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16 gennaio 2011 7 16 /01 /gennaio /2011 12:35

Premessa

La moneta è un mezzo, creato dall’uomo, per facilitare lo scambio dei beni. Pertanto, la causa della sua esistenza sta nella convenzione, che gli uomini si danno, di accettare un dato simbolo (oro, argento, metallo, cartaceo, ecc.) quale strumento per gli scambi dei beni prodotti. Se la causa è la convenzione e l’effetto è la funzione di misurare il valore dei beni, quando viene meno l’accettazione (e cioè la convenzione) la moneta perde anche la sua funzione e cessa quindi di essere tale. I simboli monetari, nel momento in cui la collettività, accettandoli, li fa circolare, acquistano anche il loro valore incorporato, così che insieme alla loro funzione di misura del valore (posseduta al momento dell’emissione)  assumono, con la circolazione, anche la qualità di valore della misura. E’ quello che il prof. Auriti, nella sua teoria della moneta, chiama valore indotto, incorporato nel simbolo monetario, vale a dire il suo potere d’acquisto.  Ne consegue che la moneta diventa un bene reale, oggetto pertanto di diritto di proprietà da parte di chi ne è il portatore: la collettività. Per meglio chiarire il concetto, facciamo un esempio. Immaginiamo che un tipografo, chiuso in una cella dove sta scontando una pena, proceda alla stampa di una certa quantità di simboli monetari in vari tagli. Certamente, nel chiuso della cella, il valore incorporato in tali simboli, salvo il costo tipografico, è pari a zero. Immaginiamo, inoltre, che lo stesso tipografo, una volta scontata la pena, ritorni al suo paesetto e distribuisca ai compaesani la moneta stampata in carcere, da usare come mezzo per facilitare lo scambio dei beni che la comunità produce. Se i paesani faranno circolare la moneta avuta dal tipografo, accadrà che i simboli monetari assumeranno il valore stampato su ognuno di loro, passando quindi da un valore pari a zero (quando erano fermi nelle mani del tipografo) a quello acquisito con la circolazione accettata, e quindi voluta, dalla comunità. Inoltre, ciascun paesano sarà proprietario del valore incorporato nei simboli monetari di cui è portatore, perché lo ha determinato, accettandolo come strumento per lo scambio dei beni.

