contribuito al progresso umano.

Malgrado il dramma storico di divisioni e discordie, di tante divergenze che ancora, purtroppo, esistono fra noi e che hanno deformato e deviato il rapporto di unità fraterna, la nostra Famiglia Massonica opera nell’auspicio che le frontiere, "… eredi di un pensiero filosofico e più in generale di una cultura, che ha infranto il legame vitale tra la ragione e la fede, precludendo così all’uomo la conoscenza della verità, si aprano alla fede ed alla ragione umana…" come scrive il Cardinale Dionigi Tettamanzi, cui noi associamo l’augurio che l’Universo divenga una famiglia e l’Umanità un popolo di fratelli.

Non condividiamo l’antico "dissidio tra fede e ragione", ma sosteniamo un rapporto di armonia ; non "credo ut intellegam", secondo il pensiero di Agostino, né "intellego ut credam" per dare fondamento razionale alla fede con la Scolastica dell’Angelico Dottore, ma "… fede e ragione sono due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della Verità " come afferma il Pontefice Giovanni Paolo II.

Il tutto però deve essere sorretto dal principio di tolleranza, che vuole convivenza pacifica di uomini dalle opinioni e concezioni diverse, in armonia di fratellanza universale, fondamento del lavoro massonico.

Così ha inizio il dialogo e dal dialogo la conoscenza reciproca.

L’aspirazione alla unità incalza, spinge a promuovere un lavoro di incontri per conoscerci e abbattere le troppe contezze massoniche che hanno portato solo disordini e discordia.

Apriamoci ad un dialogo rispettoso e sincero e nella conoscenza vestiamoci delle ricchezze umane e naturali degli uni e degli altri, certi di raggiungere l’unità cui tutti i " veri fratelli massoni " aspirano.

O uniti per migliorarci a formare la società del terzo millennio nella libertà di fede e di pensiero, o ridurremo la tradizione massonica a "…eco di tromba che si perde a valle".

Ben sappiamo che è difficile condurre l’uomo alla "Verità" nel vivere di oggi, estraneo, lontano da un rinnovamento spirituale, nella sua solitudine desolata che nessuna voce raggiunge, ma solo spazi di dubbi e di sgomento ai quesiti del perché la vita, la morte, l’ingiustizia, gli eventi sempre uguali e sempre diversi, di ieri, di oggi, di domani - pazienza antica della speranza - e la mente, accanto alle "meravigliose scoperte della scienza", non sa perché si protenda verso il cielo, se teme che il cielo sia vuoto …

Per questo la "nostra massoneria, riscoperta e rigenerata nello spirituale, che sintonizzi l’uomo all’armonia del creato" inizia il cammino nella speranza nuova in una nuova Famiglia.

Dobbiamo rinnovarci facendo avvicinare pensieri e riflessioni ad altri pensieri e ad altre riflessioni, di gente ad altra gente. Noi, l’uomo, dobbiamo agire nella società per libera scelta, col fine ultimo del nostro perfezionamento morale, poiché, come ci ricorda Fichte nel suo "La missione del dotto" : "…nessuno può operare con esito felice per il perfezionamento morale degli altri, se egli stesso non è un uomo retto".

Camminiamo accompagnati dai sogni di ieri, abbiamo speranze buone per un futuro migliore, ma non dobbiamo dimenticare gli errori compiuti nella ricerca della luce, problematica ancora aperta e lontana dalla soluzione, che è la "Verità"." … tutto ciò che conosco è una porta sul buio " scriveva in una memorabile poesia il Premio Nobel irlandese Seamus Heaney alla fine del secolo scorso.

Anche a noi sono affidati i valori della cultura della nostra epoca e delle epoche future, mentre affacciati alla " porta aperta sul buio " accendiamo la fiaccola che illumini il primo passo di oggi sulla strada del domani.

