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23 marzo 2011 3 23 /03 /marzo /2011 20:21

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Pace- Amore e Musica sarebbe una vita per l'umano e la sua corta esistenza ! Invece dobbiamo morire di salute schiattare per il lavoro e essere sfruttati come pecore da tosare e tassare mentre loro rubano dal Paniere( da merda)! Dio ci ha dato la vita  oppure la natura , mettetela come volete! Invece no! Centri commerciali , benzina , nucleare per energia e altre mega stronzate che tutti sanno che fanno male! Governate da poche persone , da costo pari a zero e venduto senza scontrino fiscale nei centri commerciali. Una presa per il culo! None che succedé solo in Italia , ma il problema qua e conosciuto da tutti i veri Paesi Europei che ci stanno intorno, tanto e vero che ci chiamano pirloni e Paese delle Banane. Chi addirittura vive fuori Italia non si dichiara proprio Italiano , ma usa spesso il nome della sua regione nativa, specialmente gli Isolani! Oltre a guadagnare miliardi spendono in feste ciò che tu guadagni in un Anno.  Tu come io , non mi sento nato per questa Vita , ma oltre che contestare, cosa si può fare? Di certo i no Global sbagliano……….. L'obiettivi!  Ma che ci possiamo fare? La mia vita qua in Italia (tra comunisti e fascisti )? Amo L'Italia …. Ma non la giustizia!   Amo il Prossimo , ma odio i Rom zingari e come me amici miei Marocchini , Romeni e Africani del sud. Odio i criminali , e uguale di che colore sono!  Ma sono d'accordo su una cosa , puniscono l'unica cosa che non fa male, mentre loro uccidono ( In tutti i sensi e in tanti paesi e esperimenti) . Giustizia……. Ma sapete voi Italiani cose la Giustizia? E chi ruba nel Paniere sapete cose ? La Giustizia Italiana non sa cose! E chi ha un figlio carabiniere , Poliziotto o Finanziere gli chieda se crede ancora nella Giustizia.

Non esiste  solo il ladro Povero che  appena prende un coltello o la pistola rischia subito un aumento di pena per pericolosità , oltre naturalmente un misserò bottino !

Esiste anche il Ladro che non usa armi per mettere paura a qualcuno , ma copre cariche che ormai hanno assunto una parola sola " lei non sa chi sono io"  senza  rischio ! Se muoio Dio farà in modo che gli aspetto all'inferno  , ma voi se avete un po' di buon senso pensate e capite che nei altri Stati Democratici(veri)Europei l'Abito non fa il Papa !

Bumbazza usa la testa e poi la mazza!  Griffa Diego ….ma vaff. :-)199840 159181620804544 100001381204377 353401 1010053 s

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17 marzo 2011 4 17 /03 /marzo /2011 13:40

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Festa d'Italia = festa della Massoneria italiana

 

Oggi si festeggia l'Unità d'Italia, ma nella sostanza si festeggia l'unità della massoneria in Italia. Garibaldi e i suoi mille erano tutti appartenenti alla massoneria. Oggi è la festa di tutti i massoni italiani. L'unità d'Italia venne decisa( Dai Savoia)  per concentrare tutti i poteri e gli interessi del Paese nelle loro mani, da quello Politico, economico, militare, ecclesiastico, ecc.. da allora non è cambiato nulla, il potere continua ad essere sempre nelle loro mani, per chi ne è fuori rimane e resterà sempre escluso da tutto.  Ieri sera alle iene hanno intervistato i politici ... non sanno neanche la storia della nostra Repubblica uno ha risposto che il 17 marzo è stato preso a caso ...  a parte la Sataniche che è fuggita .... lasciamo perdere sono dei burattini in mano ai pupari .... Dio se esiste ci salvi ..... il 99% degli intervistati non sapeva rispondere .. vadano a casa se hanno un pò di dignità .... www.questavoltanonvoto.it 

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15 marzo 2011 2 15 /03 /marzo /2011 13:44

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Reattore nucleare militare presso il Cisam-Pisa (foto di Gianni Lannes)  25 FEBBRAIO 2011 ⋅   

Ecco la Toscana dove vige un ferreo segreto di Stato sui pericoli atomici. Camen (Centro Applicazione Militari per l’Energia Nucleare), Cresam (Centro ricerche esperienze e studi per le applicazioni militari)Cisam(Centro per l’Applicazione Militare dell’Energia Nucleare): un cambiamento solo di facciata. Un saluto all’ingresso del ‘cimitero nucleare militare italiano’:470 ettari di verde blindato nel cuore del parco Migliarino-San Rossore.

L’attesa è durata un anno, prima di ottenere dal ministero della Difesa l’autorizzazione a varcare l’invalicabile ingresso ai civili del Centro Interforze Studi Applicazioni Militari -istituito con decreto del 28 aprile ’94- di San Piero a Grado.

Nel Centro di ricerca bellica che lambisce il Mar Tirreno, ad un tiro di schioppo da Pisa, a due chilometri dall’immensa base Usa di Camp Darby (imbottita di ordigni nucleari, in base ai documenti ufficiali del governo Usa), la magistratura aveva aperto un’inchiesta in seguito alla presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica. «Più di cento bidoni sono stati abbandonati per anni all’aperto.Contengono scorie e rifiuti radioattivi» ha accertato il sostituto procuratore Flavia Aleni che ha appurato  -attraverso una consulenza tecnica- il grado di pericolosità. Si tratta degli scarti della lavorazione di un ventennio produttivo del reattore nucleare di media potenza Galileo Galilei (nome in codice: Rts-1), avviato nel 1960 per esperimenti di guerra e poi, ufficialmente disattivato nell’80.

Le scorie sono rimaste lì”, racconta l’ingegnere che ha sporto denuncia “con il tempo i contenitori si sono deterioratiAlcuni sono arrugginiti, altri hanno evidenti fori con la possibilità che parte del materiale sia uscito. Tempo fa sono stati spostati in un’altra zona della base. Un’operazione che è avvenuta senza la minima prevenzione”.

La Procura ha nominato un perito che ha svolto accertamenti e stilato una relazione, constatando la presenza nel sito di «materiale radioattivo». Secondo l’esperto che ha segnalato il caso “sono materiali entrati in contatto con il reattore e contaminati ma anche scorie della lavorazione, radionuclidi tra cui spiccano uranio e plutonio. I più pericolosi, perché non solo devono osservare rigidissime misure di prevenzione ma anche il loro smaltimento deve essere eseguito attenendosi a norme di sicurezza rigorose”.

In ossequio al decreto legislativo 230 del ’95, come viene conservato il materiale nucleare? Secondo l’ammiraglio Francesco Andreuccetti, ex direttore del centro, “Al Cisam è tutto sotto controllo e non c’è motivo di rendere pubblici i dati sul nucleare militare in Italia. Noi ci atteniamo a un regolamento interno”. Domanda ai ministri Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e Ignazio Larussa (Difesa): quante scorie sono state prodotte e risultano presenti al Cisam? L’ultimo inventario noto all’opinione pubblica risale all’anno 2000. Appunto le stime dell’Enea, dell’Anpa, dell’Enel e addirittura un rapporto dell’Unione europea indicano «700 metri cubi». Durante il penultimo governo Berlusconi, il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ed il suo capo di gabinetto Paolo Togni, non hanno mai pubblicato -come prescrive la legge- l’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi. Medesimo copione successivamente col governo Prodi ed il ministro Pecoraro Scanio. Insomma: “top secret”.

L’ex direttore del Cisam, incalzato a dovere innesta la marcia indietro tutta e ammette: “Noi in effetti abbiamo avuto ulteriori introduzioni di materiale nucleare proprio per la nostra attività di spazzini del nucleare e, di conseguenza, se invece di 700 metri cubi sono 750 non glielo so dire”. Ma proprio sui numeri si infittisce il mistero, poiché nell’Inventario nazionale rifiuti radioattivi redatto dall’Apat, i dati sul Cisam attestano una riduzione a «350 metri cubi di rifiuti radioattivi».

In virtù dello stato giuridico particolare dell’amministrazione militare, quest’area non è interessata allo stato di emergenza nucleare. Eppure il rapporto sullo ‘Stato della radioprotezione in Italia’, compilato dall’ Enea prima che la gestione del nucleare passasse alla Sogin nel 1999, considera l’impianto del Cisam tra quelli da mettere in sicurezza, considerata la pericolosità del combustibile usato prima dello spegnimento e dei rifiuti radioattivi prodotti. Proprio il Centro di ricerca militare ha tra gli altri compiti quello di analizzare la radioattività sui campioni d’acqua del porto di La Spezia e dell’Isola di Santo Stefano in Sardegna, dove il governo Usa aveva installato, a partire dal 1972 fino al 2008, in barba al Parlamento italiano, una base per sommergibili a propulsione ed armamento nucleare.

Nell’ordinanza di nomina del generale Carlo Jean a commissario con poteri speciali per il nucleare (D.P.C.M. 7 marzo 2003, numero 3267) il capo del governo Silvio Berlusconi elenca gli impianti atomici che devono essere smantellati, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico: ma nell’atto non si menziona il reattore Galilei, né il Cisam e nemmeno viene citata la Toscana tra le regioni in emergenza a causa della presenza di plutonio e altre sostanze radioattive.

Dove sono gli elementi di combustibile irraggiato per 20 anni, le sorgenti dismesse e le scorie radioattive di prima, seconda e terza categoria?  

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DISCARICA MILITARE ATOMICA

 Due interrogazioni al Governo Berlusconi attestano il trasferimento dall’arsenale della Marina di La Spezia al Cisam, di ben 760 chilogrammi di materiali ferrosi e cementizi contaminati da circa 2 chilogrammi di uranio impoverito. Domanda, infatti, il senatore Luigi Malabarba (Prc) il 4 febbraio 2004 (interrogazione n. 4-06049), ai ministro della Difesa, della Salute e dell’Ambiente: «quali disposizioni siano state adottate in relazione al trasporto, presso il CISAM di San Piero a Grado (Pisa), dei rifiuti nucleari, e ciò anche tenendo conto del fatto che la quantità di tali rifiuti sembra eccedere le possibilità di stoccaggio in sicurezza presso il CISAM, nonché delle conseguenze dell’inquinamento sulla popolazione locale». Il ministro Antonio Martino replicava che «gli atti sono coperti dal segreto. I materiali che l’interrogante definisce “rifiuti nucleari” sono, in effetti, materiali emettitori di radiazioni ionizzanti rimossi a cura del Cisam. L’esiguo quantitativo dei suddetti materiali è assolutamente compatibile con le possibilità di stoccaggio in sicurezza presso le aree attrezzate del predetto centro».