Maastricht e l'euro

Può l’Europa di Maastricht essere considerata un nuovo Stato unitario? O piuttosto essa è solo l’espressione di una “Superfinanza” che vuole controllare le economie dei popoli europei ed incrementare i suoi profitti? Non è forse vero che l’Unione europea e la moneta unica sono stati imposti agli italiani, quasi in sordina, da trattati sottoscritti da politici imbelli o corrotti e venduti, senza l’ombra di alcun dibattito e senza alcuna manifestazione di voto? Le risposte a queste domande ci rivelano come, attraverso il trattato di Maastricht, sia stato possibile trasferire, in modo subdolo, il potere sovrano dei popoli europei ad un’Entità virtuale, che decide per loro attraverso euroburocrati non eletti, liberi da controlli e responsabilità, scelti da poteri finanziari sovranazionali. Un trattato diretto a realizzare un governo europeo centralizzato, sul quale tali poteri possono più facilmente esercitare la loro egemonia e la loro pressione, lontano dal controllo elettorale dei popoli. Un mezzo per completare la trama (programmata in tre secoli di storia dai gruppi giudaico-massonici, che controllano la finanza mondiale e che guidano l’azione politica esplicata da governi corrotti di popoli ignari) tesa ad imporre, attraverso la globalizzazione della finanza, un Governo Mondiale, un Pensiero Unico, un Mercato Unico, una Moneta Unica.  Fra gli effetti immediati, quello che maggiormente, al momento, influenza negativamente la vita dei popoli europei è la perdita della sovranità monetaria a favore della Banca Centrale Europea (una sorta di Federazione delle Banche centrali nazionali, avente natura meramente privatistica): una struttura politicamente irresponsabile, libera da vincoli e controlli, indipendente dai governi e dai parlamenti. A tale istituzione è stata devoluta la gestione della moneta e della politica monetaria, dalla quale dipendono le politiche fiscali ed economiche dei paesi dell’UE e per la quale sono richiesti vincoli di bilancio insostenibili, tagli sulle spese sociali, limitazioni ai diritti dei lavoratori. Una politica monetaria centralizzata la di cui imposizione accentua, sia le differenze esistenti all’interno dell’Unione - come quelle delle infrastrutture, delle legislazioni sul lavoro, dei sistemi pensionistici, dell’assistenza sociale, ecc. - sia gli scontri fra gli Stati, per la supremazia politica ed economica.  La presunta unione delle economie per mezzo dell’Euro, totem innalzato per omologare il pensiero dei popoli europei e rafforzare il centralismo economico - a tutto vantaggio dei poteri forti – si sta rivelando non solo una truffa, ma anche un processo dannoso. Una truffa, perché destinata a produrre vantaggi soltanto per le grandi aziende, che usufruiranno di forme ambigue e mascherate di protezionismo, a danno delle piccole imprese, specie se agricole, alimentari ed artigianali. Un danno, perché i lavoratori subiranno il costo del calo occupazionale e i consumatori patiranno tutti gli svantaggi della globalizzazione. In presenza di tali prospettive - considerato che una moneta è non solo l’incarnazione di un’economia omogenea, ma anche l’espressione della fiducia riposta in chi la emette (uno Stato riconosciuto) - può l’euro, un’unità di conto imposta per conseguire i fini speculativi del trattato di Maastricht, essere considerata una moneta? La risposta non può essere che una: L’EURO NON E’ UNA VERA MONETA!

L’usura

Le Banche centrali nazionali aderenti all’Eurosistema - termine usato per designare la BCE e le BCN, aderenti al SEBC, che hanno adottato l’euro - su autorizzazione della BCE, prestano agli Stati ed alle Banche ordinarie (quindi all’intero sistema economico) la moneta (l’EURO) creata dal nulla (cioè senza una corrispondente copertura), richiedendo non solo il pagamento degli interessi, ma anche la restituzione del valore che l’EURO medesimo ha acquistato per effetto della sua circolazione (ricordiamo che i simboli monetari entrati in circolazione, al momento dell’emissione, non avevano alcun valore, essendo stati creati dal nulla). I simboli monetari, invero, hanno incorporato il loro valore nominale, il loro potere d’acquisto, soltanto quando i popoli ne hanno accettato la circolazione (peraltro, nel caso dell’Euro si dovrebbe parlare di “accettazione imposta” e non di libera autodeterminazione di volontà).
In sostanza, si pratica l’USURA!
Le vittime sono i cittadini che necessitano di finanziamenti e quindi le strutture economiche degli Stati.
L’usuraio è l’EUROSISTEMA, che appare come una federazione di società per azioni le cui deliberazioni sono adottate dagli organi decisionali della BCE. Ad essa (cioè ad un “privato”, espressione di poteri finanziari sovranazionali) gli Stati membri hanno trasferito la propria sovranità monetaria e di conseguenza il controllo della politica economico-sociale delle nazioni. Va inoltre considerato che, dal punto di vista contabile, la BCE risulta debitrice della moneta emessa, per tutto il tempo della sua circolazione; rappresentando pertanto un debito, tale moneta viene inserita fra le poste passive. Allora, perché percepisce interessi su di essa, pur essendo un debitore? Gli interessi non devono essere corrisposti al creditore, cioè al proprietario? E se la BCE non è il creditore (proprietario) chi può assumere tale veste se non gli Stati e cioè i popoli? Ne consegue che la BCE, essendo debitrice della moneta emessa, ne trae un utile non giustificabile, perché i veri creditori, cioè i proprietari, sono i popoli europei. Se poi si voglia assumere che la BCE è proprietaria della moneta emessa, anche prima del momento in cui la pone in circolazione (assurdo logico ed etico, in base al quale il valore della moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione, bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da una struttura privata, direttamente dipendente dai gruppi di potere della finanza sovranazionale) si deve anche convenire che la medesima commette un illecito contabile allorquando la pone in bilancio fra le poste passive.
In sintesi, la Banca centrale nel mentre che iscrive al passivo del proprio bilancio i biglietti di banca emessi (anche se essi non rappresentano una perdita, perché la moneta, essendo l’unità di misura del valore dei beni, ha sempre e soltanto valore convenzionale, mai creditizio) addebita gli stessi, invece di accreditarli, ai popoli che, accettandoli, ne determinano il potere di acquisto. Un maledetto imbroglio che realizza un sistema usuraio, sia perché la Banca centrale, quando “presta” denaro, si arroga un diritto di proprietà, che non ha, su tutta la moneta circolante; sia perché i cittadini, da proprietari, diventano debitori della moneta che essi stessi creano. Da proprietari, e quindi creditori, a debitori: ecco l’Usura praticata dal sistema delle Banche centrali che, allorquando prestano, invece di accreditare, il danaro stampato, ne caricano il costo del 200%.     