Angelo Silesio concluse le sue rime spirituali "Il pellegrino cherubico", con una esortazione ed un invito, che conserva una straordinaria attualità : " Amico, ora basta. Per il caso tu voglia leggere più avanti, va e diventa tu stesso la scrittura, tu stesso l’essere".

Concludo portando il saluto dei fratelli della famiglia massonica sammarinese

nel dire : …… quella sofferta afflizione che ci ha accompagnato per troppo tempo, va dimenticata.

Noi cerchiamo di essere utili per unire, non per dividere ancora e nella nostra piccolezza vogliamo offrire qualcosa alla costruzione di una "armonia universale".Potrà apparire utopico semplicismo.

Non ignoriamo la complessità degli avvenimenti che hanno segnato discordia e lacerazioni, non sottovalutiamo le difficoltà varie che esistono e che vanno affrontate.

Il secondo millennio segna il finire di una epoca caratterizzata dalle ferite alla unità della Famiglia Massonica ed il terzo che batte alla porta della storia sente la necessità di una "Massoneria riscoperta e rigenerata nello spirituale" che sintonizzi l’uomo alla armonia del creato.

Dovremo costruire con le disarmonie singole una "armonia universale" nella unità di tutti i Fratelli, in reciproca collaborazione meditando sul celebre aforisma di Agostino da Tagaste :

"… in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas."

( nelle cose necessarie solidale unione, nel dubbio libertà, in tutto indulgente comprensione )

                                                                   Lo sappiamo bene : c’è un’attesa

                                                                                                                                                       Giacomo Maria Ugolini

           

                                                                                                                                               

                                                                                                                              

 

 

 

 

                                         Il Gran Maestro

                                Giacomo Maria Ugolini

 

 

 

 

 

Titolo  I

 

 

PRINCIPI  GENERALI

Art. 1.

           La Massoneria è universale.

         Non è una religione, rispetta le credenze religiose e politiche e ne vieta in Loggia la discussione.

         Intende  alla  elevazione materiale, morale e spirituale dell’uomo.

         Gli appartenenti si chiamano Liberi  Muratori e si raccolgono in Comunioni Nazionali.

         L’Oriente è il luogo in cui ha sede una Loggia.

 

Art. 2.

           La Gran Loggia  della Repubblica di San Marino, uniformandosi  a quanto la Massoneria Universale professa e si propone, propugna il principio del rispetto dell’ordine politico e sociale e si ispira al trinomio

 

  LIBERTA’ – UGUAGLIANZA – FRATERNITA’ 

              e si raccoglie sotto il simbolo iniziatico

A \ G \ D \ G \ A \ D \ U \

 

Art. 3.

           La Comunione della Gran Loggia della Repubblica di San Marino segue l’esoterismo  nell’insegnamento ed il simbolismo nell’arte operativa.

           Adotta la divisione della Massoneria simbolica per i Fratelli e le Sorelle nei tre gradi :

-     Apprendista Libero Muratore,

-          Compagno di Mestiere,

-          Maestro d’Arte.

 

Art. 4.

           La Gran Loggia della Repubblica di San Marino è  legittima fonte di autorità massonica sulle Logge alla obbedienza e nei confronti delle Comunioni Estere.

           Ha  potere  di  emanare, modificare e abrogare le leggi per il governo dell’Ordine nel rispetto delle istituzioni del Paese, di regolare  i  rapporti  e  gli accordi con le Comunità Massoniche di altri Orienti.

           E’ dotata di un “ labaro ” bianco bordato di azzurro che reca al centro lo stemma a ricamo d’oro qui riprodotto ed è integrato da un nastro in cima all’asta con i colori nazionali della Repubblica di San Marino.

Art. 5. - Organi della Gran Loggia.

           Sono Organi della Gran Loggia dei Liberi Muratori di San Marino :

-          il Gran Magistero

-          il Consiglio di Governo dell’Ordine

-          i Collegi Distrettuali

-          le Logge

-          la Giustizia Massonica.