La deputata Elettra Deiana (Prc) si era rivolta il 22 aprile 2004 (interrogazione n. 4-09816) al presidente del Consiglio. «Le pale di elicottero incriminate per l’uranio, sono state trasferite alla chetichella, per essere lavate, al Cisam, un’altra struttura sulla quale vige il più assoluto riserbo». Il ministro Martino (14 aprile 2005) aveva confermato, tra l’altro la presenza di «n. 1 contrappeso delle pale di elicottero costituito da kg 1,8 di uranio impoverito». Si sono verificati da allora e prima, altri trasferimenti di rifiuti nucleari?  I ministri della Difesa (Martino, Parisi, Larussa), osservano il silenzio stampa. Eppure il 30 dicembre 2003, l’assessore regionale all’ambiente, Tommaso Franci, il sindaco di Pisa Paolo Fontanelli ed il presidente della provincia Gino Nunes avevano pubblicamente annunciato: “Non ci sarà lo stoccaggio nel parco naturale, a san Piero a Grado, presso l’area militare Cisam, di scorie nucleari”.

Secondo gli atti ufficiali sono stati smaltiti nella discarica del Cisam i dischi di uranio impoverito che erano stati abbandonati nella discarica di Campo in Ferro, nell’area dell’Arsenale militare di La Spezia. La presenza in discarica dei dischi gettati sul terreno, materiale considerato molto pericoloso, è stata accertata dal consulente tecnico del procuratore della repubblica Attinà, ingegner Luigi Boeri, che ha avviato l’inchiesta sulle violazioni della legge Ronchi da parte de vertici della marina militare. I dischi di uranio impoverito vengono utilizzati per stabilizzare e bilanciare le pale degli elicotteri grazie ad un peso specifico (pari a 19) molto elevato.

Già nel 2002 un gruppo di cittadini segnalò la pericolosità del Cisam: la delicata fase di dismissione del reattore non verrebbe eseguita secondo regole di sicurezza e viene segnalata la presenza di un cimitero radioattivo nell’area naturalistica.

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ATOMO BELLICO

Con quali compiti nasce in realtà l’attuale Cisam? “Nel 1956, presso l’Accademia navale di Livorno, era entrato in funzione il Centro per l’Applicazione Militare dell’Energia Nucleare. I primi risultati furono visibili negli anni seguenti” rivela l’ambasciatore Sergio Romano. Nel 1961 il Camen fu trasferito nella sua sede attuale, nel ’62 fu promulgata la legge istitutiva (n. 1483). In un discorso pronunciato alla Camera dei Deputati, il 23 gennaio 1969, Giuseppe Niccolai ne illustra le funzioni: «Progettare e realizzare un reattore dimostrativo completamente italiano; creare un gruppo di esperti, progettisti e operatori; esperienze necessarie per la progettazione di ulteriori impianti per usi vari (militari e civili) fino al reattore per la propulsione navale; formazione di specialisti militari per l’impiego dei reattori e per il controllo della radioattività». E infine, afferma rivolgendosi al ministro della Difesa, Gui: «produrre armi nucleari. Nei primi programmi del CAMEN si parla esplicitamente della costruzione della bomba atomica italiana».

La tentazione di costruire un proprio arsenale colpisce il governo italiano, che tra il 1974 e il 1976 fa eseguire tre test di un missile in grado di essere equipaggiato con una testata atomica. I lanci di prova avvengono in Sardegna, nel poligono militare di Quirra, all’estremo lembo sud-orientale della provincia di Nuoro. Gli esperimenti sono coperti dal solito segreto di Stato. Il primo test del missile Alfa, un vettore a due stadi, si svolge il primo febbraio 1973. La ratifica da parte italiana del trattato di non proliferazione delle armi nucleari giungerà soltanto nell’aprile del 1975. Il “Programma tecnologico diretto allo sviluppo di un carburante solido ad alto potenziale per razzi per applicazioni civili e militari” – rivelano gli incartamenti top secret del ministero della Difesa – decolla nel 1971 in collaborazione tra Marina e Aeronautica. Nessuna menzione della testata nucleare, nessun accenno alla vera natura dell’operazione.

Alfa era un razzo vettore composto da due stadi, il primo lungo quasi 4 metri, il secondo pochi centimetri meno di tre metri. Le società impegnate nel progetto erano AeritaliaSelenia e Sistel, con Bpd Spazio incaricata di produrre il carburante. Siamo nella sesta legislatura del parlamento italiano. Presidente del consiglio dei ministri è Giulio Andreotti, responsabile della difesa è Mario Tanassi, mentre al dicastero degli esteri siede Giuseppe Medici.

La ratifica da parte italiana del trattato di non proliferazione delle armi nucleari arriverà  nell’aprile del 1975: fino a quel momento e oltre i nostri governi e gli apparati militari non erano sottoposti ad alcun tipo di vincolo per ciò che riguardava la costruzione e il dispiegamento di missili a testata nucleare. L’Italia a quel tempo era sul mercato: con le centrali atomiche aperteacquistava uranio e plutonio dagli Usa (documenti ministero degli Esteri), necessario alla realizzazione della bomba atomica. L’idea, sostiene il giornalista scientifico Giovanni Caprara “era quella di disporre di un missile simile all’americano Polaris, da poter imbarcare e lanciare da bordo di sottomarini o di unità di superficie, come l’incrociatore Giuseppe Garibaldi, già armato con lanciamissili”.

 

Ecco qualche documentato esempio sulle ricerche segrete. Il Rapporto 1010 (3 settembre 1973) del Camen è eloquente: “Studio sulla possibilità di impiego di plutonio in sostituzione di uranio 235 nei reattori nucleari termici”. Alla stregua del rapporto 1037 (6 maggio 1974) “Progetto di un elemento di combustibile sperimentale per esperienza di conversione Uranio-Plutonio nel reattore G. Galilei”; e del rapporto 1041 (21 agosto 1974) intitolato “Impianto di laboratorio per il ritrattamento di uranio irraggiato”. Ed ancora del rapporto 1154 (2 settembre 1977), denominato “Progetto di impianto di produzione di esafluoruro di uranio” e del rapporto 1158 (12 settembre 1977), intitolato “Immagazzinamento di rifiuti radioattivi in formazioni saline”.

Nel ’78 il Camen fu dichiarato “istituto autorizzato per la protezione dei rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”. Il decreto ministeriale del 13 luglio 1985, sancì la nascita del Cresam (Centro ricerche esperienze e studi per le applicazioni militari), equiparato (con D.P.C.M. 593/1993, art. a tutti gli effetti agli enti pubblici di ricerca.

Singolare coincidenza: gli esperti del Cisam hanno fatto parte della Commissione Mandelliaccusata di aver sottaciuto gli effetti mortali dell’uranio impoverito sui militari italiani.

 

Quanto agli incidenti, il mistero è assoluto. Un minuscolo spiraglio è stato aperto proprio dall’onorevole Niccolai che in un intervento al Parlamento aveva dichiarato al ministro della Difesa, Gui: «Un certo giorno arriva al centro del materiale contaminato da eliminare, da sotterrare. Nel laboratorio di radio-protezione è subentrato ad un libero docente di fisica sanitaria e nucleare un maggiore di fanteria. L’ufficiale vede questo materiale contaminato giacente in un magazzino e contrassegnato con la scritta «Pericolo», ma non ci pensa due volte: eliminare tale materiale è evidentemente compito suo e dei suoi uomini. Ebbene, armati di martello, con la più sbalorditiva, fanciullesca, incredibile imperizia (simili operazioni non si fanno in massa, ma uno per volta!) il maggiore di fanteria e tutti i suoi uomini effettuano l’operazione, a petto nudo, senza guanti né tuta. Il risultato è che tutti rimangono contaminati, primo fra tutti il maggiore capo del laboratorio radioprotezioni. Se il capo della protezione-radio è questo, lei può immaginare, signor ministro, il resto».

Il Centro di ricerca bellica fu diretto per anni da un ammiraglio e da alti ufficiali aderenti alla P2, la loggia massonica golpista creata daLicio Gelli, tuttora operativa nel Belpaese.

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DENUNCIA INASCOLTATA

Parola di Legambiente Pisa. «Materiale radioattivo a San Piero. La popolazione deve essere informata. Non stupisce, ma preoccupa. Nel CISAM (allora CAMEN) è stato attivo negli anni settanta un reattore di ricerca e le sue scorie accantonate nella pineta, come si poteva vedere allora in un filmato presentato ai visitatori. Oggi sappiamo che la stessa struttura è autorizzata a “smaltire” rifiuti speciali radioattivi. La parola smaltire è però ingannevole: infatti non esiste alcun processo fisico o chimico che possa far perdere ai radionuclidi la proprietà di emettere quelle particelle ionizzanti che ne costituiscono il pericolo per la salute e per l’ambiente. Si tratta quindi di un immagazzinamento, che dovrebbe essere provvisorio sino all’individuazione di un sito idoneo e definitivo. Ci sembra legittima qualche domanda. Ad esempio: perché le Forze Armate fanno uso di uranio impoverito, che, se è vero che ha proprietà meccaniche particolari e un’attività modesta, è pur sempre radioattivo? Quanto e quale materiale è depositato nella pineta del CISAM e come viene conservato? Oltre alle doverose visite effettuate dagli Amministratori locali, esistono verifiche degli enti preposti al controllo, l’ARPAT ad esempio, come per ogni altro qualsiasi impianto? Le preoccupazioni sono sempre legittime, le risposte doverose. L’occasione porta anche a riflettere sulla ormai lontana e sfortunata decisione di collocare una struttura militare con un reattore nucleare in uno splendido pezzo d’Italia, oggi inserito in un parco, sottraendo così al pubblico un’area di grande valore naturalistico. Ci auguriamo che in un futuro non lontano i Pisani, che hanno esposto mille bandiere della pace in città, possano passeggiare nella pineta, fermarsi sui prati senza l’ombra delle armi».

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14 marzo 2011 1 14 /03 /marzo /2011 19:54
La moglie di Sacconi (Enrica Giorgetti) nel gennaio 2009 è stata assunta e messa a capo della direzione generale di Farmindustria. Siamo di fronte ad un ennesimo gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice di un colosso farmaceutico.
Infatti, il 22 luglio 2009 il Ministro Sacconi ha annunciato un piano di vaccinazioni gratuite in merito alla probabile diffusione del virus dell'A/H1N1 (conosciuto erroneamente come influenza suina) anche nel nostro paese.
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14 marzo 2011 1 14 /03 /marzo /2011 19:15

(ASCA) - Roma, 14 gennaio 2011- Sono aumentate: valori corrispondenti, rispettivamente, al 10,2 per cento delle famiglie e all'11,5 per cento della popolazione italiana che non risiede in convivenze.
Secondo gli ultimi dati Istat, riferiti al 2009, sono 8 milioni e 810mila italiani (il 13,1% dell'intera popolazione) vivono in condizioni di poverta' relativa. Di piu': in condizione di poverta' assoluta sono 3 milioni e 740mila, pari al 5,2% dell'intera popolazione.

I nuclei familiari in condizioni di poverta' relativa sono 1 milione e 162mila le famiglie in condizioni di poverta' assoluta, pari al 4,7% del totale.Tot. quasi 13,700,000 italiani poveri in Italia.