Anomalia del sistema

Il sistema monetario adottato, per volontà di una Superfinanza apolide, comporta che uno Stato (e quindi un popolo) per pagare gli interessi dovuti, è costretto a farsi prestare altro denaro, alimentando il debito pubblico ed impoverendo l’economia nazionale. L’anomalia del sistema sta nel fatto che, vivendo in regime di corso forzoso e quindi di inconvertibilità della moneta, non c’è alcuna ragione che possa giustificare la richiesta dello Stato, ad un istituto bancario, di un prestito oneroso di banconote (semplici supporti cartacei) create dal nulla e prive di ogni valore intrinseco. E’ un comportamento che serve soltanto a determinare il trasferimento della sovranità monetaria e del governo della politica monetaria, nelle mani di un’entità privata - lontana dai bisogni e dalle aspirazioni dei singoli cittadini - che persegue esclusivamente i suoi scopi di lucro.
Trattasi oltretutto di una politica monetaria attualmente sempre più indirizzata verso una provocata rarità della moneta in circolazione, che viene giustificata dallo spauracchio dell’inflazione: fenomeno peraltro possibile solo in un regime di piena occupazione dei fattori produttivi (il che oggi non si verifica). E se tendenze inflazionistiche sono rilevate o temute, la causa va ricercata nell’aumento della velocità di circolazione della moneta, artificiosamente provocata dagli spostamenti di danaro virtuale, in tempo reale, operati dal sistema bancario-finanziario. Avviene, infatti, che la “Superfinanza” mentre da un lato lucra, attraverso tali trasferimenti, la moneta reale che incamera dagli Stati, per i debiti che gli stessi sono costretti a contrarre con la Federazione delle Banche centrali (a causa della contrazione del medio circolante imposta) dall’altro, incrementa la velocità di circolazione di moneta virtuale, alimentando le tendenze inflazionistiche.
Il che comporta, tornando al nostro paese (senza escludere che il fenomeno è esteso a tutti gli altri paesi, specie quelli c.d. in via di sviluppo o sottosviluppati) un debito pubblico superiore al reddito prodotto e un ammontare di interessi passivi superiore all’aumento annuo del reddito nazionale. La conseguenza è che lo Stato, strozzato da questa usura di un potere finanziario apolide, è impossibilitato a programmare e ad attuare serie ed autonome politiche economiche, fiscali e sociali.