           Tutti gli Organi sono responsabili nei confronti della Gran Loggia, così come ogni singolo componente  lo  è  di  fronte  all’organismo  del  quale fa parte per gli atti di ufficio cui è preposto.

 

Art. 6. - Sovranità della Gran Loggia.

           La Gran Loggia ha sovranità massonica sulle Logge alla sua obbedienza :

-          emana norme e statuti,

-          li rinnova nel rispetto degli antichi  “ Landmarks  ”;

-          amministra direttamente, o per suoi delegati, le attività dell’Ordine.

 

Art. 7. - Garanti di Amicizia.

           La Gran Loggia  della  Repubblica  di  San Marino  può  scambiare  “ Garanti di Amicizia ”  

           con Grandi Logge o Grandi Orienti esteri.

         

Art. 8. - Il Gran Magistero.

           E’ composto dal Gran Maestro e dai Grandi Maestri Aggiunti.

           Esamina la problematica della Famiglia Massonica Sammarinese e ne dispone le direttive-guida.

 

Art. 9. - Il Consiglio di Governo dell’Ordine.

           Agisce in conformità della Costituzione e Regolamenti.

           E’ formato  dal  Presidente e da almeno quattro Dignitari di Gran Loggia nominati dal Gran Maestro.

 

Art. 10 . - Il Collegio Distrettuale.

           E’ costituito dai Maestri Venerabili in carica di tutte le Logge del Distretto.

           Il Collegio nella prima riunione elegge un Presidente, un Vice Presidente e l’Oratore che restano in carica un            anno e sono rieleggibili.

 

 

 

 

SCOPI E RELAZIONI

 

                                                                         La Gran Loggia della Repubblica di San Marino

  • dichiarata la propria sovranità per legittima e regolare costituzione
  • concorda con i principi della Tradizione Massonica e persegue gli scopi che ne furono le fon- damenta,
  • si conforma all’ordine del Grande Architetto dell’Universo testimoniandoLo nelle proprie opere,

         enuncia nella " Reciprocità con Grandi Logge " i " Requisiti " che debbono regolarne il rapporto fraterno,

  • presenta al terzo millennio la necessità di una " Massoneria riscoperta e rigenerata nello spirituale " che sintonizzi l’uomo all’armonia del creato,
  • afferma che il Libero Muratore assume i suoi impegni sul Libro Sacro della Religione cui appartiene, non compie alcun atto contro l’ordine e la morale sociale ed osserva le leggi dello Stato con lealtà e fedeltà, ha l’obbligo di non aderire ad alcuna Associazione anche internazionale, che pur professandosi massonica non ne rispetti i principi qui stabiliti.

 

 

NEL  NOME  SANTISSIMO

dell’ONNIPOTENTE CREATORE DEI MONDI

GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO

 

 

                                                                                                        NOSWS   EIRUK  NOT   NOAL   UOS 

                                                                                                                                               (  salva, o Signore, la Tua gente  )

                                                                                                                                                                             -  Tropario  Bizantino  -                               

 

 

I  FRATELLI  DELLA  FAMIGLIA  MASSONICA  SAMMARINESE

          

 

          in profondo vincolo di fede nel mistero dell’Onnipotente Creatore dei mondi Grande Architetto dell’Universo, 

           nel desiderio che pace, benessere, apertura al dialogo in atmosfera di fraterna  comprensione, attuino l’insegnamento massonico al rispetto delle religioni e alla libertà di pensiero, dove l’amore  deve  essere  universale nel suo oggetto, spirituale nel suo principio, sensibile nei suoi effetti, operativo per tutti i fratelli di  tutte le genti,   

           nella  riflessione che scopo dei Liberi Muratori è  armonia  a  difesa  dei valori di Libertà, Uguaglianza, Fraternità,

           nella osservanza dell’ordine morale, sociale e nel rispetto delle Leggi dello Stato,

   

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21 gennaio 2011 5 21 /01 /gennaio /2011 21:26

Non Sappiamo se e un bene o un male - ma di sicuro minchion non ha idea di come puo essere dura per il 90% delle persone Italiane!( Una vita di merda) Queste persone pero sono persone che credono! Credono a tutte le minchiate che forse dice lui o forse gli altri! E vanno e vagano tra problemi di soldi, molti di imposte dirette o indirette! E grazie a persone come minchin e berluscon, di Prodino e fassino! Forse non dalla stessa parte in Pubblico, ma iscritti allo stesso clup!
 Massoni, lobbisty, p1-p2-p3!
 La lobby scrive, senatori ,onorevoli e ministri leggono!