Nel 2009 la linea di poverta' relativa e' risultata a 983,01 euro, circa 17 euro inferiore al 2008. Nel Nord la situazione non e' mutata in modo significativo rispetto agli ultimi anni, mentre al Centro l'incidenza di poverta' relativa e' aumentata tra le famiglie con a capo un operaio (dal 7,9% all'11,3%), costituite per i due terzi da coppie con figli. Il Mezzogiorno conferma un valore quattro volte superiore a quello rilevato nel resto del Paese.

E poi ci sono i 'quasi poveri', quelli che, pur collocandosi sopra questo limite, non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Per il Codacons sono circa 15,5 milioni di italiani.

Oggi come 16 anni fa', la percentuale di poveri e' piu' alta fra i nuclei che hanno una donna come persona di riferimento e il rischio di poverta' raddoppia quando la persona di riferimento della famiglia e' un anziano.

E oggi come allora l'incidenza della poverta' diminuisce all'aumentare del livello di scolarizzazione della persona di riferimento. Ma la crisi di questi ultimi anni ha lasciato i suoi segni: l'80% del calo dell'occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine. E' diminuita la poverta' degli anziani ma e' aumentata quella dei bambini e dei giovani adulti soli (spesso a seguito di un divorzio o della perdita del lavoro).

Nei paesi Ocse i bambini ed i giovani adulti hanno il 25% di probabilita' in piu' di essere poveri rispetto al resto della popolazione. Dati confermati, per l'Italia, dal rapporto sulla poverta' e da altre statistiche Istat che segnalano la crescita della poverta' tra i minori.

E, sempre a cuasa della crisi, seppure in parte, e' diminuita l'incidenza della poverta' tra i lavoratori autonomi (dall'11,2% all'8,7% per la poverta' relativa, dal 4,5% al 3,0% per l'assoluta): olte imprese individuali, infatti, hanno chiuso durante il 2009 contribuendo a far diminuire la platea di questi lavoratori e lasciando sopravvivere quelli con minori difficolta' economiche.

Infine la poverta' assoluta, quella per la quale un nucleo familirae spende meno della meta' di quanto gli sarebbe necessario, si e' intensificata. Per le famiglie in poverta' assoluta che sono gia', quindi, in una situazione di sofferenza ancora maggiore dei poveri relativi, l'intensita' della poverta' e' passata dal 17,3% al 18,8%.

La disuguaglianza tra ricchi e poveri, in Italia, e' cresciuta del 33% rispetto alla meta' degli anni ''80.
Pubblicata da Riccardo Romandini -lunedì 27 dicembre 2011
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13 marzo 2011 7 13 /03 /marzo /2011 16:09

imagesCAAQN9QKE stato   creato anche  il  Sito che servirà per dare una marcia in più sul organizzazione e informazione  di lotta anticapitalista , contro lobby, massoneria, Banche , multinazionali e Politici ( ruba dal paniere) ladro!!
E ancora  in elaborazione per costruire le sezioni  e  le ultime fasi organizzative!
Non siamo di destra o sinistra - E neanche siamo fascisti o comunisti ! Ma solo Italiani!
 Ora tocca a noi! Stiamo Organizziamo un     Movimento!
 Come un cavallo di troia!
Sarà Politico per occupare almeno qualche poltrona, per essere alla pari con il nostro nemico!
 Carissime persone che leggete questo comento , sappiate che non stiamo qua a  levare la muffa dalla gorgonzola ! Sbrigatevi a iscriversi perché la lotta burocratica e solo un primo passo- Doloroso , l'unico , l'unico compromesso a qui scenderemo ! Entriamo in POLITICA! Quindi tutti quelli disposti a volere non solo una Rivoluzione , chiedo di  optare
 è chiedere giustizia come  parte civile( Parte lesa)!  I Nostri migliori amici devono essere Avvocati , Giudici e forze dell'Ordine ! La nostra lotta sarà giusta con obbiettivi seri , che non porti danno al Prossimo!


www.questavoltanonvoto.it

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12 marzo 2011 6 12 /03 /marzo /2011 15:51

Aiuta, leggi, scrivi, spenditi ... che il mondo non rallenti neppure una volta per colpa tua!

Questo corso non si esprime secondo la didattica tipica di corsi a pari tema. Non descrive, per esempio, i compiti di un amministratore o le norme statutarie di un congresso di partito. Più onestamente, evita  le ipocrisie e racconta i "veleni" che, di là della norma statutaria, sono la vera regola di ogni partito.

Oggi, la classe politica italiana è il nostro danno e dobbiamo liberarcene. Non ci aiuterà nessuno; occorre fare affidamento solo su noi stessi!

Ciò è possibile, si tratta solo di un'idea semplice con un iter laborioso: una via d'uscita per cui serve sapere alcune cose, senza più illudersi né illudere di scegliere la via dei partiti per migliorare la democrazia; i nostri partiti politici sono tutti associazioni a delinquere.

La via d'uscita è un patto popolare assolutamente chiuso a qualsiasi politico eletto.

Chiudere le liste dei candidati a indagati, sospettati o aventi carichi pendenti, non basta; è necessario un patto popolare che sia completamente chiuso alla partecipazione di qualsiasi politico vigente.

16.10 Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 1                   (Lo schema)

Questi pezzi sono nati come spalla, ma si prestano pure ad avviare il "corso di politica" che, dato il progetto che abbiamo in mente, ci fornirà qualche conoscenza in più.

Ci occorre un semplice schema, dunque, tracciamo due linee parallele su un foglio e scriviamo "Partito" sulla prima e "Istituzione" sull'altra. 

Segniamo ora come "Sezione" (coordinamento o altro, secondo il partito) il più piccolo livello territoriale di partito e come "Comune", il più piccolo livello territoriale dell'istituzione. 

Scriviamo di seguito "Sezione cittadina" nella linea Partito, e "Comune capoluogo" nella linea Istituzione.

Seguono "Sezione provinciale" da una parte e "Provincia" dall'altra e poi "Sezione regionale" nella linea Partito e "Regione"  nella linea Istituzione.

Siamo arrivati a Roma. Scriviamo "Consiglio nazionale" da una parte e "Senato, Parlamento, Governo" dall'altra. In ogni livello di territorio c'è un'organizzazione partitica e una istituzionale.  Perché? Quale conta di più?

17.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 2                    (Lo schema)

Quale conta di più? Ieri, abbiamo concluso con questa domanda, ma, prima di rispondere, tracciamo una terza linea parallela accanto alle precedenti e chiamiamola "Sottobosco".

In essa elencheremo alla rinfusa i nomi delle strutture pubbliche, semi pubbliche e di interesse pubblico che conosciamo, senza dimenticare che sono rette da presidenze, vicepresidenze, consigli d'amministrazione, direttori, ispettori, commissioni e organi statutari d'ogni tipo.

Bene, sul foglio che è adesso sotto i nostri occhi ci sono tre linee: abbiamo chiamato "Partito" la prima, "Istituzione" la seconda e "Sottobosco" la terza.

Il nostro schema è pronto. Lo utilizzeremo per fare un viaggio dentro tutti i partiti politici.

A proposito, è la linea "Partito" quella che conta di più; ecco la risposta. Diremo prossimamente perché.

18.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 3      (Gli uomini di parrocchia)

Lo schema che abbiamo finito di  disegnare riporta, dunque, tre linee che si chiamano "Partito", "Istituzione" e "Sottobosco", ma ora sappiamo che  la linea "Partito" è quella più importante; perché?

L'attenzione principale dei partiti politici consiste nel piazzare "uomini di parrocchia" in ogni possibile e immaginabile realtà che generi interessi, anche la più piccola e la più remota ... fino ad inventarla a posta.

Per interessi si intendono affari, controlli di persone, di quattrini, di regole, di notizie, di voti e di potere.

L'accennato piazzamento di uomini di parrocchia, si decide nel partito, ma si gioca in tutte e tre le  linee che abbiamo disegnato. Essi, infatti, oltre che nelle istituzioni e nel sottobosco, vengono piazzati anche direttamente nel partito.

Il nostro viaggio dentro i partiti politici è cominciato e la prossima volta vedremo con quali criteri si piazzano queste decine di migliaia di individui.

19.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 4            (Verso i congressi)

In questo quarto capitolo ci occuperemo dei criteri che si usano per piazzare gli "uomini di parrocchia" di cui abbiamo accennato nel capitolo precedente.

La questione è articolata, ma cercheremo di descriverla in modo chiaro e, come sempre, un po' per volta.

Cos'è un congresso di partito? Perché si fa? Come si fa? Chi lo fa? Quali compiti assume? Quali poteri racchiude in sé?

I partiti sono molto gelosi delle loro attività dietro le quinte e i congressi sono, per così dire, la quinta più imponente di cui dispongono.

I congressi contano perfino più delle elezioni pubbliche e adottano "veleni" conosciuti da pochi addetti ai lavori. Delineano di fatto la base della nostra democrazia ed è doveroso che la gente possa conoscerli un po' di più. I congressi dei partiti politici sono "pilotati" e pertanto è pilotata anche la democrazia.

20.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 5               (Il tesseramento)

Nell'animo del costituente, il partito politico era l'anello di congiunzione tra le istituzioni rappresentative e la volontà popolare.

L’articolo 49 fissa il diritto di associarsi in partiti per intervenire con "metodo democratico" nella politica nazionale. Oggi, però, il "metodo democratico" non esiste e, fatti salvi gli atti estetici, i partiti violentano l'etica democratica sia dentro, sia fuori di essi.

Il possesso della tessera dà diritto di partecipazione alla vita del partito, ma il dato della percentuale nazionale dei tesserati è uno dei tabù italiani.

In ogni modo, è inferiore al 2%.

Detta esigua percentuale è anche ingannevole perché i partiti "inventano" le tessere.  Lo fanno in più modi che descriveremo, ma hanno fatto notizia e scalpore i nomi degli elenchi telefonici presi alla rinfusa e quelli delle lapidi di molti cimiteri d'Italia.

21.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 6          (Tessere vere e false)

Le ultime considerazioni fatte permettono di stabilire mediamente che in un campione di un milione di cittadini, gli iscritti a tutti i partiti  sono meno di ventimila, compresi i tesserati ignari o passati a miglior vita, come dagli esempi degli elenchi telefonici o delle lapidi dei cimiteri; ricordate?

Conoscere il rapporto tra tessere vere e false è proprio impossibile, ma dal numero di denunce, processi giudiziari ed esperienze dirette, nessuna delle due quantità sembra poter vantare un distacco netto sull'altra.

Quanto sopra non sarebbe degno di eccessiva nota se non avesse l'influenza che ha sulla vita "democratica" del Paese. Noi però stiamo arrivando a descrivere la celebrazione tipo di un congresso di partito e, come già affermato, sappiamo che i congressi sono occasioni di "voto" ben più importanti delle elezioni pubbliche.

Nei congressi si "eleggono/nominano" i dirigenti dei partiti e nessuno è più potente di loro.

22.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 7                   (I postifici)Forse questo capitolo è un po' complesso, ma vedremo di semplificare al meglio; del resto, le basi sono basi.