Un potere assoluto

Il potere monetario della Banca centrale europea e di quelle nazionali annulla o rende inefficaci i poteri sovrani dei popoli aderenti al SEBEC e rende manifesto il disegno di attuare un sistema assolutista. Dove il potere assoluto non appartiene ad un Re o ad una Casta ben personificata ed individuata, contro i quali i popoli oppressi possono sollevarsi; appartiene, invece, ad un’Entità virtuale sovranazionale, espressione dell’azione continua e penetrante di non più tanto occulti poteri finanziari che, lentamente, ma progressivamente, stanno espropriando i popoli europei non solo dei loro poteri sovrani, ma soprattutto del loro diritto ad esistere.
Con l’istituzione dell’euro, il progetto assolutista è quasi completato.  L’abdicazione della politica monetaria a favore della Banca centrale d’Italia, comportante la soggezione del potere politico a quello monetario, ha prodotto nel corso del tempo non pochi danni all’economia del paese. Basti pensare alla tempesta valutaria del settembre del 1992, quando l’allora Governatore (Ciampi?) bruciò 100.000 miliardi di lire (chissà se il fatto può essere correlato ad una certa crociera sul panfilo “Britannia” al largo di Civitavecchia, in quello stesso anno) senza dover rispondere ad alcuno delle proprie decisioni. La non controllabilità e la non responsabilità della Banca d’Italia, un ente privato comunque italiano, sono oggi prerogative di un ente privato sovranazionale, la BCE, priva di ogni riferimento con i popoli assoggettati al suo potere monetario ed i cui organi istituzionali sono autonomi ed indipendenti dagli organi rappresentativi degli Stati che formano il SEBEC.
L’art.105 del trattato di Maastricht, infatti, prevede che “la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità.”, e l’art.107 aggiunge che “nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti loro attribuiti… né la BCE, né una BCN, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri, né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari, nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.” Ancora, all’art.108 A.1, si legge che “ la decisione (della BCE, n.d.r.) è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati”. Un vero e proprio potere assoluto, in materia di politica monetaria, nelle mani della BCE che, giova ripetere, è un Ente privato sovranazionale, espressione del totalitarismo della grande finanza. Qualcuno si chiederà: ma norme di tale portata non sono in contrasto con i principi contenuti nella prima parte della costituzione italiana, specie con quello sancito dall’Art.1, dove si afferma che la sovranità appartiene al popolo? E quindi anche quella monetaria?
I camerieri dei banchieri, i nostri governanti, già hanno ricevuto l’ordine di provvedere alle opportune modifiche costituzionali, non solo per sanare il pregresso, ma anche per evitare l’insorgere di possibili conflitti d’ordine costituzionale. Un primo passo, abbastanza decisivo, già l’hanno fatto con la riforma costituzionale dell’art.117, della quale è stato pubblicizzato soltanto l’aspetto relativo alla c.d. devoluzione di poteri a regioni ed enti locali. E’ stato invece occultato l’altro aspetto, ben più importante, contenuto nell’articolo modificato, tendente a costituzionalizzare la perdita della sovranità monetaria da parte del popolo, laddove è stato fatto approvare, con l’inganno, che: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto…dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”
Sarà dovere di ogni buon cittadino, porre maggiore attenzione alle proposte di modifiche costituzionali che da ora in poi verranno avanzate e predisporre le azioni necessarie per la difesa dei poteri sovrani espropriati al popolo, davanti all’unico organo costituzionale che, al momento, non sembra abbia già un “padrone” e una divisa di “cameriere”: la Corte Costituzionale.