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21 gennaio 2011 5 21 /01 /gennaio /2011 21:07

Max di strischia , ci informa di cio che quasi tutti Italiani sappiamo! Mafia nella Politica Italiana..............perche ce gente che ancora non lo sapeva! E anche Battone(escort) e trans , per non parlare della cocaina! Mentre impongono una specie di fascismo e un controllo mediatico su chi none della lobby! Nella massoneri non ci sono destra e sinistra , ma un burattinario con una vera stretta di amicizie , come compagni di merende!

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21 gennaio 2011 5 21 /01 /gennaio /2011 19:45

 


La Banca d'Italia è una società per azioni, anche se con uno statuto un po' particolare riguardo ai i diritti e al tipo di partecipazione dei soci. Le quote sono di varie banche e, in misura minore, di compagnie d'assicurazioni e dell'INPS.

L’Ufficio Studi di Mediobanca ha identificato il 90,17% della proprietà della Banca d'Italia.

Notare che tre banche da sole "controllano" la Banca d'Italia: Intesa, San Paolo IMI e Capitalia.
Ma se loro "controllano" la Banca d'Italia, come fa la Banca d'Italia a controllarle?

Principali azionisti della Banca d'Italia (90,17%).

Gruppo Intesa

Gruppo San Paolo IMI

Gruppo Capitalia

Gruppo Unicredito Italiano

Gruppo Assicurazioni Generali

INPS
Banca Carige  
Banca Nazionale del Lavoro  
Banca Monte dei Paschi di Siena  
Cassa di Risparmio di Firenze  
RAS-Riunione Adriatica di Sicurtà

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21 gennaio 2011 5 21 /01 /gennaio /2011 19:38
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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 22:26

Perché nonostante il referendum l'Italia punta sul nucleare.

 

 

 

Nel 1987, all'indomani della strage di Chernobyl, il popolo italiano disse di no all'energia nucleare risponendo in modo netto a tre quesiti referendari.
Eppure, trascorsi i cinque anni che per legge impediscono a un governo di legiferare sulla materia sottoposta a referendum, il governo Berlusconi quater ha preparato un ritorno in grande stile per i reattori.
Il cammino dell'atomo è stato scandito da due leggi del 2008 e del 2009 (rispettivamente n.133 e 99), più un atto di indirizzo del settembre di due anni fa in cui l'energia nucleare veniva elencata tra le priorità politiche del Paese. Infine, il decreto legislativo n.31 del 2010 ha completato il quadro, delegando al ministero dello Sviluppo economico i decreti attuativi necessari a concretizzare le cose: dalla definizione dei luoghi pronti a ospitare le centrali alla campagna di informazione per il pubblico. Ma a distanza di dieci mesi, i decreti non sono stati emessi.
IGNORATA LA VOLONTÀ POPOLARE. Ma la comunità giuridica non è d'accordo sull'opportunità di tornare a legiferare sul nucleare, di fatto ignorando la volontà espressa dal popolo italiano. Esistono orientamenti diversi, perché la Costituzione non prevede né vieta esplicitamente di emanare leggi su questioni già soggette a referendum.
E senza aspettare la posa della prima pietra, l’Italia dei Valori si è messa all’opera. Ha raccolto le firme necessarie e presentato alla Consulta un referendum per abrogare il  ritorno al nucleare: il 12 gennaio la Corte lo ha dichiarato ammissibile. Ora tocca alla gente tornare alle urne ma, dopo il tradimento della prima volta, potrebbe non essere facile.