"... i Congressi eleggono i dirigenti di partito e nessuno è più potente di loro"; ma chi sono questi dirigenti?

Tirate fuori dal cassetto lo schema delle tre linee parallele e aggiungete tra parentesi (appalti e postifici) nella seconda e terza linea.

I postifici, in particolare, sono come "enormi magazzini" di milioni di incarichi retribuiti e posti di lavoro, sparsi in tutt'Italia e a disposizione dei vari dirigenti di partito.     

Ora, giacché l'avete tirato fuori, aggiungete ancora qualcosa al noto schema.

Riportati i vari livelli territoriali nelle linee "Partito" e "Istituzione", abbiamo visto che ad ogni istituzione (Comune paese, Comune città capoluogo, Provincia, Regione e Stato) corrisponde un livello di partito.

Per andare avanti occorre sapere come sono organizzati questi livelli di partito; poi, finalmente, passeremo ad una sorta di cronaca in diretta di un  congresso.

23.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 8         (Territorio e signorotti)

Come sono organizzati i livelli territoriali dei  partiti? Sezioni, cellule, coordinamenti, club o altro, ogni partito li chiama a modo suo; noi, per semplicità, parleremo di "sezioni".

Partiti e istituzioni vanno in parallelo; ricordate? Sezione di paese di questo o quel partito e consiglio, giunta e sindaco del Comune; sezione cittadina di questo o quel partito e  consiglio, giunta e sindaco del Comune capoluogo. Nelle sezioni, ogni partito fa capo a uno o pochi signorotti che potremmo anche chiamare "nani di periferia". Nessun partito è così partecipato da avere una sezione per ogni paese, dunque, può accadere che  un signorotto rappresenti il suo partito anche più paesi insieme.

Questi signorotti sono il primo anello della catena della feccia, meglio starne lontani. Sono dei piccoli prepotenti locali attorniati da uomini, donne, giovani e anziani pronti a vendere la loro madre per una miniraccomandazione o per diventare signorotti a loro volta. Questa è la territorialità  dei partiti ... ma siamo solo all'inizio della descrizione.

24.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 9            (I dirigenti di partito)

Dopo aver fissato il termine "sezione" per i livelli territoriali più piccoli, abbiamo descritto come ogni partito sia lì in qualche modo rappresentato da uno o più  signorotti.

Analizzeremo i vizi di questo modo di farsi rappresentare, ma finiamo ora di descrivere la tecnica della territorialità.

Oltre i paesi, per le realtà territoriali maggiori, cioè dalle città capoluogo di provincia in poi, i partiti si danno assetti organizzativi ed esecutivi che chiamano in mille modi (come per le sezioni),  ma che noi esemplificheremo con i termini di "segreterie politiche, direzioni e comitati".

Ci sono, dunque, segreterie politiche, direzioni e comitati cittadini, provinciali, regionali e nazionali.

Esistono anche altri uffici, ma per capire bastano intanto gli organi citati. I signori membri di questi organi sono eletti nei congressi e pertanto diventano dirigenti. Va da sé che il numero dei dirigenti sia alto, ma serve per illudere le vanità di tanti vanagloriosi sprovveduti. I dirigenti che contano sono pochissimi ... spiegheremo quali e perché.

25.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 10         (Nascono i giochetti)

In modo schematico, certo, ma come se avessimo piazzato una sorta di webcam dentro i partiti, in questi primi dieci minicapitoli noi abbiamo intuito qualche loro "vizio" e appreso nozioni sui loro organismi e sui loro assetti territoriali. C'è una certa differenza tra politica e partitica e, senza tirare in ballo chissà quali definizioni, potremmo salvare la politica affermando che i partiti sono strutture che la manipolano a loro piacimento. Del resto, lo scollamento tra la società e i partiti è cosa nota ed è scontato, anche se eticamente discutibile, che i partiti se le giochino tutte pur di sopravvivere. Nascono da qui i "giochetti" che i politici dei partiti ascrivono con minuzia ai valori e al bene della società, ma che non sono altro che raggiri per mantenere le comodità del vizioso potere. Inizia ora la storia dei congressi che sono "la quinta più imponente di cui i partiti dispongono", come già affermato nel capitolo 4. Nelle sezioni si chiamano assemblee, poi i congressi si dividono in cittadini, provinciali, regionali e nazionali. In linea di massima il voto è procapite nei congressi cittadini e provinciali, mentre è spesso per delega negli altri.

26.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 11         (La democrazia finta)

Parliamo ora di congressi. E' lì che prende vita, volta per volta, il feto dell'immoralità di ogni partito, nessuno escluso. E' lì che si organizza il raggiro alla Democrazia e che si annulla la dimensione etica del voto.

E' lì che la politica oltraggia la società.

Nei congressi si gioca più potere che nelle elezioni pubbliche, ma in essi si consumano abusi, inganni, coercizioni, ricatti, vessazioni, falsità, colpi di mano e reati, tutti incredibilmente avallati da un esoterico richiamo ai valori e al bene della società.

Ci vorranno più capitoli, ma ce ne occuperemo a fondo.

Nel capito 5 abbiamo visto che il totale dei tesserati ai vari partiti è inferiore al 2% di tutti gli italiani e che la metà delle tessere è scandalosamente falsa.

I conti sono facili: meno del 2% diviso due, vuol dire che l'insieme degli iscritti veri a tutti i partiti è circa lo 0,8% degli italiani.

Lo spiegheremo meglio, ma ciò significa che meno dell'uno per cento degli italiani ha ragione sul rimanente 99, %, questa è una notizia scandalosa che fuori dei partiti nessuno racconta.

Si può essere ancora certi dell'etica del voto?

27.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita  Ti racconto la politica 12      (gli elenchi degli iscritti)

Ancora qualche numero che serve per capire. Immaginiamo una provincia che conti un milione di abitanti. Secondo i dati già  conosciuti, i partiti di questa provincia sommano insieme circa 16.000 tessere di cui metà finte. L'elenco vero degli iscritti non ce l'ha neppure la Polizia di Stato, dunque, può accadere che voi stessi siate iscritti ad un partito senza saperlo. Sottratte le tessere finte, che però vedremo a cosa servono, nella provincia in questione rimangono circa 8.000 iscritti reali. Posto che i partiti siano una decina, essi contano mediamente 800 iscritti reali l'uno. In linea di massima, le tessere seguono la percentuale dei partiti, dunque, nella provincia portata ad esempio, avremo il partito più grosso con circa tremila tessere vere più altrettante finte, il secondo con circa duemila vere più altrettante finte e così via fino al più piccolo che conterà cento o duecento tessere tra vere e finte, ma che prende lo stesso un sacco di soldi.

Questi sono gli iscritti di ogni partito sull'ipotesi di un territorio di un milione di abitanti. Sono dati realistici, dunque, potete fare i conti a casa vostra, anche se sono i numeri della messinscena mediatica; i congressi, invero, si fanno dietro le quinte a tavolino.

28.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 13                  (Le correnti)

Saranno cause storiche o insite nelle dinamiche umane o chissà, ma i partiti hanno buttato via il cuore e venduto l'anima. Tra loro, nei fatti, non si differenziano in nulla e alle corruzioni materiali riescono ancora a sommare quelle ideologiche che usano per raccogliere gli ultimi consensi dei cittadini che s'illudono di votarli in base alle presunte affinità di vedute e di pensiero.

In questo corso osserviamo da vicino i meccanismi che i partiti custodiscono gelosamente al loro interno, come indagati a cui non conviene raccontare la verità. Anche i congressi si celebrano in questa atmosfera, ma ecco un'altra novità.

A causa di correnti, gruppi o amici di questo o di quel "capo", nessun partito è unitario e le divisioni non avvengono secondo dialettiche di diversi punti di vista, ma solo per giochi di potere. Chiunque si iscriva ad un partito, non pensi di portare liberamente il proprio contributo, egli sarà solo uno sciocco soldato in più nella pancia del gruppo che lo ingoierà per primo.

Il congresso si intravede ora all'orizzonte e, dietro le quinte, si prepara già il tavolino che lo piloterà in ogni particolare, mentre un piccolo manipolo di capi corrente, magari neppure iscritti, si avvicina per prendervi posto intorno.

29.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 14      (offese alla democrazia)

Questo capitolo è dedicato a poche puntualizzazioni. Può accadere che i dati fin qui riportati circa la nota provincia campione di un milione di abitanti, siano un po' ottimistici e che in quella provincia si "conteggi" la partecipazione ai partiti in modo generoso. Possono esistere realtà più "esigue", ma noi non saremo accusati di approssimazioni per difetto. Poi, se è lo 0.8% che decide in luogo del rimanente 99.2% oppure lo 0,4% in luogo del 99,6% la democrazia è lo stesso fortemente offesa.

E' toccante ringraziare pubblicamente per i numerosi elogi ricevuti. Formuliamo un  grazie particolare anche a quei pochi addetti di partito che ci hanno detto  che raccontiamo l'ovvio ... a loro diciamo che pure l'ovvietà dimostra che si racconta il vero.

Giacché si assomigliano per immoralità, ricordiamo che qui si scrive di usi comuni a tutti i partiti, anche se è chiaro che essi siano diversi per dimensioni. I più grandi svolgeranno con voto delegato i congressi regionali e nazionali, mentre i più piccoli potranno votare pro capite anche a quei livelli di territorio.

Resta il fatto che questo corso racconti, senza tema di smentita, verità che rendono finta la democrazia e avviliscono l'etica del voto. Nel prossimo capitolo riprenderemo dal noto "tavolino".

03.11 - Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 15                (I pacchettari)

Occorre sapere fino in fondo cosa siano i congressi dei partiti, occorre cioè coglierne piena consapevolezza. Diversamente, piaccia o no, non ci sarà dato di capire come sia possibile pilotare la democrazia, ma solo osservare che è pilotata.

Cerchiamo di leggere e ascoltare; la nostra conoscenza viene dalle parole altrui e non dalle nostre.

Abbiamo visto che se è stata fissata la data di un congresso, vuol dire che da qualche settimana è già pronto il famoso tavolino; questo vale per ciascun partito, nessuno escluso. Chi vi si siede intorno, chi lo organizza, chi lo vuole?

Introduciamo finalmente una nuova figura che non è descritta in nessuno statuto, ma che esiste in tutti i partiti e che conta moltissimo: stiamo parlando del "pacchettaro".

Il pacchettaro esiste a destra e a sinistra, in alto, in basso e in  centro, il pacchettaro è ignobile, ma ovunque.

Si chiama pacchettaro perché controlla i pacchetti di tessere, ma prima di vederlo all'opera, dobbiamo capire come costruisce i suoi pacchetti.

Gli servono soldi e potere, ma un po' per volta sarà tutto chiaro.

04.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 16      (Il mercato delle tessere)

Nel capitolo n.12 abbiamo visto che, nella provincia campione di un milione di abitanti, un grosso partito può contare mediamente 3.000 tessere vere più altrettante false. Più o meno, possiamo considerare che una tessera di partito costi 50 Euro. Bene, nella provincia campione, per "comprare" ogni anno le 6.000 tessere di cui stiamo parlando, servono 300mila Euro.