Un nuovo tipo di moneta

La nostra natura nazionalpopolare e rivoluzionaria può, in alternativa al sistema monetario in uso - adottando i principi salienti della teoria del prof. Auriti e di quelle di C.H.Douglas, Gesell e Avigliano, sotto l’indirizzo spirituale del pensiero di Erza Pound - prospettare e proporre una nuova concezione dell’economia. Una concezione del tutto etica che, nella sua concretizzazione, affida allo Stato il compito di provvedere a stampare (o a far stampare) le banconote, senza dover ricorrere a prestiti presso istituti privati - quali sono le Banche centrali nazionali o la Banca centrale europea - e di commisurare gli incrementi monetari, di volta in volta ritenuti necessari, allo sviluppo economico; senza dover pagare un interesse usuraio del 200% sugli incrementi stabiliti, e regolare gli stessi incrementi soltanto in ragione del costo di produzione dei beni reali.
Ciò comporterebbe la possibilità d’istituire un “reddito di cittadinanza”, determinato dalle somme date in prestito senza interesse - direttamente dallo Stato, che provvede a stampare la moneta - agli operatori economici e restituite dagli stessi al termine del ciclo produttivo. Tali somme andrebbero a costituire un nuovo reddito patrimoniale attinente allo status di cittadino, evitando sia la nascita e lo sviluppo del “sottoconsumo”, provocato dalla penuria del danaro necessario per acquistare i beni prodotti, sia la formazione e l’incremento di onerose scorte di magazzino. In altri termini, se lo Stato creasse direttamente la moneta necessaria per perseguire i suoi scopi e la mettesse in circolazione per svolgere la propria funzione di strumento dello scambio e quindi di misura del valore dei beni, al limite non sarebbe neppure necessario ricorrere all’imposizione fiscale, attualmente necessaria per restituire il presunto debito, contratto con il sistema delle banche centrali. Lo Stato potrebbe mettere in circolazione la moneta necessaria per acquistare i beni che il sistema economico nazionale produce o potrebbe produrre, senza dover subire le arbitrarie espansioni o contrazioni di moneta, operate dalla Banca centrale, che impone una propria politica monetaria.
Per evitare quindi che la finanza sovranazionale faccia oscillare arbitrariamente il volume della moneta, determinando un’instabilità di mercato, sulla quale lucra con maggiore facilità, lo Stato deve assumersi, direttamente, il compito di tenere costante il rapporto tra il volume totale del circolante e quello dei beni reali prodotti. Nel medio tempo, per permettere allo Stato di riappropriarsi in parte della potestà monetaria, potrebbe essere sostenuto, da parte nostra, il suggerimento, dato dal Santoro, di intervenire con manovre dirette a trasformare in moneta i “titoli di stato” in scadenza, onde permettere allo Stato di indirizzare i risparmi dei cittadini verso fini produttivi.  

Conclusioni

Le centrali finanziarie sovranazionali, nel corso del XIX e del XX secolo, hanno gradatamente conquistato posizioni di dominio su dimensioni mondiali, attraverso il fenomeno della c.d. globalizzazione. Aiutati in ciò da una schiera di servitori aventi il compito di mistificare la realtà naturale e di trasformare la società, iniettando nella mente e nel cuore di ogni individuo – attraverso il mito di una falsa democrazia – la convinzione di essere libero. I singoli uomini ed i popoli sono diventati inconsapevoli schiavi, costantemente controllati, attraverso l’imposizione di una politica monetaria, orientata ad assicurare esclusivamente il beneficio di un sistema finanziario-bancario globalizzato. Fra gli effetti della globalizzazione, vi è quello di un aumento della liquidità monetaria: una liquidità, però, fittizia e virtuale che ha determinato una moltiplicazione della moneta altrettanto fittizia e virtuale. Trattasi di un volume di danaro non reale, accaparrato dalla finanza globalizzata, che sposta enormi capitali (virtuali) da un punto all’altro del globo, incurante delle gravi crisi economiche che produce, purché risultino massimizzati la sua speculazione ed il suo profitto. All’opposto, l’altro effetto che vede gli Stati (i popoli) occidentali versare in un economia stagnante - dovuta alla scarsità di moneta, provocata dall’accaparramento delle centrali finanziarie - e gli Stati (i popoli) del terzo mondo che soffrono la fame, non per mancanza di derrate alimentari, ma per mancanza della moneta occorrente per il loro acquisto.
E’ necessario che gli Stati riconquistino la sovranità monetaria perduta ed emettano direttamente la moneta necessaria per soddisfare le esigenze dei popoli: una moneta di Stato, una moneta di Popolo.
Se il sistema monetario usuraio è la causa delle ingiustizie che subiscono i popoli del pianeta, la lotta a chi controlla tale sistema è il dovere principe di un movimento nazionalpopolare e rivoluzionario.

 

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