Martedì, 18 Gennaio 2011

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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 22:15

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Che cos’è il “turbamento” di cui ha parlato il presidente Napolitano? È una cosa che prende allo stomaco, che ammutolisce e spaventa, perché sembra inghiottire tutto nel suo vortice, come la forza gravitazionale di un buco nero. Le notizie dei telegiornali, dopo i lunghi servizi sulle intercettazioni delle ragazze di Arcore, perdono ogni consistenza, non hanno più importanza, sono ricordi di un mondo più o meno normale che è stato sfregiato, deformato e ora proietta la sua ombra grottesca su tutto.
IL POTERE PASOLINIANO. Non è semplicemente cronaca e neppure semplicemente politica o caso giudiziario. È piuttosto una rappresentazione che sgomenta, perché parla di noi, del nostro Paese e del nostro tempo. «Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità che sfuggono alla logica comune». Così Pier Paolo Pasolini spiegò in un’intervista il senso del suo film Salò e le 120 giornate di Sodoma, girato nel 1975, pochi mesi prima della morte. In quel film, l’umanità viene trasformata in oggetto totale e il sesso vi svolge un «ruolo metaforico orribile», secondo le parole dello stesso Pasolini.
UN FILM PROFETICO. Ma quello era un film (come si dirà adesso “profetico”) e il sesso era una metafora. Qui invece tutto è davvero accaduto, ed è proprio questa coincidenza di linguaggio e realtà a formare una cappa di piombo che ci toglie il respiro.
La questione centrale, nella prospettiva pasoliniana, è proprio quella del Potere e del Potente che, nella concezione berlusconiana, è veramente tale proprio in quanto si sottrae alle leggi che vincolano gli altri, i comuni mortali. Se anche il potente deve rispondere alla Legge, allora che potente è? Per questo richiama ossessivamente il “consenso del popolo”, non potendo vantare, come i faraoni d’Egitto e tutti i re della storia, un investimento che gli provenga direttamente da Dio (ma lui ci ha anche provato, definendosi «l’unto del Signore»).
GUERRA TRA POTENTI. Solo così si può comprendere la guerra che si apre ora tra il potere del capo e quello dei magistrati, che lo inchiodano ad accuse per le quali chiunque altro dovrebbe pagare la colpa. In una guerra, non si può non schierarsi. E allora bisogna vedere che i giudici di Milano sono in questo momento i custodi della Legge e quindi dello Stato, cioè di tutti noi, mentre il potere fa quadrato e indossa stivali chiodati per difendere il bunker del sesso di Arcore, che non è una metafora, ma il luogo reale della sua grottesca apoteosi.

 

Mercoledì, 19 Gennaio 2011

 

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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 21:55

Dal voto anticipato i partiti incasseranno 500 milioni.

 

 

Andare a votare conviene.

100929203009_medium.jpgNon solo perché i lavori parlamentari ristagnano, bloccati dagli scontri interni alla maggioranza di centrodestra. Ma perché i partiti politici godono di rimborsi elettorali  previsti dalla legge che farebbero impallidire i tanto vituperati anni della prima repubblica, quando la legge sul finanziamento pubblico fu abolita con un referendum del 1993.
Del resto, l'Italia è il Paese delle eterne elezioni. Dal 1994 al 2010 ci sono state ben dodici tornate elettorali, suddivise tra politiche (cinque), europee (quattro) e regionali (quattro).
«Se fossi un tesoriere di un partito e ragionassi in termini di azienda, l’ideale sarebbe andare a votare ogni sei mesi», ha spiegato a Lettera43.it Maurizio Turco, deputato radicale da sempre attento alla materia.
Il fatto è che che dopo la legge del 2006 l'ammontare del contributo è dovuto per tutti e cinque gli anni di durata teorica della legislatura, «indipendentemente dalla sua durata effettiva». E infatti anche quest'anno i partiti incasseranno un quinto dei 468,8 milioni di euro di contributi previsti per le elezioni del 2006.
E riceveranno fino al 2012 quelli relativi alle politiche del 2008. Potrebbero fare il tris andando al voto nel 2011, assicurandosi una pioggia di milioni di euro fino al 2015.