Ricordate che nel capitolo n.5 abbiamo citato gli elenchi telefonici e le lapidi del cimitero? Ecco, occorre precisare che le tessere false sono false e basta, dunque, non esiste né un morto né un abbonato telefonico preso a caso che paghi la propria tessera ... e qui sono già partiti 150mila Euro.

Le rimanenti tessere sono vere, d'accordo, ma non per questo sono pagate dai rispettivi titolari. Certo, qualcuno che ci crede, si iscrive e paga c'è, ma si tratta di pochi casi.

Ricordate quei "signorotti" delle sezioni di cui abbiamo parlato nel capitolo n.8? Dai parenti stretti, agli amici, ad altri conoscenti ai quali si chiede un piccolo favore di cui si "terrà conto", quei signorotti sono i "vicepacchettari" che si recano con le loro dieci o venti tessere a testa, dalla periferia verso i pacchettari veri.

05.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 17    (Parlamentari pacchettari)

Dalle sezioni, cioè dai paesi, i noti signorotti s'incamminano per incontrare i loro pacchettari di riferimento. Si trovano, si chiudono in una stanza, tirano fuori le domande d'iscrizione e fanno i conteggi; dunque, salvati gli appunti, il pacchettaro mette le mani in tasca e consegna il corrispettivo al signorotto.

Pochi minuti e la faccenda è liquidata a porte chiuse e nel silenzio circostante ... negli statuti dei partiti, i pacchettari non esistono. Arriva poi un altro signorotto e un altro ancora, fino a che tutti hanno incontrato il loro pacchettaro.

Alla fine, il controllo delle tessere vere e false è diviso tra i quattro o cinque pacchettari di riferimento; ovvero tra le "correnti" di cui abbiamo accennato nel capitolo n. 13. Ricordate?

E l'organo ufficiale del partito addetto al tesseramento, cosa fa? Senza fare troppe domande, verifica solo che tanti moduli di iscrizione corrispondano a tanti soldi ... punto e basta.

Chi sta dietro i pacchettari? O bella! Non è ancora chiaro? Gli onorevoli, i senatori, i capi supremi del livello provinciale del partito che, guarda un po', sono coloro che si siedono intorno al tavolino dove si "svolgono" i congressi prima dei congressi.   

06.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 18   (seduti intorno al tavolino)

Potenti e ignobili, né i pacchettari né i tavolini che pilotano i congressi, sono contemplati nello statuto di nessun partito.

E' per caso? No, è fatto apposta.

Alla fine, le incombenze per sedersi intorno al famoso tavolino non sono tante. Ciascuno dei convenuti avrà il suo pacchetto di iscritti ben organizzato con tanto di ricevuta di avvenuto pagamento e lo schema delle tre linee parallele chiamate "Partito, Istituzione, Sottobosco"; proprio quello che abbiamo disegnato nei primi capitoli di questo corso. Ricordate?

Beh, in quella seduta non serve altro. 

Il tavolino è pronto e ci sono poche sedie intorno. La riunione avverrà a porte chiuse, in locali spesso estranei alla sede provinciale del partito ... uno o due deputati, uno o due senatori, il segretario provinciale e pochi altri dirigenti. La discussione sta per iniziare, ma siate certi che nessuno parlerà di quello che sta a cuore a voi. Dalla povertà, al rosario delle ingiustizie o delle cose che non funzionano, dall'ambiente, alla corruzione, all'etica e a quant'altro, a loro di tutto ciò non gliene frega nulla e il tema sarà tutt'altro.

08.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 19 (Le correnti sono a tavolino)

Certe realtà pongono effetti evidenti sotto i nostri occhi, ma per rimuoverle è necessaria una profonda conoscenza.

Nessun partito è unitario e le divisioni non avvengono secondo dialettiche di punti di vista diversi, ma per giochi di potere. Abbiamo già fissato che le divisioni si chiamano "correnti" e ora, nella persona dei loro capi, esse sono sedute intorno al tavolino.

Né poche né molte e indipendentemente dalla dimensione del partito, le correnti sono sempre tre o quattro o cinque. 

Poniamo l'esempio che intorno al tavolino che pilota l'imminente congresso, ci siano cinque capicorrente che rappresentano 6.000 tessere tirate in piedi come già sappiamo.

La seduta è aperta. Bene, salvi i protocolli dei salamelecchi e il lentissimo avvicinamento al tema, dopo un tempo non certo breve, qualcuno prende la parola e dice: "Il mio gruppo ha un'alta partecipazione democratica e dispone di 2350 generosi iscritti"; traduzione: "ho il maggiore numero di tessere e sto per fornire l'elenco dei candidati che il congresso dovrà eleggere per me". 

In base agli accordi del tavolino, al congresso si voterà una lista unitaria oppure liste concordate oppure liste contrapposte.

09.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 20     (il mercato delle vacche)

I dirigenti di partito stabiliscono i ministri, i deputati, i senatori, i governatori regionali, le giunte, i presidenti delle province, i sindaci comunali, gli assessori, i consiglieri, i presidenti e i membri delle commissioni, i presidenti e i membri dei consigli d'amministrazione di questo o di quell'ente, fino al "sottobosco" che qui avete letto. Essi inoltre, tramite i vari capigruppo, intervengono anche sulla più piccola delibera del più piccolo consiglio comunale. Tra i dirigenti di partito strisciano finti dirigenti che non contano nulla; si tratta di comodi "yes man" eletti nei congressi proprio per la loro imbecille vanità che li illude di essere qualcosa.

Ora possiamo intuire perché si preferisce pilotare i congressi a tavolino e perché, in gergo, ogni congresso è chiamato "mercato delle vacche".

Il tavolino porterà quasi sempre ad un congresso unitario o a liste concordate; tuttavia, se si deve "cancellare qualche onesto ribelle" che non vuol fare lo yes man, allora sarà un congresso a liste contrapposte dove il "ribelle" sarà comunque fatto fuori.

E' un meccanismo complesso che cercheremo di descrivere in modo semplice, pur consigliando la massima attenzione

11.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 21 (come ti controllo i congressi)

Un meccanismo che truffa la Democrazia non può che essere complesso; per combatterlo occorre rendersene conto e conoscerlo.

Stiamo osservando come si pilota un congresso; cioè come si "eleggono" i dirigenti di partito che, a loro volta, piazzeranno "gli uomini di parrocchia" in base alle linee "Istituzione e Sottobosco" che abbiamo già incontrato nei primi due capitoli del presente corso.

La nostra è la cronaca di un  congresso provinciale relativo al solito territorio di un milione di abitanti. I riti sono uguali per tutti i partiti, ma noi continuiamo con quello delle 6000 tessere già noto. Il nuovo comitato provinciale confermerà in una quarantina o cinquantina di persone quasi tutti i vecchi dirigenti. E il rinnovamento? Beh, quello riguarda solo qualche yes man.  

Lo stesso congresso "eleggerà" i delegati per i congressi di livello superiore, cioè regionale e nazionale.

Il tavolino decide quasi sempre di riportare i nomi dei candidati al comitato provinciale su una lista detta "unitaria". Ecco la truffa, i candidati sono già "eletti" ancora prima che si voti.  

Liste unitarie o concordate o contrapposte, non cambia nulla.

12.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 22           (Il comitato provinciale)

Ritorniamo al tavolino che pilota il congresso. Dopo i salamelecchi, il primo a entrare in tema è stato quello delle 2350 tessere; ricordate? Ora, evitando gli infiniti ghirigori che però lì sono d'obbligo, facciamo che il secondo metta sul tavolo un pacchetto di 1700 tessere, il terzo di 950, il quarto di 600 e il quinto di 400; ecco le 6000 tessere all'appello ... "vive e morte", ma questo lo sapete già.

Il Congresso eleggerà - si fa per dire - il nuovo comitato provinciale che possiamo fissare in una cinquantina di membri.

Il primo pacchettaro, quello delle 2350 tessere,  fa la sua richiesta; poi seguono gli altri. Gli eleggibili sono cinquanta, ma la somma delle richieste è già settanta; che si fa? Semplice, è un po' come i ministri nel Governo. Si può eleggere un comitato provinciale di settanta membri al posto di cinquanta, oppure si tira fuori il noto schema "Istituzione e Sottobosco", così chi non entra ora sarà piazzato dopo. Finora abbiamo parlato di lista unitaria, ma se per caso saltasse fuori un "indipendente" (cosa che per certo popolo beota può accadere),  vedremo presto come sarà fatto inesorabilmente fuori. Nei partiti la libertà non esiste e non può essere una chance ... sarebbe ora di capirlo!

13.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 23            (blindatura e liste)

Affrontiamo un po' l'argomento delle liste per capire come attraverso il loro meccanismo si possano predestinare tante cose. La più importante funzione delle liste è quella di esercitare un'insuperabile blindatura contro le novità o gli intrusi.  Nessuno, dico nessuno, può comparire in nessuna lista ufficiale di candidati senza la preventiva accettazione  di obbedienza agli ordini di squadra e di controllo. Per esempio, ogni candidatura deve essere sottoscritta, ma ai neofiti non "collaudati"  non è permesso farlo se prima non firmano e consegnano un foglio di dimissioni senza data e in bianco; questo non lo dice mai nessuno.

Coloro che pensano di entrare in un qualsiasi partito per modificare l'andazzo della politica, sono praticamente privi di ogni collegamento con la realtà. Essi non avranno alcuna possibilità di affermarsi, se non quali parassiti dilettanti che aspirano al professionismo.

Rimandiamo al prossimo capitolo la differenza tra liste unitarie, concordate e contrapposte, ma fissiamo fin d'ora che tutte esercitano il controllo sui candidati e perfino sui partiti nuovi.

14.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 24              (la lista unitaria)

Il "tavolino" va dunque a definire il numero di candidati che il congresso voterà per eleggere il comitato provinciale del partito. Stiamo osservando dei meccanismi perversi tra cui è difficile districarsi, salvo la profonda conoscenza di essi.

Evitiamo, almeno adesso, di descrivere i mille "accessori" a cui si ricorre per trovare la cosiddetta quadra e saltiamo d'acchito all'esempio di una delle conclusioni tra le più diffuse.

Ecco l'accordo: la lista è unitaria, i candidati sono sessanta e non cinquanta; i dieci o  dodici che non sono riusciti ad entrare nella lista saranno sistemati in altro modo nelle linee "Istituzione e Sottobosco" che ormai conoscete bene (Capitoli n.1 e n. 2)

Cosa vuol dire?

Il congresso voterà una sola lista con sessanta canditati già stabiliti e stampati, tanti quanti formeranno il comitato. E l'informazione? Ecco, più o meno, cosa reciterà il comunicato stampa ufficiale della convocazione del congresso. 

"In ordine al grande senso di democrazia del partito XY, nonché all'unità di intenti che dimostra l'interpretazione rispettosa delle istanze del Popolo, è convocato il congresso provinciale per il tale giorno e mese, presso il tale teatro.