 

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Un quadro legislativo inquietante

Tabella Corte dei Conti spese elettorali, relazione del 2009.

Dalla Corte dei Conti, che dal 1994 ha monitorato i soldi pubblici versati, emerge un quadro inquietante, su cui però l’organo costituzionale può davvero fare ben poco, se non attenersi al merito e chiedere al legislatore nuovi interventi in materia.
Nell’ultima relazione sulle elezioni politiche del 2008, i magistrati auspicano, per evitare eventuali incertezze interpretative, «un intervento legislativo che valesse a meglio precisare l’esatta operatività delle norme».
Soprattutto mettono in evidenza «l’assenza di qualunque misura sanzionatoria da irrogare nel caso di irregolarità». Dall’esame della tabella nella foto, è evidente la differenza fra le spese elettorali (effettuate e riconosciute legittime alla verifica del Collegio di controllo della Corte) e il contributo percepito dai partiti: nel 2008 a fronte di una spesa elettorale di 110 milioni di euro, i contributi statali sono stati pari a 503 milioni di euro, il 457% in più. Ma non è un record perché alle politiche del 2001, con spese riconosciute per 49,7 milioni di euro, i partiti ricevettero 476 milioni, quasi dieci volte tanto, il 959 % in più.
Scrive la Corte dei Conti: «A dimostrazione di quanto più volte sottolineato in questa Relazione e cioè che quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento».

  

 

La truffa dei partiti

La legge sul finanziamento pubblico ai partiti fu abolito nell’aprile del 1993 con il 90,3% dei voti espressi in un referendum promosso dal Partito radicale. Nel dicembre dello stesso anno, però, fu anche “aggiornata” la legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, applicata tre mesi dopo in occasione delle elezioni del 27 e 28 marzo 1994.
Nel giro di pochi mesi, il rimborso fu erogato in un’unica soluzione per un ammontare complessivo nella legislatura che tra, Camera e Senato, fu pari a 90 miliardi di vecchie lire. Una sciocchezza a confronto con i rimborsi elettorali dei nostri giorni.
Nel giugno 1999, poi, fu emanata una nuova legge: “Norme in materia di rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie”. Insomma, si passò dal "contibuto" del 1994 al "rimborso".
E infatti il Parlamento portò il rimborso da 1.600 a 4 mila lire. Poi nel 2002, con l'arrivo dell'euro, il contributo passò a 5 euro. Un aumento secco, in termini reali, del 142%. In soli tre anni. Da moltiplicarsi, però, non più per tutti i cittadini, ma per il numero di quelli iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati, e solo per i partiti che avessero ottenuto almeno l’1% dei voti.
L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa, passò così da 193,7 a 468,9 milioni di euro. Il 26 febbraio 2006, con la legge n. 51, il rimborso è dovuto per tutti e cinque gli anni di durata teorica della legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Insomma, se la legislatura dura due anni, i partiti ricevono comunque per cinque anni un contributo annuo pari a un quinto della somma complessiva.
Guardacaso la legislatura si chiude anticipatamente dopo appena due anni. Il risultato? Nel 2009 e nel 2010 i partiti hanno incassato il doppio, le quote annuali relative alla XV e alla XVI legislatura.
Secondo i dati elaborati dalla Corte dei Conti nel 2010, dalle elezioni del 1994, le spese dei partiti per le elezioni politiche sono ammontate a circa 579 milioni di euro. I contributi erogati dallo Stato, però, hanno superato i 2,2 miliardi di euro, il 389% in più.

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19 gennaio 2011 3 19 /01 /gennaio /2011 21:21

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