15.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 25          (le liste concordate)

I congressi dei partiti rappresentano per loro natura un momento di vulnerabilità, pertanto è immoralmente ovvio che il noto tavolino affini ogni strumento per blindarli.

Tra qualche capitolo vedremo comunque come si potrebbe ipotizzare di "attaccare" un partito per fare politicamente fuori la sua classe dirigente; ci accorgeremo che occorrerà una certa quantità di persone in unità di intenti, ma il concetto di squadra non è certo un punto di forza nella cultura del Popolo italiano.

Preso atto di come la lista unitaria blindi un congresso, parliamo ora di liste concordate e, per facilità d'esempio, poniamo che siano due. Si eleggerà ancora un comitato di sessanta dirigenti, pertanto le due liste riporteranno 60 nominativi l'una, per complessivi 120. In linea generale, la lista che prende più voti elegge i due terzi del comitato (40 dirigenti) e l'altra un terzo (20 dirigenti). La somma dei pacchettari maggiori riverserà i propri candidati "obbedienti" sulla prima lista, fino a prendere le prime quaranta posizioni, mentre i pacchettari rimanenti prederanno le prime venti posizioni sulla seconda. Le percentuali sono "aggiustate" fino ai decimali col meccanismo detto "manuale Cencelli" che dalla notte dei tempi si utilizza ovunque ... partiti, istituzioni e sottobosco.

 

16.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 26          (il controllo è totale)

Avete notato che le cosiddette preferenze sono scomparse nei partiti ancora prima di scomparire nelle elezioni pubbliche? Certo, i partiti sono solo delle associazioni e i loro congressi, a parte i tentacoli che mettono dappertutto, sono un fatto interno, ma la scomparsa delle preferenze è l'ennesimo meccanismo affinato per rendere assoluto il controllo di ogni votazione.

Stiano calmi gli esperti di partito, prima di urlare che lì l'opzione delle preferenze c'è. Ovvio che ci sia, ma nel famoso tavolino, guarda caso, si preferisce organizzare congressi in cui si votano le liste in generale, piuttosto che i singoli candidati.

Sia unitarie, sia concordate, le liste sono sempre controllate e al di fuori della già descritta "obbedienza", non è possibile alcuna forzatura. Descriveremo presto le liste contrapposte, ma anticipiamo che spesso si preferisce chiamare contrapposte proprio le liste concordate. Le vere liste contrapposte scattano quando qualcuno non accetta gli accordi del tavolino; ciò è molto raro, ma in ogni modo c'è il sistema per "stopparlo".

Non illudetevi e non illudete; operare dentro i partiti per rendere più vera la democrazia, non è possibile.

17.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 27 (liste contrapposte e correità) 

Nei congressi, giusto per dare parvenza di democrazia, capita che si presentino come contrapposte liste che sono invece concordate. Le liste saranno davvero contrapposte nel caso, pressoché impossibile, che uno o più disobbedienti riescano a sedere intorno al famoso tavolino. Si tenterà di ospitare (leggi isolare) i disobbedienti sognatori, chiamiamoli così, in una lista già esistente, ma se oseranno fare una lista per conto loro, allora saranno ingoiati dalla "solidarietà" pronta a scattare tra tutte le liste di nomenclatura che si disporranno in schema.

Finché sarà possibile, questo corso continuerà per dire molte cose ancora, ma le affermazioni, informazioni e descrizioni fin qui riportate, dovrebbero essere già sufficienti per capire come i nostri partiti politici siano delle associazioni a delinquere.

Abbiamo già visto che non hanno alcun rispetto della regola democratica, né della persona. Abbiamo pure visto come affinino strumenti e coercizioni d'ogni tipo per controllare sia il voto interno dei congressi, sia il voto pubblico, sia la formazione e la vita delle istituzioni. Per la realtà che rappresentano essi annullano ogni etica del voto e trasformano il cosiddetto dovere di votare, in una sorta di correità.

24.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 28 (liste contrapposte e correità)

Concludiamo, sempre in modo assai schematico, la faccenda delle liste contrapposte. Si va a liste contrapposte nel caso, pressoché impossibile, di un "disobbediente" che riesca ad arrivare al noto tavolino che preconfeziona i congressi (mi va di dire, come è successo a me). Le liste, se sono davvero contrapposte,  non sono mai due ed è facile capire il perché.

Il congresso a liste contrapposte vuole isolare il disobbediente.

Le liste hanno una percentuale di eletti in base all'ordine d'arrivo. I numeri variano da partito a partito, ma il succo è sempre quello. Su due liste, per esempio, la prima prende i due terzi del comitato e la seconda un terzo. Su tre, la prima prende il 51%, la seconda il 32% e la terza il 17%. Su quattro, la prima il 50%, la seconda il 30%, la terza il 12% e la quarta l'8%.

Calcolata la posizione d'arrivo della lista disobbediente (sapete come), gli si mettono  due liste davanti e una dietro. Fate i conti!Il disobbediente è sempre bloccato in "spudorata" minoranza. 

Nessun cittadino onesto può avere ragione di un partito; diffidate di chiunque affermi il contrario. Parleremo presto anche dei sognatori o impostori che "propongono" i partiti nuovi.

25.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 29              (Il disobbediente)

Cosa abbiamo inteso col termine "disobbediente"? Soltanto un cittadino liberamente iscritto ad un partito convinto di impegnarsi secondo correttezza; tutto qui. In democrazia, quella vera, i numeri e le idee sono importanti. Il nostro disobbediente ha delle idee e cerca compagnia per affermarle. Tutti, dentro i partiti, sembrano rispettosi e ospitali, ma sono divisi in gruppi (abbiamo parlato di correnti) ed eseguono indistintamente gli ordini di squadra. L'unico obiettivo di ogni corrente è l'esercizio del potere e meno vincoli etici ci sono e più breve è la via per ottenerlo. Le correnti sono amorali e il nostro disobbediente potrà farne parte solo adeguandosi, diversamente, il partito si coalizzerà contro di lui. Lo farà in due modi semplici ed efficaci. Lo isolerà al congresso e prometterà ai suoi compagni mille "prodotti" delle  note linee dello schema (Partito, Istituzione e Sottobosco); ricordate? Saranno promesse false o mantenute solo per una stagione ... quei compagni, come per beffa, si ritroveranno squallidi "yes man" privi d'ogni vero ruolo.

E quando si propongono partiti nuovi, è anche peggio.

26.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 30      (Inutile entrare nei partiti)

Disegnato lo schema delle tre linee parallele e chiarito chi controlla le istituzioni e il "sottobosco", abbiamo scoperto che i dirigenti politici sono "eletti/nominati" nei congressi di partito blindati, a loro volta, secondo le logiche opinabili già raccontate in questo corso. 

Descritti, dunque, i meccanismi infallibili con cui è possibile bloccare chi non si adegua, possiamo capire quanto sia sognatore o  impostore colui che afferma che concorrerà a migliorare la democrazia entrando in un partito.

Come vanno letti però i fatti quando qualcuno comunica che ha fondato un partito nuovo per migliorare l'andazzo delle cose? Beh, un "disobbediente" dentro un partito può anche essere sincero, ma la fondazione di un partito nuovo deriva nel 99% dei casi dal disegno di un impostore e nell'1% da un ingenuo. Chi conosce i meccanismi (ne stiamo parlando), sa che non c'è alcuna possibilità per un partito nuovo di sopravvivere "pulito" nell'arco costituzionale dei partiti storici. Sono meccanismi infallibili e in qualche modo simili a quelli che abbiamo descritto circa i modi con cui i singoli partiti circondano il disobbediente e ammaliano la squadra dei suoi "accessibili" compagni. 

27.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 31          (I piccoli partiti nuovi)

I partiti nuovi nascono per fare da tappabuchi in un momento di crisi, oppure per essere il nuovo stipendio di qualche aspirante parassita, oppure per le velleità di qualche vanaglorioso.

Dicembre 2010, per esempio, è una coincidenza, ma può accadere che si finanzi un partito nuovo per tappare i buchi di alcune "emorragie" del governo. Specie nella cosiddetta area moderata è sempre esistito un manipolo di sporchi "onorevoli" pronti a riunirsi in un nuovo partito per vendersi in nome della "giusta causa". Sono mercenari che arraffano quattrini dal finanziatore e dal posto assicurato in parlamento ... essi sopravvivranno. 

Ci sono poi gli aspiranti parassiti che inventano partiti nuovi ad ogni piè sospinto. Qui da noi l'ignoranza urlata si scambia per onestà e coraggio ed è sempre facile trovare due o trecento mila voti per un partito nuovo il cui leader urla un sacco di sciocchezze. Finite le elezioni questo partito morirà, ma se avrà raggiunto la minima rappresentanza, dovrà allearsi con qualcuno e lo farà col miglior offerente. Nella suo urlo di supporto alla democrazia, questo partito è morto. Perché nasce e che fine fa il partito del vanaglorioso?

28.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 32          (I piccoli partiti nuovi)

Giacché il tema politico sembra una passione popolare, questo corso racconta al lettore non addetto ai lavori alcune verità anche sospettabili, ma praticamente inedite, puntando ad un linguaggio semplice nonostante la complessità della materia.

Circa le brutte abitudini dei partiti che qui si raccontano, non esiste timore di smentita; circa le deduzioni, invece, ciascuno si farà personale carico di capire. 

Abbiamo visto come nei partiti la libertà e la democrazia siano solo una facciata ... dovrebbe essere chiaro che non è possibile operare al loro interno senza adeguarsi ai loro usi.

In ordine al pullulare di partiti nuovi, resta da descrivere il caso del "partito del vanaglorioso". In questo Paese si adora essere presidenti di qualcosa e più si è nulla e più ci si riempie la bocca col dire "il mio partito", nel senso del partito fatto da me. In ogni angolo c'è uno sciocco che fa o sogna di fare un partito nuovo. Si tratta di partiti con programmi assurdi che, se nascono, si fermano poco dopo la linea di partenza. Oggi, insomma, la via del partito vecchio o nuovo non è percorribile e chi vuole aiutare la democrazia deve pensare a qualcos'altro.

30.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 33                 (politici deviati)

Facciamo il punto. In 32 minicapitoli abbiamo raccontato alcuni vizi dei partiti che nessuno può smentire, perché inconfutabili verità; ce ne sono ancora e noi restiamo qui per raccontare. Si tratta di brutti usi comuni ad ogni struttura di partito, ma assenti in qualsiasi statuto o regolamento. Sono i partiti d'oggi e non certo quelli che hanno ispirato l'animo del costituente che si rivolterebbe nella tomba se scoprisse cosa sono diventati. Terreno di coltura di gravi psicopatologie, essi attirano e formano individui deviati, cocainomani, lussuriosi, pedofili, ingordi, superbi, avari, disonesti e immondi. La società civile è attonita e fa fatica a rendersene conto, ma un po' per volta e ogni giorno ingoia gli amari bocconi di questa realtà.

Tornando a noi, i meccanismi da descrivere sono ancora tanti e anche incredibili. Leggere non farà male alla conoscenza di chi ama informarsi circa la vita dei partiti senza averla vissuta direttamente. In ogni modo, il tavolino ha preconfezionato il prossimo congresso e noi sappiamo come. Nei capitoli successivi percorreremo l'esempio di un congresso tratto dal vero, per fare una sorta di cronaca in diretta che inevitabilmente incontrerà abusi, intimidazioni e brogli.

01.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 34    (cronaca di un congresso)

Incredibile, più "veleni" si raccontano e più ce n'é da raccontare! Arriveranno anche i capitoli che parleranno di come si forma l'esercito dei dirigenti al seguito di questo o quel ministro o sottosegretario o vicesotto ... una marea di corti e cortigiane.

Andiamo, però, alla annunciata cronaca di un congresso. Ricordiamo ancora una volta che nella sostanza i congressi sono tutti uguali, ma per essere cronisti seri, ci riferiamo ad un congresso svolto nel 2007 nella provincia di Bergamo.

Sono le dieci di sera e i registi della farsa si occupano degli ultimi ritocchi. Arrivano le undici, poi mezzanotte e poi chissà. Il partito domani o forse oggi, è a congresso e i seggi devono avere i loro presidenti e scrutatori. Quanti? In quali paesi?

Ecco, è aperta una delle danze delle miserie umane, una di quelle storie che i partiti politici conoscono e che i cittadini semplici ignorano del tutto. Saranno eletti, si fa per dire, i nuovi dirigenti del partito in una farsa di democrazia che manterrà il congresso comunque a galla anche nel mare delle infamità.

Quanti seggi, dunque, quanti scrutatori e in quali paesi?

Chi sarà al banco della verifica poteri?

03.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 35    (cronaca di un congresso)

I congressi provinciali si possono svolgere in un luogo unico o, in contemporanea, in più luoghi della provincia. La nostra cronaca si riferisce a un congresso che ha fissato il primo seggio e l'assemblea nel capoluogo, più tre seggi in tre paesi diversi.

E' la vigilia, l'ora è tarda. Capi e pacchettari sono ancora seduti intorno al tavolino e, chissà come ha fatto ad arrivare, c'è pure un disobbediente che non si "adegua"; i prepotenti si vedono costretti a celebrare un congresso a liste realmente contrapposte. Sono furibondi e impostano famelici il controllo del controllo. Prendono a spingere i tre seggi verso i paesi nei quali hanno a "libro paga" i loro signorotti o nani di periferia di cui nel  capitolo 8; ricordate?

Le argomentazioni trovano parole eleganti, ma appagano solo l'apparenza; la mancanza di democrazia è offensivamente dappertutto. Ora i presidenti di seggio sono fissati in barba al disobbediente che ha pur sempre diritto ai suoi scrutatori.   

La discussione continua in un "sereno" clima d'intimidazione e, come è normale che sia, si arriva alla designazione degli scrutatori e gli investiti della verifica poteri. Sono le due di notte, finalmente si va a casa.

Domani, anzi oggi si voterà la farsa.

04.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 36    (cronaca di un congresso)

È domenica mattina e l'inizio del congresso è fissato nella sala Pinco Pallino, per le ore nove in prima convocazione e per le dieci, in seconda. Alle nove la validità scatta solo in presenza del 51% degli aventi diritto, ma alle dieci è legittima ogni percentuale; ovviamente non arriverà nessuno fino alle dieci. 

Cos'è la verifica poteri? Un semplice tavolo all'entrata del congresso dove si "verifica" se hai diritto di votare ... insomma, se hai la tessera; poi, se è la tessera di una lapide del cimitero o di un abbonato telefonico preso alla rinfusa, non importa, la si dà a un complice e quello ha diritto di votare (capitoli 5 e 6).

Siamo nel rarissimo caso di un congresso a liste davvero contrapposte e se la lista del disobbediente supera il previsto anche di un solo millimetro, ecco che una manciata di "morti o abbonati telefonici" arriva con tanto di tessera alla verifica poteri; in questo caso basta la tessera, il documento d'identità non conta. Come già sappiamo, i numeri sono esigui e quella manciata di tessere false voterà. La verifica poteri controllerà invece a pelo e contropelo i tesserati del disobbediente.

I seggi sono quattro, ma ecco che nel tal paese accade qualcosa. Due signore sono incredule e offese: erano scrutatrici alle due di notte e all’apertura dei seggi non lo sono più. Cos'è successo?

04.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 37    (cronaca di un congresso)

Anche se molto raro, si è scelto un congresso a liste davvero contrapposte,  perché quelli a lista unica o a liste concordate praticamente non hanno cronaca.

Il "congresso unitario", infatti, aspetta la seconda convocazione (quella che convalida senza necessità del 51% degli aventi diritto) e, dunque, vota la lista per alzata di mano all'unanimità dei presenti che sono sempre quattro gatti.  

Finita la farsa, i giornalisti riempiranno le pagine della "compattezza e fraternità" del partito celebrante.

Il Congresso a liste concordate è praticamente uguale. Si aspettano le ore dieci della seconda convocazione e poi si votano le liste proprio come aveva preordinato il tavolino. Questa volta la stampa parlerà anche di  "dialettica democratica".

Non dimentichiamo che i congressi "eleggono" i dirigenti di partito che, a loro volta, determinano la vita e le scelte delle istituzioni e del sottobosco. Dalla corruzione, agli accordi col signoraggio e la malavita, a quant'altro, l'oltraggio al Popolo e alla democrazia nasce proprio nei congressi. Torniamo ora alle due signore (capitolo precedente) che al tavolino erano scrutatrici, ma che all'apertura del congresso non lo sono più. Qualcuno ha cambiato i verbali e non ci sarà giustizia.

06.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 38    (cronaca di un congresso)

Ogni seggio ha un presidente e degli scrutatori. I presidenti dei seggi dei congressi sono nominati dai "padroni" del partito, mentre gli scrutatori sarebbero scelti un po' più liberamente; ma in ogni seggio la coartazione non verrà mai meno.

Il tavolino di cui abbiamo parlato molte volte, non è un organo statutario e pertanto non ha alcuna ufficialità, ciò nonostante preconfeziona ogni congresso e annota gli accordi su verbali che non possono essere ufficiali e che come prova non hanno alcun valore. In ogni modo, alle due di notte, quel tavolino ha stabilito i seggi, i presidenti e gli scrutatori.

All'apertura del congresso, domenica mattina, due signore nominate scrutatrici arrivano al banco della verifica poteri, ma non risultano più nell'elenco degli scrutatori. 

“Chiamiamo Roma - urla qualcuno! Chiamiamo il magistrato! Chiamiamo i Carabinieri! Chiamiamo Gesù Cristo!"

“Mobilitiamo i rappresentati di lista - urla qualcun’altro!”

I telefonini squillano aggrediti da quel senso di giustizia per cui gli onesti vanno a morire; ma tutti gli altri tacciono e come sempre accade in questo nostro Paese martoriato, anche questa ingiustizia andrà a consumarsi nella più cinica omertà.

07.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 39    (cronaca di un congresso)

Chi "verbalizza i verbali finti" è controllato e così, alla chiusura del tavolino, dopo le due di notte, proprio di domenica mattina, i nomi delle due signore scrutatrici sono sostituiti da altri due e non c'è più nulla da fare. L'atmosfera diventa pesante e non è per caso che viene voglia di cedere alla violenza e farsi giustizia da sé. Così come sono concepiti, i congressi dei partiti sono sempre gestiti da farabutti prepotenti e se qualcuno gli mette le mani addosso va a pagarla ... che Dio li maledica!

In ogni modo, le due signore non sono più scrutatrici e quel venduto presidente di seggio adesso potrà fare quello che vorrà. Chiama il rappresentante di lista - urla qualcuno! Conta gli amici che vengono a votare! Corri di qua, scappa di là! Poi, ci si illude di telefonare a Roma, ma quella Roma che dovrebbe garantire tutto, non risponde mai di nulla. Beh, si prende nota e si farà ricorso agli organi di garanzia, ovvero ai "probi viri" del partito ... ma chi sono? Chi li ha mai eletti? Cercheremo di capirlo.

Gli onesti e i corretti si spendono con generosità, ma i buchi da tappare sono troppi ed è impossibile tenere d’occhio tutto; questo lo sanno quelli che predicano di entrare nei partiti?

I congressi dei partiti sono un colabrodo di immoralità e prepotenze d'ogni tipo ... sono una delle miserie umane e più ne racconti e più ne devi raccontare.

09.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 40                     (i probi viri)

E già, i "Probi Viri" ... organi di garanzia? Almeno ai livelli regionale e nazionale esistono in tutti gli statuti, ma spesso non si sa chi sono. Sembra nominati, come per magia, allo scoppio di una grana. Il congresso sarà convalidato e le due signore non più scrutatrici fanno ricorso ai probi viri. È una cosa interna del partito, ma anche qui scattano i lunghi "tempi della giustizia". Occorre fare attenzione perché c'è il rischio di trovarsi davanti alla magistratura vera. Tu, vittima, ricorri ai probi viri, ma dov'è la prova che eri scrutatrice? Il tavolino? Ma va, non ricordi che il tavolino non esiste? Non ti calmi e vai avanti? Allora la frittata si rivolta e arriva un ricorso ai probi viri che ti accusa di qualcosa. Tu, per esempio, proprio tu, vieni accusato di tesseramento falso. Questa volta i probi viri ti convocheranno in un minuto e dopo una serie di pompose citazioni sulla storica etica del partito: "... dai, chiudiamola qui - dicono - si tratta di momenti concitati e non vale la pena di arrivare a tanto".

Non ti adegui, non accetti? Allora la denuncia di tesseramento falso arriverà dal magistrato vero. Tutto, almeno nel caso raccontato, si risolverà nel più assoluto nulla, ma sono passati anni e il congresso contro il quale ricorrevi è ormai negli archivi della storia. Non entrate nei partiti, sono mafiosi e senza scrupoli.

11.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 41                     (il quorum)

Cos'è il "quorum"? Dal latino, la traduzione è "dei quali". Nel nostro caso è la percentuale di presenze, rispetto agli iscritti di un partito, che rende valido un congresso.

Sono le dieci di domenica mattina e inizia ad arrivare un po' di gente. In base ai seimila iscritti, occorrerebbe un quorum di tremila presenti più uno, ma noi sappiamo che metà degli iscritti sono falsi (capitoli. 5 e 6). Ammesso e non concesso, le tremila tessere non false comporterebbero un quorum di 1500 presenti più uno, ma non ci siamo ancora. Nonostante i pacchettari si diano un gran daffare, su ben seimila iscritti, vedremo a congresso pochissime centinaia di persone; è per questo motivo che alle dieci scatta il meccanismo della seconda convocazione. Lo statuto parla di un quorum del 51%, ma, in deroga, la seconda convocazione rende libera la percentuale di convalida; così, la stampa scriverà di un congresso valido e ciascuno, come sempre, penserà quello che gli pare.

Alle dieci e qualche minuto il congresso inizia. La gente accorsa siede in sala. Un rappresentante dei padroni del partito prende la parola e propone agli astanti i nomi a cui attribuire i ruoli di presidente, segretario, verbalizzante e .... dell'assemblea.

Le mani si alzano e il gioco è fatto.

17.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 42    (cronaca di un congresso)

Il congresso è finalmente aperto e con esso la grande farsa. La regia è impeccabile. La sala è scelta in modo che qualcuno resti in piedi: trenta posti a sedere se si prevedono quaranta persone oppure cento se si prevede che partecipino in centodieci oppure duecentocinquanta posti se di persone se ne prevedono trecento e così via; con questo "trucco del mestiere", in ogni caso, i giornalisti scriveranno di una sala piena. Davanti alle file dei posti a sedere, c'è quasi sempre un palco rialzato con sopra un podio e un largo tavolo dove prenderanno posto i padroni dei pacchettari ovvero il segretario provinciale, altri dirigenti di partito e gli onorevoli e i senatori e altri. Di lato, sopra o sotto il palco, c'è il tavolo riservato alla stampa e, dall'altra parte, c'è quello riservato alla segreteria del congresso. Poi c'è la verifica poteri, i seggi, la reception e altri "minienti", pronti a crearti ogni "intoppo" burocratico se per caso partecipi al congresso da elettore con tanto di diritto, ma anche da disobbediente che non si è adeguato alle mafiose regole della farsa. Nessuno s'illuda: nei congressi dei partiti non esiste la democrazia e se non ti adegui, ti fanno fuori in ogni modo e senza scrupoli di sorta. Ok,  facciamo che sia tutto pronto e tralasciamo di descrivere gli altri mille ritocchi della perversione. Come si diceva, ora qualcuno prende la parola dal palco affinché si nomini il presidente dell'assise, il segretario e altri addetti, proprio come predisposto nel famoso "tavolino pilota" dei capitoli precedenti.

19.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 43    (cronaca di un congresso)

Il dirigente di partito che è salito sul palco, prende la parola davanti all'assemblea; ma chi è la gente che è seduta in sala?

Quella gente è "la crema della crema" di tutti i tesserati. I congressi eleggono i dirigenti di partito e sono proprio i dirigenti che a loro volta si inseriscono e inseriscono gli uomini nelle istituzioni e nei postifici ... ricordate? Dal potere legislativo a quello esecutivo, dai burattinai d'ogni settore ai burattini di turno, tutto prende forma lì, proprio nei congressi ... ma pochi lo sanno. In quella sala, se anche si vedessero presenti tutti i tesserati,  si conterebbe meno dell'uno per cento della gente, ma l'elenco dei tesserati (vedi i minicapitoli cinque, sei e dodici) è sempre un concetto vago e siccome la seconda convocazione accetta qualsiasi percentuale, alla fine, in quella sala, si contano presenze che rappresentano il Popolo in misura dello zero virgola per cento e questa, a parte che tutto è artefatto e controllato, è la democrazia. In quella sala, comunque, sono  seduti delinquenti, corrotti e aspiranti corrotti, più qualche eterno ingenuo e qualche disobbediente attorniato da corrotti che prima o poi andrà via sconcertato.

Il sistema per acclamare il presidente dell'assise, il segretario e altri a secondo dei congressi, è assai semplice ... chi è salito sul palco propone i nomi, proprio come fissato nel tavolino di controllo dei congressi, e l'immorale assemblea li acclama.

Nel prossimo capitolo vedremo come si presentano le liste. 

20.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 44    (cronaca di un congresso)

Il presidente dell'assemblea (così si chiama l'assise del congresso), il segretario e quant'altro, sono stati "eletti" dagli astanti; ora occorre fissare gli orari d'apertura e chiusura per la presentazione delle liste. La presentazione dovrebbe essere possibile dal momento in cui il congresso è dichiarato aperto, ma nei partiti la democrazia è considerata un rischio e, dunque, si devono mettere in atto i soliti trucchetti. Il tavolino aveva fissato il tipo di congresso: "unitario" (quasi sempre), a "liste concordate" (talvolta), a "liste contrapposte" (quasi mai), ma c'è una lista, detta "ufficiale", che il partito presenterà per prima ... si deve controllare tutto e non è possibile che all'ultimo minuto saltino fuori delle liste non autorizzate dal famoso tavolino. Ce ne sono tanti, ma uno stratagemma è questo: si stabilisce che la lista ufficiale del partito sia la prima e la sua presentazione segnerà il termine d'apertura per la  presentazione delle altre liste eventuali. La proposta è fatta, gli astanti alzano la mano e approvano, ma quale sarà l'orario di chiusura?

"Cari amici o compagni (o altro), abbiamo concordato quasi tutto, ora apriamo il dibattito e tra un po' fisseremo l'orario di chiusura della presentazione delle liste". Alle undici circa il dibattito è dichiarato aperto. Dirigenti, senatori o deputati, i primi relatori sono dei "tromboni" che parleranno fino a sera. Quando arriva la lista ufficiale? Quando si fissa il termine di chiusura della presentazione delle liste? Che fine ha fatto il seggio delle due signore che non sono più scrutatrici?

25.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 45    (cronaca di un congresso)

"Abbiamo concordato quasi tutto" aveva concluso il primo a parlare sopra il palco. L'orario d'inizio per la presentazione delle liste, però, è vago in quanto legato alla presentazione della prima lista; quello di chiusura è più vago ancora. Il fine è di non dare possibilità di presentare liste non concordate e il trucco c'è. Dopo aver fissato "quasi tutto", si è avviato il dibattito e, come avete letto, i "tromboni" hanno iniziato a prendere la parola. Poi, nella tarda mattinata, se non nel pomeriggio, il presidente dell'assise interrompe e ricorda che si deve ancora fissare il termine di chiusura per la presentazione delle liste. Ecco ora che una decina di complici impostori alzano la mano per proporre un orario. "Alle 11,30"-  dice il primo. "No, meglio alle 11,45" - dice l'altro. "Penso che sia più democratico alle 12,15" - incalza il terzo impostore ... e si va avanti così finché il saggio presidente, impostore più degli altri, dice: "Mettiamo tutti d'accordo e fissiamo il termine di chiusura a un'ora dalla presentazione della prima lista". Applausi, approvato. I due orari sono fissati senza essere fissati e questo è un altro passo dell'indecente danza della politica e del potere dei partiti.

Finalmente è arriva la lista ufficiale. Adesso c'è un'ora di tempo per presentare le altre eventuali liste ... magari! Deve essere controllata la regolarità statutaria della lista appena pervenuta e quindi si mette in moto la burocrazia. Le liste vanno presentate una per volta e le eventuali altre sono in coda. Che fine ha fatto il seggio delle due signore che non sono più scrutatrici?

 
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12 marzo 2011 6 12 /03 /marzo /2011 15:39

"Questa volta non voto e Basta io non Voto"

 

(Gruppo facebook e sito)

 

Motivare l'azione del gruppo è semplice. 

Le istituzioni dello Stato non s'ispirano ad alcun senso etico né sociale. Esse "legalizzano" senza pudore ogni estorsione di denaro ai cittadini che pertanto sono fortemente limitati nelle loro libertà di espressione e di vita. In contrapposizione all'apparenza, questo è il disegno di tutti i partiti e il gruppo si organizza democraticamente per punirli

 

 

WWW.QUESTAVOLTANONVOTO.IT

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12 marzo 2011 6 12 /03 /marzo /2011 13:13

La fine della realtà

 La realtà non è più univoca né oggettiva; questo è un tema assai specifico che caratterizza la società di oggi rispetto a quella dei decenni e dei secoli passati. I fatti raggiungono il mondo perché raccontati e quando ciò non accade, è come se non esistessero. La realtà non è dunque la realtà, ma la rappresentazione di se stessa. Una metafora potrebbe essere quella dell’albero che cade nella foresta e di cui nessuno sa nulla, ma se mentre cade esso è osservato da un raccontatore o ripreso da una telecamera, allora il mondo saprà che l’albero è caduto, dunque è caduto.

Insomma, la realtà perde univocità ed è sostituita dalla rappresentazione di se stessa che, per ovvi motivi, diviene soggettiva non solo nella costruzione del racconto, ma anche nella conseguente interpretazione di ciascun destinatario al quale è raccontata.

Fieri e convinti tutti d’avere ottenuto la libertà di pensiero e di parola, noi siamo facilmente coinvolti dalla rappresentazione di realtà emotive se non manipolate. In tale regime, può accadere che il nostro pensiero e la nostra parola, anche se con onestà, si liberino su stimoli non oggettivi e talvolta completamente falsi.

E’ inconfutabile che la modernità ci cali in una società assai complessa che non potrà essere capita da quanti gireranno lo sguardo altrove, nell’illusione di vivere un approccio semplice e poco faticoso.

In tale quadro, dobbiamo fare nostra la consapevolezza che quasi mai è dato di essere diretti osservatori di un fatto e che più verosimilmente si è raggiunti dalla rappresentazione dello stesso. Questo è un motivo sufficiente per non volere che la nostra libertà di pensiero e di parola sia una sorta di risposta automatica alla realtà che ci viene in qualche modo rappresentata.

Certo è che la novità di non potere più considerare la realtà come reale, porta incertezza sui nostri consueti riferimenti psicologici e culturali ed espone al rischio di smarrirsi in una confusione che porta nervosismo in molti soggetti della società.

Teniamo però ben presente che pur non potendo essere testimoni diretti dei fatti, noi possiamo invece essere testimoni delle loro conseguenze.

Sarebbe dunque bene imparare a trattenere il pensiero e la parola quando sollecitati dalla spinta emotiva del racconto e liberali, invece, quali reazione alle conseguenze oggettive che la realtà, comunque raccontata, genera.

La questione, che sembrerebbe semplice, suggerisce di porsi con prudenza davanti alle sollecitazioni emotive delle realtà rappresentate e di liberare la parola, il pensiero e l’azione mentre le conseguenze di ogni fatto ci raggiungono direttamente.

Sembrerebbe semplice, ma non lo è.

Nella rappresentazione della realtà concorrono tecnologie sempre più sofisticate e tali da poter rendere il racconto ammaliante e ipnotico; del resto, se noi guardiamo un video, crediamo a tutti gli effetti di quel video anche quando si tratta di effetti di “regia”. Inoltre, in base al senso di confusione che abbiamo già accennato, la società è sempre più nervosa e sceglie di credere al racconto pur di crearsi subito un punto di riferimento.

In questa condizione, pur convinti di essere liberi, noi non siamo liberi per nulla.

La libertà è, per sua antonomasia, libertà dal condizionamento, ma la realtà rappresentata tende invece a condizionare tutti.

In questo modo, la rappresentazione dei fatti cambia la base della nozione di libertà che pertanto rischia di assopirsi sulla sua stessa rappresentazione.

Non sono libero perché sono libero, ma sono libero perché parlo, penso e agisco “liberamente” guidato da una realtà condizionata.

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11 marzo 2011 5 11 /03 /marzo /2011 22:08
 
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